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Viaggio all’interno di Montecitorio. Aneddoti e segreti del Palazzo

Viaggio all’interno di Montecitorio. Aneddoti e segreti del Palazzo
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Poiché è domenica oggi lasciamo un attimo da parte i temi dell’ “alta politica” per occuparci, con fare leggero, del Palazzo del potere per eccellenza e cioè Montecitorio, sede del Parlamento italiano. Per molti italiani è semplicemente “il Palazzo” contornato da elementi di una mitologia metropolitana dura a scomparire anche di fronte all’evidenza. Ad esempio, prima che i grillini vi entrassero tra loro girava voce di fantomatici privilegi che sembrava fossero alla portata di chiunque fosse riuscito ad entrare; montagne di cioccolatini, leccornie esotiche, meravigliose attenzioni da parte del personale, piscine fantozziane segrete, giardini prensili alla babilonese, barbieri gratuiti, insomma un vero bengodi.
Forse qualche decennio fa c’era del vero in questa narrazione mitica e mitopoietica; un tempo disegnato dai grandi notabili della Democrazia Cristiana che solcavano come l’inaffondabile Rex le acque del Transatlantico dispensando trame e ingarbugli come se fossero noccioline.
Infatti qualche vecchio barbiere ancora ricorda i “bei tempi antichi” in cui Andreotti e D’Alema entravano nel salone barocco parlando dei problemi del mondo, ma ora appunto, la realtà è del tutto diversa.
Il complesso risente della sua vetustà e l’idea che se ne ha è quella di un vecchio monastero, privo di aria fresca e trafitto da mille cunicoli in cui si perse (come tutti), la prima volta che vi fu ammesso, anche il premier Renzi.
Dicevamo dei posti che si sono ritagliati un alone mitico presso chi quei palazzi non li vedrà mai se non in qualche visita guidata da adolescenti o anziani.
La bouvette è un termine francese che serve ad indicare un comune bar, tuttavia tale denominazione provoca spesso lo smarrimento del neo – deputato o del neo – giornalista parlamentare che è indeciso se si tratti di un ristorante oppure, appunto, di un comune bar.
Descritto, come dicevo all’inizio, nel vecchio buon tempo antico come una sorta di paradiso terrestre da cui stillava latte e miele ora è un comune bar dai prezzi anche sostenuti; è vero che guardare La Russa addentare un tramezzino o Di Maio sprofondare i canini in un bignè è una esperienza per cui un cittadino potrebbe pagare, ma insomma la crisi morde (è il caso di dirlo) tutti…
Poi c’è il Sancta Sanctorum del Palazzo: il mitico Transatlantico (chiamato così per gli arredi) che è un po’ il fiore all’occhiello della struttura: tirato a lucido, pomposo ed imperiale può in effetti disorientare il peones tipico, almeno fin quando non gli prende le misure.
Ed ora, a proposito del Transatlantico,  un aneddoto.
Venerdì pomeriggio il Transatlantico è praticamente vuoto tranne qualche giornalista o parlamentare occasionalmente presente.
Non faceva eccezione il venerdì scorso tranne per un curioso siparietto.
Un commesso, che poteva assomigliare ad Orfini, si aggirava con fare meticoloso tra i divani a rassettare, ordinare, geometrizzare gli oggetti che trovava ricordando un personaggio di un vecchio e divertente film di Carlo Verdone che, ossessivo e compulsivo, è passato alla storia del cinema come “vedi Magda”.
Poi se il commesso trovava qualcuno intento a leggere il giornale partiva una curiosa tiritera: “Onorevole, il giornale con la stecca, non si può portare fuori dalla sala lettura”.
Ecco; un cittadino subito penserebbe male; invece la “stecca” è un asta di legno unto e antico che serve a che l’ “onorevole” o il “giornalista” non si imboschi il quotidiano.
Fatto un primo giro il commesso, girava i tacchi militarmente e poi ripartiva.
Ora, l’opinione pubblica, in genere, non ha una buona idea, non solo degli onorevoli ma anche dei commessi del Palazzo effettivamente strapagati; populismo salvinian – grillino, si dirà. Ma certo che episodi come questo qualche dubbio sul fatto che di lavoro da fare ce ne sia effettivamente poco lo fa venire.