I pianeti della galassia progressista si vanno allineando, per usare l’immagine di un dirigente del Pd. Mettendo in fila le prossime scadenze: domani si tiene la direzione dem, prologo all’assemblea del 18 ottobre chiamata a prorogare il mandato di Schlein fino alle politiche. Lo stesso 18 ottobre Avs presenterà le proposte sul programma elaborate dal maggio scorso, quando è stata lanciata la piattaforma “Decidiamo”. Poi, dal 23 al 25 ottobre, l’assise del correntone dem a Montepulciano. E, su tutto, il varo della legge elettorale la cui votazione finale è prevista giovedì 8 ottobre.
Sarà quello il momento in cui ci si attende una accelerazione sul tavolo del programma del centrosinistra. Un tavolo che Schlein e il suo stato maggiore vogliono allargato a tutti, centristi compresi, come emerso ieri nel corso della riunione della segreteria al Nazareno. Il nodo da sciogliere è quello della ‘gamba centrista’ nel centrosinistra. Tema che appare decisivo per la vittoria alle elezioni politiche, ma sul quale pesano le diffidenze, quando non le aperte ostilità, fra i leader
“C’è il terreno di un impegno comune. Pace, tregua, trattativa, nuovo ruolo dell’Europa, sostegno all’Ucraina ma non per una guerra infinita, alla fine inevitabilmente atomica. Troveremo una posizione unitaria e limpida“. Lo dice Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, in un’intervista a “Il Giornale”.
“Le primarie – prosegue Bettini – sono innaturali in uno schema prevalentemente proporzionale, che il governo sta imponendo. Perché, gli elettori di un partito dovranno prima del voto convergere sul segretario di un altro partito. Avrei preferito una personalità in grado di rappresentare tutti, per le sue qualità, il suo equilibrio, la sua autorevolezza. Pare che questo sia impossibile. Ed ecco le primarie. Allora facciamole presto e bene. Concordiamo una deontologia di amicizia che ne regoli il loro svolgimento”.
Alla domanda su un suo sostegno a Giuseppe Conte replica: “E’ una falsità”. In un altro passaggio sulle ipotetiche frizioni tra il leader del M5s e Matteo Renzi rileva che “Conte ha chiesto garanzie. Dal suo punto di vista è comprensibile. Ma voglio essere ancora una volta chiaro: il nostro campo non può permettersi di porre veti a chicchessia”.


