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Politica

Alua, 6 anni,  figlia di Alma Shalabayeva e del dissidente Mukhtar Ablyazov, il 31 maggio è stata consegnata alla mamma e rimpatriata assieme a lei con un jet privato: è sembrato un atto di umanità per non separare madre e figlia.

Ma il settimanale OGGI, in edicola da domani (anche su www.oggi.it), sulla base di documenti inediti mostra incongruenze, risvolti poco chiari, interventi irrituali. Rivela due visite compiute in sordina della Polizia. E avanza il dubbio che la figlia sia stata usata per espellere la madre.

OGGI ricostruisce attraverso verbali, relazioni di servizio e documenti in parte anche inediti, tutti i provvedimenti adottati nei confronti della piccola a partire dal primo blitz di Digos e Polizia la notte del 29 maggio nella villa di Casal Palocco 3 fino all'imbarco del 31 maggio a Ciampino sul jet privato diretto in Kazakhistan.

Nel primo verbale redatto alle 4.30 negli uffici della squadra Mobile con cui si dà atto del fermo di Alma per dubbi sula validità del suo passaporto, Alua viene affidata a Venera Seraliyeva. Venera è la zia della bambina ma per non esporla a conseguenze, la sorella Alma preferisce presentarla come amica e collaboratrice di fiducia. Dai documenti risulta che, il 29 maggio, contattato telefonicamente, abbia approvato anche Gaetano Postiglione sostituto procuratore presso il tribunale dei minori. La decisione ha un'ulteriore conferma lo stesso giorno alle 22.15, quando due agenti verbalizzano una dichiarazione spontanea della Shalabayeva: "Voglio che mia figlia Alua venga affidata alla mia collaboratrice e amica Venera Seraliyeva, affinché non subisca traumi e possa continuare a svolgere serena la propria vita".

Ma a questo punto, scrive il settimanale, succede qualcosa di strano. A tarda sera, gli stessi agenti che avevano appena messo a verbale le parole della madre,  si dirigono a Casal Palocco. In assenza della zia Venera, affidano la bambina al domestico ucraino Volodymyr Semakin, che firma il verbale scritto a mano senza capire di cosa si tratta. Così senza lasciare una copia del documento, senza un avviso ai difensori e né alla madre, si arriva al 31 maggio. Per la quarta volta nella villa di Casal Palocco si presentano gli uomini della Polizia. Chiedono di portare Alua in questura per incontrare la madre. Scortata da due auto della polizia la monovolume con Venera, la bimba e il domestico kazako parte per il centro di Roma, ma come è riportato nella relazione di servizio degli agenti, alle 13.10 arriva l'ordine di deviare verso Ciampino. Mamma e figlia si incontrano in uno stanzino dell'aeroporto dove rimangono fino alle 18. Poi salgono su un bus, vengono portate verso la pista e prima di arrivare all'aereo un uomo si avvicina ad Alma. Le fa scegliere se lasciare la figlia al domestico, qualcuno cioè non di famiglia, o se portarla con sé. Se Alma avesse detto no e avesse accettato di consegnare la figlia a Semakin, la sua espulsione si sarebbe bloccata. Il codice dell'immigrazione infatti non permette che una donna venga rimpatriata, separandola dai suoi figli minori. Ma Alma non lo sa. È una mamma e da mamma risponde: "È stata una scelta obbligata. Ero inorridita. Ho detto che non avrei abbandonato mia figlia". Sono salite sull'aereo e sono state espulse tutte e due.
 

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