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Politica
Congresso Pd, la carta Schlein per annientare i centristi e fagocitare il M5S

I movimenti "di potere" all'interno del Pd in vista delle primarie

Ormai è chiaro: dietro la candidatura di Elly Schlein non c’è solo la ricerca di un leader capace di riscaldare i cuori ormai gelidi del popolo Dem o il tentativo di rivitalizzare un partito esangue che nonostante la sua ancora grande base elettorale ha, da tempo, perso la sua identità e -con essa- la sua reale funzione politica. No, dietro l’appoggio alla vicepresidente dell’Emilia Romagna (per quanto se ne sa ancora non iscritta al PD, altra anomalia nell’anomalia) c’è molto di più; una precisa mira politica: riportare il PD, o ciò che resterà e come si chiamerà (tutto questo risulterà secondario), a capo della gauche italienne.

L’armata della sinistra Dem; quella degli Andrea Orlando, dei Goffredo Bettini, dei Nicola Zingaretti, Enrico Letta ed oggi, dei Dario Franceschini non ha per niente digerito né, tantomeno, perdonato a Giuseppe Conte la rimonta elettorale di un M5S che, soprattutto al Nazareno, davano già per “morto”.

A quel Conte che oggi -dito negli occhi- rivendica, addirittura, la vera leadership della sinistra con il controcanto di Sinistra Italiana e dei Verdi che dopo aver abilmente adoperato la scialuppa Dem per tornare in Parlamento-beffa nella beffa-, guardano a Giuseppe Conte e al Movimento 5 Stelle come il naturale loro imminente approdo.

Non c’entra nulla l’età dei candidati come vorrebbe far credere l’ex ministro della Cultura; non c’entra nulla la generazione (o le generazioni) che distinguono Stefano Bonaccini dalla sua vice. È solo fumo negli occhi per quel popolo avvezzo e sempre prono alla buona fede dei suoi dirigenti.

Il progetto -elaborato da tempo nel pensatoio del quartiere Prati- suona più o meno così: portare il PD a sinistra con l’elezione di Elly “la passionaria”, tentare di costruire un nuovo PdS (Partito della Sinistra) coinvolgendo i grillini e sposando a piene mani (“scippando”) le loro battaglie identitarie per poi, grazie alla forza del radicamento territoriale (che il M5S non ha), portare via la segreteria del nuovo partito a Giuseppe Conte. Il tutto, ovviamente, con il silenzioso/assenso di Beppe Grillo che ha da tempo messo nel mirino l’ex Premier.

Un progetto rispettabile, assolutamente lecito, e, per molti versi tanto credibile da indurre Giuseppe Conte a strappare e scegliere -è notizia delle ultime ore- per la corsa alle regionali del Lazio (strappo emblematico) un candidato autonomo e grillino Doc; la giornalista Rai Donatella Bianchi.

E poco importa se l’elezione di Schlein porterà alla scissione o alla morte dell’attuale PD, l'importante è l’affermazione della sinistra interna e la sua prospettiva egemonica su tutta l’ala mancia dello schieramento politico italiano. C’è da giurare che a questo progetto si unirà presto il sempreverde outsider Gianni Cuperlo, sceso in campo per confondere le acque che invece, Dario Franceschini, con il suo appoggio a Elly Schlein ha reso limpidissime.

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