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Politica
Covid-19 e stop alle autopsie, l'inchiesta di Affaritaliani in Parlamento

 

Approda in Parlamento l’inchiesta condotta da Affaritaliani.it, pubblicando in esclusiva la circolare della Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Dicastero della Salute che fissa i paletti per il settore funebre, cimiteriale e di cremazione durante l’emergenza coronavirus, con prescrizioni precise anche riguardo gli esami autoptici e i riscontri diagnostici. E proprio la raccomandazione a non procedere “all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati Covid 19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero e sia se deceduti presso il proprio domicilio” ha fatto più discutere.

Il deputato di Forza Italia Roberto Bagnasco, capogruppo azzurro in commissione Affari sociali, che sulle pagine del nostro giornale aveva già annunciato di voler andare fino in fondo su questa vicenda, ieri durante il question time in commissione Affari sociali di Montecitorio, ha sollevato il problema dei limiti posti alle autopsie e interrogato il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa.

“La risposta (leggila qui) è stata insoddisfacente”, riferisce Bagnasco ad Affaritaliani.it. Per poi aggiungere: “Non ho intenzione di fermarmi. Porterò il quesito direttamente in Aula, durante il question time del mercoledì. Vedremo cosa risponderà il ministro Speranza”.

Nell’interrogazione, Bagnasco ha chiesto di sapere “quali siano le motivazioni che hanno portato all’emanazione della circolare che ha vietato le autopsie o i riscontri diagnostici nei casi conclamati Covid-19, se non ritenga di rivedere detto divieto, e se non ritenga che detto divieto abbia privato gli esperti di elementi conoscitivi fondamentali per la cura dei pazienti Covid-19”.

Bagnasco, che cosa non l’ha convinta della risposta?
E’ una risposta che anziché fugare i dubbi, li accresce.

Si spieghi.
Il sottosegretario Zampa sottolinea, cito testualmente, che “il riscontro autoptico, ove ritenuto appropriato, va eseguito solo con modalità e in strutture che garantiscano adeguati standard di sicurezza, anche a costo di spostare le salme”.

Quale dubbio le fa insorgere?
Che magari dietro l’indicazione contenuta nella circolare di limitare le autopsie, si nasconda un deficit di strutture idonee nel Paese per eseguire questi esami in sicurezza. Se è così, è giusto saperlo. Qui sono venuti fuori limiti importanti che riguardano l’intero Servizio sanitario nazionale.

In realtà, il segretario generale del Ministero della Salute, Giuseppe Ruocco, che ha firmato la circolare, con Affaritaliani.it aveva sostenuto che sebbene le indicazioni fossero valide per tutta la durata dell’emergenza, il Ministero avrebbe monitorato l’evolversi della situazione. Ci aveva inoltre detto che proprio di questi aspetti legati agli esami autoptici avrebbe parlato con il nuovo direttore della Prevenzione Giovanni Rezza.
Di questo nessun cenno è stato fatto dal sottosegretario Zampa. Ed è un’altra questione che solleverò in Aula. Ma c’è un altro aspetto che non mi convince.

Quale?
Nulla da obiettare rispetto alla ratio di voler limitare il rischio infettivo tra gli operatori sanitari. Va bene inoltre che Zampa ribadisca che la circolare non contenga nessun divieto. E pure che il documento sia perfettamente in linea con lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato il 23 marzo 2020.

E allora qual è il problema?
Perché rimarcare anche che i suggerimenti forniti dalla circolare sono in linea con le linee guida emanate dai Centers far Disease Control and Prevention statunitensi?

Che cosa ha in contrario?
Non è che all’estero sono infallibili. Non dimentichiamo quanto tempo ha impiegato l’Oms prima di dichiarare lo stato di pandemia mondiale.

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