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berlusconi cieco

"Il ministro della Giustizia faccia sentire il proprio sostegno alla magistratura intera senza incertezza alcuna e affronti subito i temi reali e le difficoltà che affliggono il sistema giudiziario italiano". E' quanto chiedono i togati di Unicost al Csm di fronte alla "ennesima puntata del 'rituale' conflitto tra giustizia e politica", scatenato dalla requisitoria del pm milanese Ilda Boccassini al processo sul caso Ruby, in cui Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile. E' "indispensabile che tra tutte le istituzioni vi sia il massimo rispetto", dice il documento presentato questa mattina in plenum con la richiesta di procedere a una discussione d'urgenza. I consiglieri chiedono inoltre al vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura Michele Vietti di concordare con il guardasigilli Annamaria Cancellieri un plenum, alla presenza del ministro, "per discutere le attività prioritarie che dovranno essere oggetto di un'agenda di lavoro tra il Csm e il ministero".

"Non abbiamo rilevato alcun accenno ai temi della giustizia che, del resto, erano rimasti marginali anche nel confronto preelettorale", scrivono i magistrati dell'ala moderata del Csm, dicendosi colpiti dall'assenza, "anche nella recente full immersion svolta dalla compagine governativa nell'ultimo week end, dall'esposizione di una relazione sul tema e ciò proprio mentre, nelle stesse ore, si era assistito ad una ennesima puntata del 'rituale' conflitto tra giustizia e politica". Chiaro riferimento alla manifestazione del Pdl a Brescia.

Da qui la richiesta al ministro Cancellieri di intervenire per esplicitare la sua posizione sulla delicata questione. I magistrati infine chiedono al ministro "che nel dibattito all'interno del governo faccia prevalere la logica che unisce e non quella dello scontro, della soluzione dei problemi concreti e non della contrapposizione paralizzante, dell'efficienza del servizio nell'interesse di tutti i cittadini e non della tutela degli interessi della parte più forte".

Sul caso Ruby interviene anche Marina Berlusconi. Per la figlia del Cavaliere, e presidente di Fininvest e di Mondadori, il processo Ruby "è una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l'accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l'ombra", dice in un'intervista a Panorama che uscirà domani in edicola.

"Finirà tutto in una bolla di sapone, come sempre, ma all'associazione della gogna non importa nulla di come andrà a finire, interessa solo la condanna mediatica. E, quando il teorema dell'accusa crollerà, quale interdizione dovrebbe essere chiesta per coloro che hanno costruito questa montatura infernale?", continua Marina Berlusconi, che parla di "un attacco concentrico. Un assedio. L'obiettivo è chiaro: colpire una volta di più mio padre, come politico, come imprenditore, ma anche nella sua dignità di uomo".

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