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Politica
Dal ddl Zan al Quirinale, quell’asse Salvini-Renzi... Gli indizi
(fonte Lapresse)

Camere con vista… Quirinale. Perché è lì che si va a parare. Ed è proprio perché l’elezione del presidente della Repubblica già si staglia all’orizzonte che Matteo Renzi ha da tempo aguzzato lo sguardo. Il leader di Italia viva, che è stato kingmaker all’epoca dell’investitura di Sergio Mattarella, vuole pesare in questa partita. Ed è in tale ottica, dunque, che comincia a preparare il terreno. Quale campo di gioco migliore del Senato e, soprattutto, quale occasione migliore del ddl contro l’omotransfobia per le prove generali di nuove alleanze? E infatti è subito asse tra i due Matteo, Salvini e Renzi.

In pratica si scrive Zan e si legge Quirinale. Una sorta di prova generale in vista dell’appuntamento più importante che attende la politica. Il provvedimento si trova guarda caso a Palazzo Madama dove Iv sa di essere determinante, come è già accaduto ai tempi della crisi del Conte due e del fallimento del Conte Ter. Ma Iv sa pure, appunto, in prospettiva, che stavolta il centrodestra ha i numeri per pesare nell’elezione del successore di Mattarella, grazie anche all’apporto dei tre delegati regionali di ben 14 su 19 regioni. Di qui il calcolo di Renzi per entrare in partita ed essere ago della bilancia. Riuscendo in tal caso persino, il che dal suo punto di vista non guasta, a mettere i bastoni tra le ruote a più di qualche dem che da tempo accarezza l’idea della presidenza.

Si tratta di scenari che l’esponente di Iv Ivan Scalfarotto rifugge con tutte le sue forze. Il sottosegretario all’Interno non vuole sentir parlare di accordi con la Lega: “Io sto lavorando con i miei colleghi di Italia viva per portare a casa una legge contro l’omotransfobia”, ha detto ieri. E poi ancora più tranchant: “Ipotesi di un accordo strategico tra noi e la Lega sono adatte solo per i retroscena sui giornali”. Anche l’ex premier ha dovuto allontanare da sé i sospetti anticipando in un video Facebook una parte del suo nuovo libro “ControCorrente” dedicata al rapporto con Salvini: “Quando non si è in grado di confrontarsi cui contenuti c'è un modo semplice semplice per attaccarmi. Dirmi che sono uguale a Salvini”. Per aggiungere quindi: “Il massimo elemento di sintonia che possono trovare è che abbiamo lo stesso nome di battesimo, perché sul resto poi non c'è. Nulla”.

Rimangono agli atti, tuttavia, le parole del presidente di Italia viva Ettore Rosato che oggi in un’intervista a Libero ammette che la politica “la fa più la Lega” del Pd e che “tra partiti seri anche profondamente diversi tra loro si dialoga per trovare soluzioni comuni per il bene del Paese”. Frasi che fanno pendant con quelle pronunciate ieri dal capogruppo della Lega alla Camera. Riccardo Molinari, ospite di Agorà su Rai tre, era stato molto morbido e possibilista sottolineando come sul ddl Zan, e pure sulla giustizia, la Lega dialoghi “meglio con Italia viva che col M5s”. Escludendo sì la possibilità di “un'alleanza politica” tra i due partiti, ma solo al momento: “Finché c’è questo governo, provvedimento per provvedimento si lavora e si ragiona con chi ha una posizione più affine alla propria".

Non è un caso che il presidente dei deputati leghisti abbia citato come esempio la giustizia. Si tratta infatti di un altro terreno sul quale le due forze politiche possono trovare punti di contatto. D’altronde, proprio mentre Salvini nei giorni scorsi lanciava la campagna referendaria, lo stesso Renzi da Radio 1 non solo non ne criticava  l’iniziativa, ma la definiva “molto utile”.
E che dire della battaglia contro il coprifuoco e le riaperture? Ancora una volta, Salvini ha trovato un alleato sempre nel leader di Italia viva.

Non che il rapporto tra i due Matteo però sia unidirezionale. Pure Salvini, in effetti, ha mostrato riguardo nei confronti dell’ex rottamatore. Anzi, ne ha preso le difese. E’ accaduto dopo l’incontro tra il senatore di Rignano e il funzionario dei Servizi Marco Mancini. Allora Salvini liquidò così la vicenda: “Io ne ho incontrati a decine, mi sembra assolutamente normale”.  

Tanta acqua è passata sotto i ponti, insomma, da quando Renzi negli studi di Porta a porta dava del “lei” al segretario della Lega e lo attaccava a testa bassa, intestandosi la battaglia condotta per dar vita al governo giallorosso pur di fermare i pieni poteri salviniani. Un ricordo sbiadito. E superato dai fatti. A cominciare dalla battaglia comune per indebolire l’ex premier Conte. Poi è arrivato il governo Draghi. Ma già nei giorni in cui l’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce prendeva corpo, “i due hanno collaborato – dice una fonte parlamentare al nostro giornale -. Non lo ammetteranno mai, ma è chiaro che hanno lavorato insieme alla composizione della squadra di governo, sia per permettere a Iv di mantenere posizioni a Palazzo Chigi e sia per arginare alcuni posizionamenti del Pd”.

Certo, guardando avanti, un’alleanza dichiarata col centrodestra per i parlamentari italovivi, tra l’altro tutti eletti nelle fila dem, non sarebbe cosa facile da digerire. “A meno che - azzarda un insider con Affari – lo sguardo scaltro del senatore fiorentino non abbia già trovato il modo per renderla digeribile”. Ed ecco che si arriva alla legge elettorale, nodo che prima o poi verrà al pettine. “Solo col proporzionale Renzi potrebbe salvare se stesso e i suoi. Ergo, tocca convincere Salvini”. Il numero uno del Carroccio, però, di recente ha ribadito che a lui va bene la legge che c’è, con un impianto maggioritario. “E se Renzi nella partita del Quirinale, offrisse i suoi voti per un nome gradito al centrodestra in cambio di un via libera al proporzionale?”. La suggestione è forte, ma tutto così si terrebbe insieme, inclusa la possibilità di far accettare agli esponenti di Iv un’intesa col centrodestra.

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