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Di Rubba: “La Lega c’è e continuerà ad esserci. Stellantis? Le parole non bastano più, servono i fatti”

L’intervista di Affaritaliani ad Alberto Di Rubba, responsabile del Dipartimento Automotive della Lega

Di Rubba: “La Lega c’è e continuerà ad esserci. Stellantis? Le parole non bastano più, servono i fatti”

Di Rubba (Lega): “L’entusiasmo visto a NexUs smentisce le narrazioni sul partito. Automotive? La neutralità tecnologica è l’unica strada”

Alberto Di Rubba – deputato, tesoriere e responsabile del Dipartimento Automotive della Lega – racconta ad Affaritaliani.it l’entusiasmo di NexUs, il messaggio di Matteo Salvini ai giovani, la nascita dell’inno “L’Italia che ci lega” e le sfide dell’automotive italiano.

NexUs si è chiuso con una partecipazione che ha colpito molti osservatori. Che messaggio lascia questa tre giorni per la Lega e per i giovani?

NexUs ha dimostrato una cosa molto semplice: c’è una generazione che non vuole limitarsi a osservare il futuro, ma vuole costruirlo. In questi tre giorni a Milano Marittima con Matteo Salvini, Luca Toccalini e tanti esponenti e ospiti abbiamo visto centinaia di ragazzi confrontarsi, fare domande, portare idee e mettersi in gioco insieme ad amministratori e militanti. È stata una straordinaria occasione di partecipazione, ma soprattutto la dimostrazione che la Lega continua ad attrarre tanti giovani che credono nell’impegno, nella responsabilità e nel servizio verso la propria comunità. È un’immagine molto diversa da quella che spesso viene raccontata da una parte di informazione.

In queste settimane qualcuno ha provato a descrivere un Matteo Salvini in difficoltà. Dopo aver vissuto NexUs da vicino, qual è la realtà?

La realtà è quella che hanno visto tutti coloro che erano presenti. Per tre giorni Matteo Salvini è stato circondato da tantissimi ragazzi che volevano ascoltarlo, confrontarsi con lui, stringergli la mano e condividere idee. Non c’era un entusiasmo costruito, ma qualcosa di autentico, che nasce dal suo modo di essere prima ancora che dal suo ruolo politico. Dalla capacità di ascoltare, di fermarsi con tutti, di dedicare tempo alle persone e di far sentire ciascuno parte di una comunità. C’è un momento che mi ha colpito particolarmente. Rivolgendosi ai giovani ha detto: ‘Chi ha l’Alberto da Giussano sul cuore non ce l’ha per fare quello che fanno tutti. Ce l’ha per cambiare il mondo. E finché voi non mollate, io non mollo di un millimetro.’ Credo che in quelle parole ci sia l’essenza della Lega. Non è solo un invito a impegnarsi, ma un’assunzione di responsabilità. Ogni mattina, quando metto la spilla della Lega sulla giacca, penso proprio a questo: rappresentare una comunità significa mettersi al servizio degli altri, sapere che ci sono responsabilità importanti e affrontarle con serietà, passione e coraggio. È questo lo spirito che ho visto in questi giorni e che continua a rendere la Lega qualcosa di unico.

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È stato presentato anche “L’Italia che ci Lega”, il nuovo inno della Lega Giovani degli Shampooh!, un progetto che lei ha fortemente sostenuto. Da dove nasce questa idea?

Nasce dalla convinzione che oggi, per parlare ai giovani, servano anche linguaggi nuovi. La musica è uno di questi. Con gli Shampooh! si è creato fin da subito un confronto molto positivo e da lì è nata l’idea di raccontare la Lega attraverso una canzone. Abbiamo condiviso la storia del movimento, le battaglie che hanno segnato oltre trent’anni di percorso politico, il legame con i territori e il modo di vivere la politica che Matteo Salvini ha saputo interpretare in questi anni. L’obiettivo non era realizzare un semplice inno per i giovani, ma trasmettere un’identità, un senso di appartenenza e una storia che continua ancora oggi a coinvolgere migliaia di persone. Credo che il risultato riesca a raccontare proprio questo: una comunità che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Lei guida il Dipartimento Automotive della Lega. Le nuove fermate produttive di Stellantis e i dati sugli ammortizzatori sociali raccontano un settore ancora in forte difficoltà. Cosa sta succedendo all’automotive italiano e quali sono oggi le priorità?

I numeri parlano da soli e non possono più essere minimizzati. Oltre il 60% dei lavoratori italiani di Stellantis è oggi coinvolto da ammortizzatori sociali o contratti di solidarietà e, nei primi sei mesi dell’anno, la produzione è crollata di circa il 27%. Non siamo davanti a una normale flessione del mercato, ma al risultato di anni di scelte sbagliate e di una transizione imposta più dall’ideologia che dalla realtà industriale. Abbiamo ascoltato con attenzione le dichiarazioni dei vertici di Stellantis sulla volontà di rilanciare la produzione in Italia. Bene, ma il tempo degli annunci è finito. Oggi servono i fatti, servono investimenti, nuovi modelli destinati agli stabilimenti italiani e un piano industriale credibile che rimetta il nostro Paese al centro delle strategie del gruppo. C’è però un fatto che considero emblematico: oggi perfino quei sindacati degli scioperi e delle bandiere rosse, che per anni hanno contestato le nostre battaglie, siano costretti a chiedere esattamente ciò che la Lega sostiene da sempre: più produzione in Italia, più investimenti e il superamento di una strategia fondata esclusivamente sull’elettrico. Non siamo noi ad aver cambiato idea. È la realtà ad aver dato ragione alle nostre posizioni. È la dimostrazione che la realtà ha definitivamente smentito l’ideologia. La Lega e Matteo Salvini queste cose le sostengono da anni. Abbiamo sempre detto che la neutralità tecnologica era l’unica strada per difendere un settore strategico, migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Oggi non lo dice più soltanto la Lega: lo chiedono anche lavoratori, imprese e organizzazioni sindacali. L’automotive non può continuare a pagare il prezzo di decisioni ideologiche prese a Bruxelles e scaricate sulle fabbriche italiane. Se vogliamo davvero difendere il lavoro e la nostra capacità industriale dobbiamo rimettere al centro competitività, innovazione e libertà tecnologica. Perché ciò che salva gli stabilimenti non sono gli slogan, ma la produzione, gli investimenti e una politica industriale che abbia finalmente il coraggio di mettere al primo posto l’interesse nazionale.

In fondo, NexUs e il lavoro che sta portando avanti sull’automotive sembrano avere un filo conduttore: guardare al futuro senza rinunciare ai propri valori. È questa la direzione della Lega?

Direi di sì. In questi giorni abbiamo visto tanti giovani con la voglia di mettersi in gioco. Nell’automotive difendiamo migliaia di lavoratori e un patrimonio industriale che appartiene a tutto il Paese. In entrambi i casi il principio è lo stesso: guardare avanti senza dimenticare chi siamo. La Lega è nata nei territori e continua a crescere partendo dalle persone, dall’ascolto e dalla concretezza. È questo il messaggio che porto a casa da NexUs e che voglio continuare a portare avanti nel mio lavoro parlamentare.

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