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Città al voto, verifica per il governo Renzi

Città al voto, verifica per il governo Renzi
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Il voto amministrativo di oggi segna, al di là delle dichiarazioni di prammatica, un momento di verifica topico del governo Renzi un po’ come avviene, in modo naturale e programmato, per le elezioni di medio termine negli Usa. La maggioranza è chiamata a misurasi con una nuova opposizione consolidatasi in Italia dopo il voto delle politiche 2013 con una parte rilevantissima dell’ opposizione  che ha addirittura formato un nuovo polo, il terzo e cioè quella del Movimento 5 Stelle.

Insomma si tratta di un appuntamento importante anche perché le città in gioco sono le più importanti del nostro Paese: Roma la Capitale politica della nazione, Milano la capitale economica, distretti industriali strategici come Torino e in misura minore Bologna e città “simbolo” del sud, come Napoli.

Il Pd, dopo l’impennata del 40% alle europee che in qualche modo legittimò elettoralmente Renzi premier, è chiamato a difendere ancor che prima della sua ragione politica la propria ragione ideale, i valori fondanti di un progetto che, ricordiamolo, produsse in definitiva quel compromesso storico tra l’ala sinistra della Democrazia Cristiana e quel Partito Comunista incanalato sulla scia del “socialismo dal volto umano” che da noi si declinò con la stagione dell’ eurocomunismo.

Il miracolo di un terzo polo centrista ma  artificiale che non era riuscito a Casini, Rutelli e Fini, nel 2010 – 2012 è invece riuscito naturalmente a Grillo che  è riuscito a creare un’area stabile di consenso che è diventata già, alcune volte, maggioritaria nel Paese.

Grillo raccoglie il malcontento populista che non ha, come ho detto più volte, un colore politico ben definito anche se è possibile inquadrarlo sommariamente in un’area di “destra” come dimostra apertamente la Lega e criticamente il Movimento Cinque Stelle che infatti in Italia passa per “sinistra” mentre in Europa siede con Farage l’euroscettico ex conservatore inglese.

Grillo riprende e porta a compimento il progetto che fu di Italia dei Valori, partito nato intorno ad Antonio Di Pietro e dopo la stagione “rivoluzionaria” di Mani Pulite. Se dovesse, come sembra, vincere a Roma, il Movimento entrerebbe in una nuova fase, quella che segue la perdita dell’innocenza politica e la misura dell’impegno di governo in attesa della sfida nazionale.

Il Pd negli anni del cambiamento sembra seguire una traiettoria politica assai simile al Partito Socialista che fu di Craxi anche perché il potere corrompe un grande potere corrompe grandemente.

I segnali di cedimento, specificatamente con Roma Capitale ed emblematicamente con il caso del Municipio di Ostia, sbocco commissariato per infiltrazioni mafiose, ci sono tutti.

Renzi non li sottovaluti. Il governo, dopo i problemi con la Banca Etruria e il petrolio lucano, ha mostrato inquietanti problematiche irrisolte.

In campo ambientale, ad esempio, al di là di eventi internazionali utili più che altro a fare passerella con i potenti del mondo, si è fatto ben poco se si esclude l’accordo di Parigi sul clima e il referendum sulle trivelle osteggiato dal governo e dal ministro dell’ambiente Galletti ha lasciato l’amaro in bocca all’intero mondo ambientalista.

Dunque Renzi non reputi che l’ Armageddon finale sia solo il referendum d’autunno perché il voto amministrativo di oggi, nel bene e nel male, sarà un test importantissimo per la tenuta del suo esecutivo.