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Carmelo Musumeci, che sta scontando l’ergastolo nel carcere di Padova, scrive una lettera a Silvio Berlusconi, augurandogli di essere graziato o affidato ai servizi sociali, perché “scopriresti che il carcere in Italia non ha solo una funzione diseducativa, ma ti fa passare anche la voglia di vivere”. Una riflessione sul senso della pena e sulla disattesa funzione rieducativa del carcere che, partendo dal caso di attualità più dibattuto in Italia, tocca i temi di una battaglia che Musumeci porta avanti da anni, attraverso il proprio blog: l’abolizione della pena dell’ergastolo.

“Caro Silvio, spero che ti diano la ‘Grazia’ o l’affidamento al ‘Servizio Sociale’ o qualsiasi altra cosa che t’impedisca di entrare in carcere, perché la galera, specialmente quella italiana, non si augura a nessuno”, inizia così la lettera di Musumeci, che racconta “l’inferno delle nostre Patrie Galere”. Il detenuto svela così una realtà fatta di “detenuti che si tolgono la vita, perché si sta così male che preferiscono morire che vivere,  perché dalla sofferenza puoi tentare di scappare, ma non puoi cancellarla. Scopriresti – scrive ancora a Berlusconi - che dentro queste mura persino i sorrisi sanno di tristezza,  perché ci sono uomini che non accarezzano da decenni le donne che amano. Scopriresti che in carcere i piedi non si alzano, si trascinano perché non si può andare da nessuna parte, c’è sempre un muro davanti a noi. Scopriresti – continua - che molti detenuti da ragazzi non hanno mai ricevuto nessuna educazione e istruzione come invece hanno ricevuto molte persone ‘perbene’ ladre e molti politici corrotti.

“Questa cosa – osserva Musumeci - dovrebbe essere un’attenuante per i primi e un’aggravante per i secondi,  invece i delinquenti poveri e ignoranti sono sempre considerati più criminali e cattivi di quelli istruiti e ricchi. Scopriresti – nota ancora - che un carcere che non funziona è criminogeno, ti fa sentire innocente per qualsiasi reato che hai commesso e ti dimostra che gli altri sono più cattivi di te. Scopriresti che il carcere in Italia non ha solo una funzione diseducativa, ma ti fa passare anche la voglia di vivere. Per questo sarebbe meglio una giustizia riparativa, che non aggiungere male ad altro male. Caro Silvio – scrive ancora Musumeci - nelle nostre prigioni scopriresti che ci sono uomini ombra, murati vivi, condannati a essere cattivi e colpevoli per sempre, condannati all’ergastolo senza benefici, che non usciranno mai, fino alla loro morte fisica. Ombre che si muovono attorno al nulla aspettando la morte, osservando un mondo che non vedono e non sentono più. Scopriresti che ci sono funzionari dell’Amministrazione Penitenziaria che maltrattano i prigionieri. Scopriresti che se anche molti  detenuti sono colpevoli,  a differenza di molte persone perbene,  hanno ancora l’anima pulita. Scopriresti che quello che manca di più in carcere, a parte l’amore, è la fiducia dei buoni. E che in questi luoghi si vive di nulla e si pensa al nulla perché anche la speranza in questo inferno si consuma. Scopriresti che l’Assassino dei Sogni, il carcere come lo chiamano i detenuti, ti ruba l’anima, la mente, la memoria e la vita”.

“Poi quando ricevi del male tutti i giorni ti dimentichi di avere fatto a tua volta. Caro Silvio – conclude Musumeci - mi dimenticavo di dirti un’ultima cosa: incredibilmente, il carcere è ancora uno dei pochi luoghi dove si può ancora sentire l’odore di umanità. Ti auguro buona vita e di non finire in galera. T’invio anche un sorriso fra le sbarre”.
 

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