Di Pietro Mancini
Dopo “Le choc” delle regionali francesi- così “Le Figaro” ha definito il trionfo del Front National, primo partito del Paese- a Giorgina Meloni piacerebbe molto imitare Madame Le Pen e provocare un analogo terremoto in Italia.
L’ex allieva di Fini, tuttavia, dovrà mangiare ancora, direbbe “Cicciobello” Rutelli, tanto pane e cicoria, frequentando una buona scuola di politica e di dizione (troppo marcata la sua inflessione da “borgatara de Roma”!) prima di far svoltare a destra il lento e sonnolento corso della politica italiana.
I cui leader, in primis quelli del centrosinistra, commetterebbero un errore qualora sottovalutassero l’exploit della destra d’Oltralpe. Il risultato dovrà essere confermato nei ballottaggi di domenica prossima, ma sin d’ora ratifica la batosta delle sussiegose ed autoreferenziali élites, politiche intellettuali, di Parigi.
L’onda nera francese, per intensità, è seconda solo a quella che provocò il padre di Marine, don Jean-Marie che, nel 2002, alle elezioni presidenziali, arrivò al ballottaggio, sconfitto dal gollista Chirac.
La sua visibilità Marine Le Pen l’ha conquistata proprio “uccidendo”, politicamente, il padre, non parlando, come faceva il vecchio camerata, solo ai nostalgici e ai fascistoni, ma esprimendo e rappresentando, in Parlamento e nel Paese, i sentimenti e la rabbia dei francesi, travolti dalla crisi economica e impauriti dalle stragi dei terroristi di matrice islamica.
La bionda e grintosa signora-47 anni, laica, 2 divorzi alle spalle, tanto ammirata da Salvini-è riuscita a sbarazzarsi di linguaggi desueti, ricordi imbarazzanti, nostalgie inutili. Messi alla porta, con Le Pen senior, i militanti di Ordre Nouveau e i vandeani di monsignor Lefebvre.
Il resto lo hanno fatto gli errori e l’inettitudine dei 2 maggiori partiti francesi, orfani di leadership autorevoli e carismatiche come quelle, a sinistra, di Mitterrand e, nel centrodestra, ex gollista, di Giscard d’Estaing e di Chirac, dopo il rapido declino di Sarkozy.
Marine vuole il potere. Vuole vincere. Ma, per realizzare il suo sogno ambizioso e un po’ folle, ha capito che avrebbe dovuto rinnovare il partito. Ha bandito l’estremismo e ha dato largo spazio e la ribalta ai giovani, in primis alla bella Marion Maréchal Le Pen, 26 anni. La nipote della leader è riuscita a superare il 40 per cento, più votata della zia, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, storica culla dell’immigrazione maghrebina, da anni feudo della destra.
Dopo il boom elettorale, Marine Le Pen ha evocato i valori fondanti della Francia : “Liberté, Fraternité, Égalité”, aggiungendo un quarto, “Laicité”, agitato contro la “minaccia dei musulmani, che non distinguono più tra religione e politica”. Anche se adesso molti temono che l’avanzata lepenista possa spaventare i musulmani moderati, facendo il gioco degli estremisti.
La Francia va a destra anche perché i governanti, seguiti a De Gaulle e a Mitterrand, si sono rivelati personaggetti. E non sono riusciti a capire e a bloccare la disgregazione, sociale ed economica, di un Paese in gravi difficoltà.
Con Mitterrand Presidente, Jean Marie Le Pen era relegato all’estrema destra, con un partito ininfluente, non sdoganato, come il MSI di Fini, da Berlusconi, e che ancora non aveva rinnegato- come ha fatto donna Marine- il negazionismo nazifascista dell’Olocausto.
Colpa della legge elettorale la crescita del Fronte nazionale ? E’ sbagliato e limitativo attribuire la nascita dei movimenti di protesta alle leggi elettorali. Il “porcellum” di Calderoli, in Italia, non ha impedito l’exploit di Beppe Grillo. Come sarebbe riduttivo analizzare le “changement” con un solo termine : populismo.
Gli avversari, certo, hanno lavorato per Madame Marine, che ha detto ai francesi : non dovete temerci, intendiamo applicare il programma, delineato dall’Europa contro il terrorismo : sospensione di Shengen, arresti arbitrari, realpolitik con i leader autoritari.
Sarà molto difficile, per i socialisti e i seguaci di Sarkozy-divisi sulla proposta di “fronte repubblicano”, proposto dal primo segretario del PS, Cambadélis- contenere l’avanzata del Front, la cui vittoria ai ballottaggi darebbe alla Le Pen, in vista delle presidenziali del 2017, maggiore autorevolezza e prestigio.

