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Politica
Fini pronto a tornare in campo. L'ex An punta sulle elezioni Ue 2024

Fini comincia a rivedersi dalle parti di via della Scrofa, torna a fare politica?

Gianfranco Fini comincia a rivedersi dalle parti di via della Scrofa, storica sede per chi visse i turbinosi ma coinvolgenti anni ’70. Rino Barillari, re dei paparazzi, l’ha fotografato due volte lo stesso giorno, destando ovviamente interesse non per una mera questione di gossip ma perché le recenti uscite televisive hanno segnato il gran ritorno sulla scena dell’ex pupillo di Giorgio Almirante.

In verità già subito la vittoria di Giorgia Meloni si fece vivo dicendo che l’aveva votata e dandole alcuni consigli che non si sa quanto poi la leader abbia seguito. Fini allora fece una disamina del suo percorso politico ricordando alcune vicende topiche che si esemplificarono in quel “che fai mi cacci?” indirizzato a Silvio Berlusconi che segnò l’inizio del suo tracollo.

Poi ci fu la nota vicenda della casa a Montecarlo e anni di rigenerante anonimato rotto solo dalla vittoria di settembre. Si potrebbe quindi parafrasare un titolo di Dumas e dire “Fini, dieci anni dopo”. Invecchiato, come è giusto che sia per tutti causa tributo biologico a Darwin, non pare aver perso lo smalto e la voglia di fare politica, quella passioanccia che non è solo ricerca del potere, come si può superficialmente immaginare, ma è anche una sorta di necessità vitale per chi l’ha fatta da una vita.

A parte le comparsate TV Fini si è materializzato a Napoli qualche giorno fa per un incontro culturale.
Ufficialmente c’era la presentazione di un libro di cui ha scritto l’introduzione ma in realtà si è trattato di un espediente per parlare di politica con dieci domande a cui l’ex presidente della Camera ha risposto.

Inizia con un’analisi della disaffezione dalla politica: "I partiti e i sindacati sono entrati in crisi. Il peso che avevano Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura è perso, non hanno più capacità aggregante. Una via diversa potrebbe essere partecipare a iniziative legate al territorio. Ne è prova l’esplosione delle liste civiche. La politica è attività non legata solo all’azione dei partiti. Chi ritiene di fare qualcosa di utile può farlo e ottenere apprezzamenti più dei cosiddetti politici".

Per poi passare al bersaglio grosso, quello che tutti attendevano e cioè la sinistra: "La crisi riguarda tutti, ma la sinistra sta pagando il conto salato della sua presunzione. Ha avuto il complesso di superiorità negli ultimi 15 o 20 anni e non si è curata. Convinta di rappresentare la parte migliore del Paese e di dover avversare la destra ha praticato l’autoreferenzialità ed è rimasta dieci anni al Governo senza vincere le elezioni".

E poi ancora: "Non mi meraviglia che la fascia dei garantiti voti a sinistra. I vulnerabili votano centrodestra. Il voto della terza fascia è il non voto e corrisponde al boom dei Cinque Stelle. La sinistra deve individuare certo il segretario ma anche i propri interlocutori. Il paradosso è che la sinistra tendeva a rappresentare gli ultimi e oggi tutto ciò si è ribaltato. Occorre che sinistra sia meno illuminista". E questo è il punto.

Avevamo lasciato un Fini “contronatura” che con Rutelli e Casini tentava dieci anni fa di costruire un Terzo Polo liberale niente affatto critico con la sinistra e lo ritroviamo su posizioni più consone. Certo quella frase sul "fascismo come male assoluto" gli alienò a suo tempo consensi ma indubbiamente aprì alla trasformazione culturale degli ex missini verso una visione moderna e temperata della destra. Magari qualcuno dice che in quella frase ci fu un eccesso di zelo ma si trattò comunque di una operazione strategica che del resto aveva avuto il suo naturale contraltare nella svolta della Bolognina di Achille Occhetto.

Era caduto il Muro, la contrapposizione dura non aveva più senso. In ogni caso Fini è tornato e qualcuno dice che potrebbe anche essere interessato alle Europee prossime venture. E del resto fu proprio lui ha intravvedere le doti di una giovanissima Giorgia Meloni nominandola responsabile di Azione Giovani in Alleanza nazionale. E i legami a destra – nel bene e nel male - sono qualcosa di fortemente sentito al di là delle scelte che ognuno ha fatto nel suo percorso politico.

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