“Mi sono iscritto al Partito Radicale Transnazionale, parteciperò all’Assemblea di Teramo, dopo Parma decine di eventi per la Convenzione Nazionale della Marianna”.
Sul suo ritorno alla politica: ” In 20 anni sono molto cambiato, l’agricoltura mi ha fatto bene, ma non so se ancora so fare un comizio”.
Sui radicali: “Ho risposto a Sofri. I radicali hanno tanto bisogno di ridere, ridere di se stessi e degli altri, ridere alla vita, andare al mare e farsi un tuffo in acqua per poi partire, anzi per poi partito”.
(Giovanni Negri, Da una intervista a Radio Radicale)
Sabato 18 giugno a Parma c’è la prima convenzione (usiamo i termini della Rivoluzione francese) di “Radicali per il Sì” con tanto di simbolo storico, il berretto frigio della Marianna con una coccarda non francese ma tricolore; seguiranno poi Milano ed altre piazze.
Giovanni Negri, ex segretario del Partito Radicale dei tempi di Sciascia e Tortora, da tanti anni fuori dalla politica (ora è uno stimato imprenditore vinicolo e giallista) torna in campo e lo fa con metodi radicali purissimi: una battaglia precisa su cui costruire un movimento.
D: Giovanni, riparti da vero radicale. Convenzione tematica e conseguente “costruzione” di un movimento.
R: Mi muovo nel solco della mozione del Congresso Radicale del 1988 in cui nacque il Partito Radicale Transnazionale con l’idea di battaglie specifiche nei singoli Paesi.
“Il Partito radicale, nel momento in cui decide di rinunciare anche e in primo luogo in Italia alle competizioni elettorali, consegna ai radicali la responsabilità di perseguire con il massimo di iniziativa la promozione di nuovi soggetti politici riformatori e di aggregazioni politiche ed elettorali capaci di prefigurare una forza laica di alternativa che possa governare la trasformazione democratica delle istituzioni” (Mozione generale del 34° congresso del Partito radicale, 2-6 Gennaio 1988).
D: Questa “battaglia” è per il “Sì” al referendum di Renzi. Ritieni che sia la riforma giusta per l’ Italia?
R: No per il Sì di Renzi ma per il “Sì”. La proposta di riforma non è la “bacchetta magica” che ci fa transire alla terza repubblica. Certo era meglio eliminare completamente il Senato ma vaglielo a dire a 315 senatori di fare da tacchino per il Natale incombente.
D: Renzi ha trasformato il referendum d’autunno in un referendum su di sé e il suo governo. Che ne pensi?
R: Un grave errore. Il referendum è solo sulla riforma istituzionale e non sul premier.
D: Come può rimediare Renzi?
R: Lo dico sorridendo: mandando in TV “Bambi” (ndr: il ministro Boschi) che sbattendo le palpebre tre volte si avvicini alle telecamere e dica: leggete il labiale. Questo referendum non è sul premier Renzi”.
D: Come è visto questo tuo ritorno politico in quella che è chiamata la “galassia radicale”?
Tu hai risposto ad un articolo di Sofri sul Foglio con un altro articolo rivendicando la natura gioiosa e tellurica dello spumeggiante ed orgoglioso “essere radicali”.
R: I Radicali, come ho detto nell’articolo di risposta a Sofri, devono riprendere a ridere, a combattere, sono una forza carsica che però sempre riemerge e la scommessa con la Storia l’hanno vinta.
D: Del resto battaglie importanti fatte dai radicali sono state extraparlamentari no?
R: Certo. Ad esempio quella fondamentale per la Lid (Lega italiana per il divorzio) Marco la fece non da parlamentare.
D: Qualcuno dice che fai tutto questo per fare il solito partitino in vista delle elezioni e chiedere qualche posto a Renzi e al Pd…
R: Parleranno i fatti.
D: Ma la tua “Convenzione Nazionale della Marianna” che, ricordiamolo, utilizza il berretto frigio della rivoluzione francese (peraltro storico simbolo radicale) parteciperà a competizioni elettorali?
R: Intanto creiamo un movimento su una battaglia, che è il “Sì” al referendum poi l’idea è di fare una forza politica; se poi questa forza politica parteciperà anche a elezioni lo vedremo. L’idea radicale è quella di fare battaglie su tematiche specifiche e se necessario partecipare alle competizioni, ma non a priori. Questa è la nostra differenza e la nostra forza rispetto agli altri partiti.


