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Governo, M5S caos: il Pd teme il ‘Senato-Vietnam’. Quello che non vi dicono…

M5S spaccato, ecco che cosa pensano nel Partito Democratico. Quanto all’ipotesi rimpasto di governo…

Governo, M5S caos: il Pd teme il ‘Senato-Vietnam’. Quello che non vi dicono…
di maio zingaretti
Precuppazione mista a un senso di sgomento, con un pizzico di fastidio. Sono le principali sensazioni che emergono dalle chiacchierate informali con deputati e senatori del Partito Democratico su quanto sta accadendo in queste ora nel Movimento 5 Stelle. I Dem, che…

Precuppazione mista a un senso di sgomento, con un pizzico di fastidio. Sono le principali sensazioni che emergono dalle chiacchierate informali con deputati e senatori del Partito Democratico su quanto sta accadendo in queste ora nel Movimento 5 Stelle. I Dem, che ovviamente tifano i governisti pentastellati – i ministri Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede e, in ultima analisi, Beppe Grillo – sono convinti che sia alla Camera sia al Senato siano pochissimi i parlamentari grillini pronti a seguire Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio nella ormai sempre più probabile scissione: al massimo, dicono in casa Pd, 7 o 8 senatori e una decina di deputati a Montecitorio.

“Con la curva dei contagi del Covid che torna a salire, e con il Recovery Plan da scrivere, sarebbe una follia e un comportamento irresponsabile far saltare oggi il governo”, afferma un parlamentare Dem di lungo corso vicino al segretario Nicola Zingaretti. E’ vero però che la situazione è assolutamente imprevedibile tanto che nel Pd, spesso, non sanno nemmeno chi siano i loro interlocutori, specialmente nelle commissioni. Se alla Camera la tenuta dell’esecutivo non sembra a rischio, le preoccupazioni sono soprattutto su Palazzo Madama. Non tanto un eventuale voto di sfiducia nei confronti del governo, quanto per una possibile trasformazione del Senato in una sorta di “Vietnam parlamentare”, dove, di volta in volta, in commissione e poi in Aula, gruppetti ribelli dei 5 Stelle potrebbero mettere in atto una strategia di destabilizzazione del governo.

L’obiettivo sarebbe quello di ottenere visibilità e indebolire il fronte governativo dei pentastellati, Di Maio in testa, proprio in vista degli stati generali. Non solo. La discussione sulla legge elettorale alimenta ulteriormente le tensioni soprattutto all’interno dei singoli partiti già divisi. La fetta, seppur piccola, di 5 Stelle filo Di Battista e Casaleggio potrebbe far valere il proprio peso su molti temi importanti e cruciali per il Paese in cambio di norme elettorali (soprattutto la soglia di sbarramento del proporzionale) che consenta al loro futuro movimento o lista la sopravvivenza in caso di elezioni anticipate.

Per quanto riguarda l’eventuale rimpasto, ipotesi mai tramontata completamente, in casa Dem ormai escludono categoricamente l’ingresso di Zingaretti nel governo (non avrebbe alcun interesse a lasciare la poltrona di presidente della Regione Lazio in questa fase) mentre crescono i rumor su un eventuale ruolo di primo piano per il vicesegretario ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando. La poltrona potrebbe essere quella di responsabile dei Trasporti e delle Infrastrutture al posto di Paola De Micheli. Scartato un ritorno in Via Arenula al posto di Bonafede per non far esplodere ulteriormente i 5 Stelle.