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Politica
Governo, rimpasto lampo dopo il voto. I ministri che tremano di più: i nomi
(fonte Lapresse)

A meno di una settimana dal voto per le Regionali, la parola rimpasto rimbalza nei Palazzi. Quella che fino a qualche giorno fa era per lo più un’eco, seppure insistente, infatti, col passare delle ore e con la sfida del voto che si avvicina è diventata molto più che una voce di sottofondo. La riprova, in effetti, sta nelle parole del numero due del Pd, Andrea Orlando, che ha di fatto aperto a questa opzione quale exit strategy in caso le Regionali si rivelassero una Beresina. Per la prima volta in casa dem un esponente di peso come il vicepresidente del partito ha rotto gli indugi e ne ha parlato a viso aperto. Segno che, quindi, a via del Nazareno ci stanno pensando e ragionando seriamente. Più che nel Movimento cinque stelle. All’interno del M5s, infatti, l’esigenza di un tagliando è meno sentita. O meglio, come raccontano al nostro giornale diverse fonti parlamentari pentastellate, “è chiaro che i Cinque stelle al governo non hanno alcun interesse a cambiare lo status quo. Ma è altrettanto scontato che diversi deputati e senatori ci sperino eccome, indistintamente tra esponenti della vecchia guardia ed esponenti alla prima legislatura”. Nei capannelli di palazzo, comunque, diversi grillini a mezza bocca lasciano intendere che “se il rimpasto dovesse servire a stabilizzare il governo, soprattutto qualora, all’indomani delle Regionali, nel Pd si registrasse qualche scossone, il nostro Movimento non dirà no”.

Su un aspetto, però, democratici e Cinque stelle concordano: se rimpasto sarà, sarà un rimpasto lampo. “La finestra temporale possibile è appunto all’indomani delle elezioni. E’ scontato tuttavia - spiega ad Affaritaliani una fonte qualificata - che sarà annunciato solo a caselle definite”. Ed è qui che i nodi si aggrovigliano. Col rischio di dare il via a un effetto domino che finirebbe col destabilizzare l’esecutivo e, tra l’altro, non lascerebbe indifferente il Colle più alto. Comunque, le parole di Orlando hanno riportato al centro del dibattito il tema del rimpasto, ammesso che fosse mai stato derubricato. “E se fosse il Pd a chiedere un tagliando - continua la stessa fonte - difficilmente il premier Conte potrebbe far finta di nulla”. In ambienti vicini a Italia viva la raccontano così: “E’ chiaro che ci troviamo a gestire la più grave crisi economica che la storia della Repubblica ha mai conosciuto e che, quindi, servirebbe un quid di efficienza in più. Se Orlando fa questa valutazione non è un fatto banale”.

Tornando alle caselle, i ministri del Conte due da tempo nel mirino sono sostanzialmente cinque: la dem Paola De Micheli (Trasporti), i tre Cinque stelle Nunzia Catalfo (Lavoro), Lucia Azzolina (Scuola), Alfonso Bonafede (Giustizia) e, infine, Luciana Lamorgese (Interno). Nel caso di Paola De Micheli, dice un insider ad Affari, “sul piatto della bilancia pesano i rapporti ormai logori con il presidente del Consiglio. E poi c’è il pressing di Graziano Delrio che, tra l’altro, è già stato di casa al dicastero di Porta Pia”. “Facile a dirsi, ma più difficile a farsi - sottolineano da ambienti Mit -. Al ministero c’è tutt’altro che un clima di rassegnazione. Anzi, una cosa è certa: De Micheli venderà cara la pelle. Senza contare inoltre che i vertici del Pd dovrebbero spiegare per quale ragione sacrificano l’unica donna del partito al momento al governo. Il tema insomma non è tanto chi ha dalla sua il ministro quanto come lo rimuovi”. Il Mit potrebbe tornare a fare gola anche al M5s ed è proprio una fonte M5s vicina al dossier che lo rivela ad Affaritaliani: “E’ difficile per noi rinunciare al ministro Azzolina, lo potremmo fare solo in cambio di un ministero di peso come quello dei Trasporti. Nell’eventualità, un nome spendibile per noi potrebbe essere quello dell’attuale viceministro Giancarlo Cancelleri”. Ma, controcorrente rispetto ai rumor, proprio Azzolina, a detta di un big del Movimento, “è cresciuta a livello di consenso interno tra i parlamentari. A differenza - spiffera ancora - del ministro Catalfo, vissuta come troppo appiattita sui sindacati. Al suo posto si fa per esempio il nome di Carla Ruocco, attuale presidente della commissione d’inchiesta sulle banche”.

Stando alle voci raccolte in Parlamento, comunque, il ministero dell’Istruzione è ambito sia la Pd, “Anna Ascani sarebbe pronta al salto dal sottogoverno al governo” e sia a Italia viva: “Il nome che circola - vociferano in Transatlantico - è quello di Elena Bonetti. Tirata in ballo pure la casella dell’università”. Quanto a Bonafede, infine, un parlamentare pentastellato, dietro garanzia di anonimato, fotografa così la situazione: “La vicenda delle scarcerazioni al 41 bis ha creato un forte malcontento nel gruppo. Dopodiché Alfonso è doppiamente blindato: dalla sua ha il rapporto sia con il premier Conte che con il ministro Di Maio”. Tutt’altra aria, si sfoga ancora, “tira, invece, su Riccardo Fraccaro: i mugugni e le lamentele intorno al sottosegretario alla presidenza del Consiglio stanno superando il livello di guardia”. L’accusa? “E’ troppo concentrato su di sé. Noi parlamentari riceviamo più attenzione dal viceministro Buffagni che da lui”. Buffagni, appunto, sottolinea un altro M5s, “non è da escludere che entri nella rosa dei ministri nell’eventualità di un rimpasto”.

In casa Pd, però, non ci sono solo Ascani e Delrio tra i papabili di un Conte ter. “Proprio Orlando - racconta una fonte vicina al Nazareno - potrebbe occupare tranquillamente la casella del Viminale”. Di fronte all’obiezione di Affaritaliani per cui Lamorgese è un ministro tecnico gradito al Colle, risponde serafico: “E perché Orlando sarebbe persona meno gradita al Quirinale?”. Anzi, questa stessa fonte non esclude neppure che, archiviate le elezioni, si possa arrivare addirittura ad un “rimpasto meno chirurgico e molto più ampio”. Uno scenario, spiega, “più complesso, certo, ma non irrealizzabile. Con Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti nel ruolo di ministri e vicepresidenti del Consiglio”. I ministeri in capo all’ex leader del M5s e all’attuale segretario Pd “sarebbero Farnesina e Interno. In un governo così, inoltre, entrerebbe naturalmente anche qualche nome di peso di Italia viva, da Ettore Rosato a Maria Elena Boschi. Questa, d’altronde, potrebbe essere l’ultima chiamata per un governo che arriva fino a fine legislatura. E i big - conclude - di certo non hanno nessuna intenzione di restarne fuori”.

 

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