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Politica
Insight/ Nessun renziano nel governo. Ecco i ministri che rischiano


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Settimana decisiva per le sorti del governo e forse anche della legislatura. Enrico Letta salirà al Colle lunedì o martedì per "sbloccare la situazione". Il nodo è il continuo tira e molla con il segretario del Pd, Matteo Renzi. Il premier intende presentare al Capo dello Stato le sue linee programmatiche per il 2014: piano per il lavoro e strategia per combattere l'eccessiva burocrazia. Letta - dicono i parlamentari democratici a lui vicini - è molto critico nei confronti del sindaco di Firenze. Il ragionamento che fanno a Palazzo Chigi è più o meno il seguente: noi siamo pronti con il nuovo programma da tempo ma i renziani rimandano continuamente. Dubbi anche sul Job Act tanto sbandierato.

Così il presidente del Consiglio ha deciso di andare avanti, forte dell'intesa con Napolitano. Poi dal confronto con le varie anime del Pd si capirà se il governo andrà avanti oppure no. Sullo sfondo resta la staffetta con Renzi, anche se il Quirinale continua a predicare continuità, visto soprattutto l'imminente semestre di presidenza Ue. Non è ancora chiaro se sarà un semplice rimpasto o un Letta-bis. Di certo c'è da trovare un nuovo ministro delle Politiche Agricole dopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo. In pole resta Ernesto Carbone, anche se - probabilmente - potrebbe giocare a suo sfavore il fatto di essere troppo renziano. Il premier infatti non vuole ministri troppo vicini al segretario, pena un eccessivo condizionamento.

A saltare potrebbero essere i ministri tecnici: Anna Maria Cancellieri (Giustizia) sulla quale pesano le polemiche per il caso Ligresti ed Enrico Giovannini, inviso ai renziani per le sue pesanti critiche al Job Act. Rischia anche il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Massimo Bray, considerato molto debole e troppo legato a D'Alema. Punto interrogativo su Cecile Kyenge. Nel Pd non c'è molta stima per il ministro dell'Integrazione ("non ha fatto nulla", dicono) ma viste le sue caratteristiche potrebbe essere delicato sostituirla. Fortemente in bilico è Flavio Zanonato, responsabile dello Sviluppo Economico, la cui testa era stata chiesta da Deborah Seracchiani per il caso Electrolux.

Promozione in vista per Graziano Delrio, forse proprio al posto di Zanonato. Possibile ingresso nell'esecutivo di Guglielmo Epifani (Welfare e Lavoro). Poi c'è il capitolo Nuovo Centrodestra, che va ridimensionato. Angelino Alfano e Maurizio Lupi non si toccano, Gaetano Quagliariello di fatto è stato esautorato. Le riforme si fanno direttamente in Parlamento e quindi il suo è un ministero vuoto. Resta Beatrice Lorenzin (Salute) che potrebbe venire sacrificata sull'altare degli equilibri nella maggioranza. Intoccabile Fabrizio Saccomanni, difeso dal Colle per garantire la continuità e i partner europei. Non dovrebbero rischiare i centristi. I voti voti post-neo democristiani al Senato sono fondamentali...
 

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