Conte, il “terzo nome” e la partita per Palazzo Chigi: Gualtieri si sfila, Schlein si infuria. Retroscena
Si è già sfilato, Roberto Gualtieri, dalla partita del “federatore”, o almeno così fa capire a chi gli è vicino in Campidoglio, dove le voci su Palazzo Chigi sono considerate fantapolitica e la testa è alla ricandidatura per il 2027. A chiudere la questione ci ha pensato lo stesso Giuseppe Conte, ospite di Coffee Break su La7: il leader del M5S ha raccontato di aver chiesto a Elly Schlein, in un incontro recentissimo, se fosse disponibile a un passo indietro di tutti i leader, lui compreso, per proporre agli elettori un terzo nome. Risposta della segretaria: nessuna disponibilità. E per questo, ha spiegato Conte, non avrebbe fatto alcun nome.
È la versione pubblica. Quella che circola nei corridoi del centrosinistra, secondo quanto risulta ad Affaritaliani, sarebbe diversa: il nome in realtà ci sarebbe stato, e avrebbe avuto le lettere del nome e cognome del sindaco di Roma, pronunciate proprio dal leader del M5s. Un “giochino”, lo definisce chi ne ha seguito gli sviluppi: quello di mettere sul tavolo il nome di Gualtieri per costruire un’alternativa alla leadership dell’attuale segretaria, senza però poterlo liquidare come un candidato divisivo o estraneo al centrosinistra. Ex ministro dell’Economia, lunga esperienza europea, un profilo moderato e una capacità, sperimentata in Campidoglio, di tenere insieme forze che a livello nazionale faticano a sedersi allo stesso tavolo. Ma un nome che, pur essendo vicino al partito, non appartiene alla corrente della segretaria. Insomma, una mossa a doppio fondo che avrebbe mandato su tutte le furie una pacata Schlein.
La lettura trova conferme anche dentro il Pd. Tra i dirigenti dem qualcuno bolla come “più che verosimile” la tesi secondo la quale la segretaria non abbia preso bene le parole di Conte, e giudica “non veritiera” la ricostruzione offerta pubblicamente dal leader del M5s. Il risultato, in ogni caso, è che l’ipotesi della terza figura sia tramontata. Schlein ha sempre fatto capire che il “papa straniero” non è tra le opzioni, e la strada porta alle primarie, anche se Angelo Bonelli, leader di Avs, avverte che la conta rischia di dividere più che unire. Conte, al contrario, spinge per fare in fretta: secondo lui si voterà in primavera, e non si può arrivare a ridosso della campagna parlando ancora di primarie. Il M5S, assicura, è pronto al confronto sul programma e, in caso di vittoria della segretaria, sarebbe leale.
Gualtieri, dal canto suo, lavora apertamente alla riconferma a Roma. La macchina per le comunali del 2027 è già in movimento: nel pomeriggio, ha riunito la maggioranza in Campidoglio e compattato le fila in vista delle elezioni amministrative. Il 7 novembre, all’Auditorium Parco della Musica, è atteso uno dei primi appuntamenti pubblici della campagna. Eppure, dicono nel centrosinistra, l’ipotesi regge: tra i nomi del “federatore”, insieme a quelli di Manfredi, Salis e Decaro, quello del sindaco di Roma è tra i più spendibili. Il punto è che, perché diventi qualcosa di più di una suggestione, bisogna prima superare le resistenze e le perplessità di Schlein. Una mission impossible.


