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Politica
Il compagno Rizzo “scomunica” Berlinguer: eurocomunismo inizio della sconfitta

Atene. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni. La vecchia liturgia intatta, sembra uscita da un vecchio congresso del PCUS anni ’70. Nella sala delle assemblee della sede nazionale dei comunisti greci si incontrano settantatre delegazioni di partiti comunisti provenienti da tutto il mondo. Strette di mano e saluti, pugni chiusi sulle note dell’internazionale e in alto la scritta “proletari di tutti i paesi unitevi”. 

Il XX incontro dei partiti comunisti è stato organizzato ad Atene dal KKE, che festeggia quest’anno i suoi cento anni di storia. Tra i partecipanti i delegati dei partiti comunisti di Cina, Cuba, Corea del Nord, Vietnam, Venezuela, India. Per l’Italia è presente la delegazione del Partito Comunista, guidata da Marco Rizzo. Tema di discussione è il ruolo dei partiti comunisti e l’analisi della classe operaia. Sotto l’apparente calma sono molti i punti di divisione: il giudizio sul “socialismo di mercato” cinese, le visioni strategiche dei diversi partiti, e più importante tra tutti per i comunisti europei il tema delle alleanze di governo con forze di sinistra. Gli interventi si susseguono, con i delegati pronti a appuntare ogni dettaglio delle diverse posizioni. Arriva il turno degli italiani. A leggere l’intervento è lo stesso Rizzo fino a poco prima seduto al tavolo della presidenza dell’assemblea.

Il segretario elenca i dati della composizione della classe operaia in Italia, soffermandosi sugli effetti della crisi nella diminuzione dei salari e dei diritti, nell’incremento della disuguaglianza sociale e della concentrazione della ricchezza. Illustra la strategia di comunista delle alleanze sociali con gli strati della piccola borghesia. Poi passa alla politica e il tono si fa più duro.

«Respingiamo con estrema fermezza qualsiasi ipotesi di alleanze politiche tra partiti, sia a fini elettorali, che, peggio ancora , a sostegno di governi sedicenti di “sinistra”. Il movimento operaio italiano ha pagato duramente le linee di collaborazione e compromesso con i partiti riformisti». Breve pausa e arriva il colpo: «L’eurocomunismo, che in Italia potremmo definire come “berlinguerismo”, è stata una degenerazione revisionista e opportunista, basata su stravolgimenti e falsificazioni del pensiero di Gramsci. Rinnegando il marxismo-leninismo, ha sancito lo snaturamento del PCI, portandolo prima all’aperto sostegno del governo borghese con l’unità nazionale degli anni ‘70, poi all’accettazione della NATO e della nascente CEE, alla rottura con il Movimento Comunista Internazionale e, infine, alla sua autodissoluzione». 

Nonostante sia sera tardi, l’intervento attira l’attenzione dei delegati e nella sala cala il silenzio. Non era mai accaduto che il segretario di un partito comunista italiano formulasse una critica tanto esplicita e forte alla strategia del vecchio PCI in un’assise internazionale. Una vera e propria “scomunica” alla linea berlingueriana, vista come l’inizio della mutazione del PCI e della scomparsa della sinistra in Italia. 

Ma Rizzo non si ferma e lancia un monito: «La fine ingloriosa di quello che era stato il più forte partito comunista del mondo capitalistico dovrebbe fare riflettere tutti, anche quei partiti che, nel nostro paese, hanno cercato di raccogliere formalmente l’eredità del PCI, senza la debita analisi critica e autocritica dei danni del compromesso eurocomunista con lo stato borghese. Anche nel loro caso, la partecipazione, interna ed esterna, ai governi borghesi e alle coalizioni di centro-sinistra, li ha resi complici dell’approvazione delle peggiori misure antipopolari, invisi alle masse e, infine, privati da anni del loro consenso e, quindi, della rappresentanza parlamentare».

Cinquant’anni fa a Mosca Berlinguer, prendendo la parola all’incontro dei Partiti Comunisti, preannunciava le basi di quella che sarebbe stata la svolta eurocomunista del PCI. Vent’anni dopo il PCI annunciava il cambio di nome in Partito Democratico della Sinistra iniziando il percorso che porterà anni dopo alla nascita del PD. Nel frattempo l’idea di una terza via tra comunismo e socialdemocrazia è stata sposata da decine di partiti comunisti in tutto il mondo. Quell'idea oggi viene rinnegata proprio dai comunisti italiani con i delegati del resto del mondo che prendono appunti. 

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