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Il governo approva la norma “anti maranza”, sarà più facile indagare i minorenni. Meloni: “Chi sbaglia deve pagare”

Il governo approva la norma “anti maranza”, sarà più facile indagare i minorenni. Meloni: “Chi sbaglia deve pagare”

Il governo approva la norma “anti maranza”

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge che riscrive le regole sull’imputabilità dei minorenni. Il cuore del provvedimento è racchiuso in un passaggio del testo: “Si prevede che il minore che abbia compiuto quattordici anni e non abbia ancora compiuto diciotto anni sia, di regola, imputabile, salvo che risulti privo della capacità di intendere o di volere al momento del fatto”.

Al termine della riunione dell’esecutivo, il guardasigilli Carlo Nordio ha rivendicato la continuità dell’intervento con le precedenti misure del governo: “è il tassello finale di un percorso iniziato col decreto Caivano. Non abbiamo abbassato l’età di imputabilità, abbiamo invertito l’onere della prova, per facilitare le indagini partendo dal presupposto che una persona di sedici anni sia in grado di intendere e di volere”.

Il meccanismo giuridico è illustrato nello schema di provvedimento. “L’articolo 1 dello schema di disegno di legge – si legge nel testo – interviene sull’attuale disciplina dettata dall’articolo 98 del codice penale, introducendo una diversa regola probatoria in materia di accertamento della capacità di intendere e di volere dei minori di età compresa fra quattordici e diciotto anni”. E ancora: “Nel sistema vigente il giudice è chiamato ad accertare positivamente, caso per caso, la sussistenza della capacità di intendere e di volere del minore, con conseguente esclusione dell’imputabilità ove tale capacità non risulti dimostrata. Il presente intervento normativo propone invece una diversa soluzione, fondata sull’introduzione di una presunzione relativa di imputabilità”.

Nessun cambiamento, invece, sul fronte delle pene. “La riforma – si spiega nella relazione introduttiva – non modifica il principio del trattamento sanzionatorio differenziato previsto per i minori imputabili, restando ferma la diminuzione della pena stabilita dall’articolo 98 del codice penale. Essa si limita ad adeguare la disciplina dell’imputabilità all’evoluzione della realtà sociale, nella convinzione che il sistema penale debba essere costantemente aggiornato per rispondere efficacemente ai mutamenti della società, senza rinunciare ai principi di garanzia che caratterizzano l’ordinamento”.

A difendere la riforma è scesa in campo direttamente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con un video pubblicato sui social: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne. Oggi il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori”.

La premier ha poi inserito la misura nel solco della linea seguita dall’esecutivo in materia di sicurezza: “Oggi il governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori voglio spiegarvi cosa cambia e perché. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito che aggredisce chi rapina chi devasta deve pagare sempre anche se a 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire: arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. E oggi un passo ulteriore”.

Quanto al funzionamento concreto della nuova disciplina, Meloni ha spiegato: “Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia: prima si presumeva l’incapacità oggi si presume la responsabilità”.

Infine, l’obiettivo della norma secondo la presidente del Consiglio: “Questa norma colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro”.