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Politica

FUOCO FILA PDL CONTRO MAGISTRATI, ATTACCO A POTERE POLITICO - Il Pdl fa quadrato e si scaglia lancia in resta contro il Csm, che oggi e' tornato a stigmatizzare duramente le "scellerate" e "inaccettabili" parole di Silvio Berlusconi contro la magistratura. "Il fuoco congiunto e concentrico di parte della magistratura inquirente - unito ad un calendario dell'attivita' giudiziariaØche sembra guardare ai tempi della politica piuttosto che a quelli della giustizia - rappresenta un attacco al potere politico ed alla sua legittimazione", scandisce Mariastella Gelmini. "Tutto cio' - sottolinea Gelmini - avviene mentre il Paese e' attraversato da una gravissima crisi e sono evidenti le necessita' di trovare risposte ed iniziative comuni dando prova di uno spirito di appartenenza alla comunita' nazionale che dobbiamo in parte imparare a costruire. Il silenzio del Consiglio Superiore della Magistratura di fronte alle azioni di un corpo giudiziario che ancora conosce appartenenze ideologiche che ne orientano anche la selezione non e' solo preoccupante, e' il segno che un vero e proprio virus ha attaccato la terzieta' della magistratura", conclude la pidiellina.

"Non vorrei essere troppo cruda - afferma Daniela Santanche' - ma ammesso che si trattasse di attacchi scellerati - e certamente non lo sono, visto che si tratta di difendersi da una magistratura che vuole ingerirsi ovunque attraverso un uso politico della giustizia - saremmo di fronte al caso del bue che dice del cornuto all'asino". Maurizio Lupi invita "invece di attaccare cio' che il presidente Silvio Berlusconi dice, a ragione, su una parte della magistratura, i consiglieri del Csm dovrebbero guardare in casa propria. L'elenco dei magistrati che hanno pubblicamente dimostrato di agire secondo logiche di appartenenza politica e' ormai lunghissimo. Non sono forse loro i primi a distruggere la credibilita' della giustizia italiana? Denunciare questa anomalia e' un dovere per chi, come noi, crede in una giustizia che offre uguali garanzie a tutti i cittadini". Non e' da meno Maurizio Bernardo, che sostiene: "Da organo di autogoverno il Csm si e' trasformato in organo di tutela anche per quei magistrati che hanno ridotto a macerie il corretto rapporto tra giustizia e politica. Gli ultimi vent'anni ci dicono di migliaia di udienze utili solo per smontare teoremi di certa magistratura politicizzata. E su questo il Csm non ha mai detto una sola parola chiara". Per Francesco Paolo Sisto, che cita il 'caso Cosentino', "il richiamo ai principi ed alle garanzie costituzionali e' la rotta sicura da seguire quando il mare delle istituzioni e' in burrasca: questo il saggio monito che Nitto Palma, ministro 'non per caso' del governo Berlusconi, affida al futuro Guardasigilli. Il massacro delle regole che consentono, eccezionalmente, di privare un cittadino della liberta' personale e' epidemia italica che, ormai, non conosce profilassi e terapia efficaci; solo il nuovo responsabile del dicastero della Giustizia potra', in nome della Carta Costituzionale, restituire all'Italia la normalita', ripristinando con fermezza la regola del processo "da liberi". Chiunque scambia il carcere cautelare con un segno di funzionamento della Giustizia penale deve essere interdetto dalla democrazia, e non solo", conclude Sisto.

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