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Politica

di Sergio Luciano
 

La giustizia italiana non funziona, al netto delle polemiche politiche sui processi Berlusconi. Il rapporto 2012 del Cepej (Commissione europea per l'efficienza della giustizia del Consiglio d'Europa) inchioda il nostro sistema alla sua clamorosa inefficienza: 492 giorni per un processo civile in primo grado, contro i 289 della Spagna, i 279 della Francia e i 184 della Germania. Milioni di procedimenti pendenti. E magistrati che fanno carriera senza alcuna selezione meritocratica. E senza alcun effettivo rischio di punizione nel caso in cui commettano errori o illeciti.

"Nessun sistema può essere efficiente se non riconosce alcun criterio di merito", spiega ad Affaritaliani.it Stefano Livadiotti, giornalista del settimanale L'Espresso e autore di "Magistrati-L'ultracasta", una scottante inchiesta giornalistica che sta aggiornando. "Il vessillo dell'indipendenza i magistrati lo agitano in continuazione e a volte a sproposito", continua. "E' evidente che Silvio Berlusconi ha un enorme conflitto d'interessi in materia, che ne delegittima le opinioni, ma ciò non toglie che la proposta di riforma avanzata all'epoca da Alfano, con la separazione delle carriere, la ridefinizione della disciplina e la responsabilità dei magistrati, fosse assolutamente giusta".

Dunque niente meritocrazia, niente efficienza in tribunale?
"Giudica tu. L'attuale normativa prevede che dopo 27 anni dall'aver preso servizio, tutti i magistrati - indipendentemente dagli incarichi svolti e dai ruoli ricoperti - raggiungano la massima qualifica di carriera possibile. Tanto che nel 2009 il 24,5% dei circa 9000 magistrati ordinari in servizio era appunto all'apice dell'inquadramento. E dello stipendio. E come se un quarto dei giornalisti italiani fosse direttore del Corriere della Sera o di Repubblica".

E come si spiega?
"Guarda, non si spiega. Io stesso quando ho studiato i meccanismi sulle prime non ci credevo. Eppure e così. Fanno carriera automaticamente, solo sulla base dell'anzianità di servizio. E di esami che di fatto sono una barzelletta. I verbali del Consiglio superiore della magistratura dimostrano che dal 1° luglio 2008 al 31 luglio 2012 sono state fatte, dopo l'ultima riforma delle procedure, che avrebbe dovuto renderle più severe, 2409 valutazioni, e ce ne sono state soltanto 3 negative, una delle quali riferita a un giudice già in pensione!".

Tutto questo indipendentemente dagli incarichi?
"Dagli incarichi e dalle sedi. I magistrati hanno sempre sostenuto che legare gli incarichi al grado significherebbe minare la loro l'indipendenza.E questa carriera automatica si riflette, ovviamente, sulla spesa per le retribuzioni. I magistrati italiani guadagnano più di tutti i loro colleghi dell'Europa continentale, e al vertice della professione percepiscono uno stipendio parti a 7,3 volte lo stipendio medio dei lavoratori dipendenti italiani. Il collega tedesco si accontenta di un multiplo più ragionevole: 1,7"

Quasi sempre i magistrati addebitano ritardi e inefficienze al basso budget statale per la giustizia.
"Macchè, il rapporto Cepej dimostra che la macchina giudiziaria costa agli italiani, per tribunali, avvocati d'ufficio e pubblici ministeri, 73 euro per abitante all'anno (dato 2010, ndr) contro una media europea di 57,4. Quindi molto di più. I quattrini ci sono, forse vengono solo spesi male. In Italia ci sono 2,3 tribunali ogni 100 mila abitanti; in Francia uno. Ogni magistrato italiano dispone di 3,7 addetti non togati; contro i 2,7 della Germania. Se poi ci aggiungi gli stipendi…".

Ma almeno rischiano sanzioni disciplinari?
"Assolutamente no, di fatto. Il magistrato è soggetto solo alla disciplina domestica, ma sarebbe meglio dire addomesticata, del Csm. E cane non mangia cane. Alcuni dati nuovi ed esclusivi lo dimostrano".

Quali dati?
"Qualunque esposto venga rivolto contro un magistrato, passa al filtro preventivo della Procura generale presso la Corte di Cassazione, che stabilisce se c'è il presupposto per avviare un procedimento. Ebbene, tra il 2009 e il 2011 - un dato che fa impressione - sugli 8909 magistrati ordinari in servizio, sono pervenute a questa Procura 5921 notizie di illecito: il PG ha archiviato 5498 denunce, cioè il 92,9%; quindi solo 7,1% è arrivato davanti alla sezione disciplinare del Csm".

Ma poi ci saranno state delle sanzioni, o no?
"Negli ultimi 5 anni, tra il 2007 e il 2011, questa sezione ha definito 680 procedimenti, in seguito ai quali i magistrati destituiti sono stati…nessuno. In dieci anni, tra il 2001 e il 2011, i magistrati ordinari destituiti dal Csm sono stati 4, pari allo 0,28 di quelli finiti davanti alla sezione disciplinare e allo 0,044 di quelli in servizio. Sempre negli ultimi 11 anni, quelli rimossi dal Cms sono stati otto. In totale, e sempre nel decennio 2001-2011, la sezione disciplinare ha esaminato 1425 casi, emettendo 352 condanne, che nel 76,1% dei casi sono consistite nelle due pene più leggere".

Su quali accuse?
"Per il 22% dei casi erano denunce per ritardo nel deposito dei provvedimenti, il 10% ingiuria e diffamazione, per l'8,4% riguardavano provvedimenti abnormi o contenenti gravi e inescusabili errori, per il 6,3% erano riferite a tardiva o mancata scarcerazione: c'è stato un giudice che s'è dimenticato un extracomunitario in galera per svariati mesi oltre termini. Nel 5,2% riguardavano la violazione delle norme processuali, nel 3,1% dei casi l'astensione o omissione da atti dovuti".

Ma c'è anche una legge sulla responsabilità civile, che permette a chi subisca un errore giudiziario di essere risarcito!
"In teoria sì, è la legge 117 dell'88, scritta dal ministro Vassalli per risponde al referendum che aveva abrogato le norme che limitavano la responsabilità dei magistrati. Fu stabilito un limite di due anni per l'esercizio dell'azione, fu introdotto un filtro di ammissibilità e fu deciso che lo Stato avrebbe potuto rivalersi dei danni liquidati a risarcimento di un errore giudiziario sullo stipendio del magistrato colpevole, col  tetto massimo di un terzo di stipendio annuo, salvo casi di dolo".

Be'? E com'è andata, questa legge?
"Dalla prima applicazione della legge dell'88 al 2011, nell'arco 23 anni, sono state proposte in Italia - dati ufficiali - 400 cause di richiesta di risarcimento danni per responsabilità dei giudici. Di queste, 253 pari al 63% sono state dichiarate inammissibili con provvedimento definitivo. Ben 49, cioè 12% sono in attesa di pronuncia sull'ammissibilità, 70, pari al 17%, sono in fase di impugnazione di decisione di inammissibilità, 34, ovvero l'8,5%, sono state dichiarate ammissibili. Di queste ultime, 16 sono ancora pendenti e 18 sono state decise: lo Stato ha perso solo 4 volte. In un quarto di secolo è alla fine è stato insomma accolto appena l'1 per cento delle pochissime domande di risarcimento".

In un simile quadro, è già molto avere i dati…
"In questo caso i dati ci sono, in altri no. La magistratura non ama la trasparenza in casa sua. Ne sa qualcosa Renato Brunetta, che da ministro della funzione pubblica, fece chiedere dal suo ministero al Consiglio superiore della magistratura a quanto ammontassero i gettoni del primo presidente della Corte di Cassazione, che del Csm è membro di diritto. Un dato che gli serviva per stabilire un tetto agli stipendi pubblici. Il Csm non rispose. Allora Brunetta chiese al collega Guardasigilli Alfano, che non lo sapeva neanche lui. Così, insieme tornarono alla carica con il Consiglio, che rifiutò di mettere nero su bianco il dato".

Cioé non si sa quanto lavorano e guadagnano?
"Da dati ricostruiti sulla base di un atto ufficiale del Csm, che ho pubblicato senza smentita, risulta che da un magistrato ci si possono attendere 1560 ore di lavoro all'anno, che diviso per 365 vuol dire che lavora 4,2 ore al giorno. Sugli stipendi bisogna vedere caso per caso, perché ci sono molte variabili. Quel che è certo, perché l'ho scritto su "l'Espresso" e non sono stato smentito, un consigliere Csm,  sommando stipendi base, gettoni, rimborsi e indennizzi, e lavorando 3 settimane su 4 dal lunedì al giovedì (il venerdì si riunisce solo la sezione disciplinare), quindi 12 giorni al mese, guadagna 2700 euro per ogni giorno di lavoro effettivo".
 

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