Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

La Piazza 2026

Segui la diretta dell’evento

Home » Politica » Italia-Ue, continua la (finta) lite. Dal 5 dicembre tornerà il sereno

Italia-Ue, continua la (finta) lite. Dal 5 dicembre tornerà il sereno

La lite con l’Ue aiuta Renzi in vista del referendum istituzionale

Tutto come da copione. Esattamente come ha scritto Affaritaliani.it. Continua la (finta) lite tra Italia e Unione europea sui conti pubblici e sulla Legge di Bilancio per il 2017. Uno scontro, secondo alcuni fonti studiato ad arte, per favorire il premier in vista del referendum del 4 dicembre…

Tutto come da copione. Esattamente come ha scritto Affaritaliani.it (leggi qui). Continua la (finta) lite tra Italia e Unione europea sui conti pubblici e sulla Legge di Bilancio per il 2017. Uno scontro, secondo alcuni fonti studiato ad arte, per favorire il premier in vista del referendum del 4 dicembre (considerando l’insoddisfazione dell’opinione pubblica per le istituzioni e le regole Ue). Tant’è che la lettera del governo a Bruxelles viene definita “insoddisfacente” e i toni di Palazzo Chigi e non solo diventano “troppo ingenerosi”.

Ufficialmente quindi alla Ue non piace la piega che ha preso il rapporto con Roma sul piano per i conti pubblici del prossimo anno, tanto che è filtrata “irritazione” dai palazzi di Bruxelles verso l’esecutivo di Matteo Renzi. Si parla di troppo “populismo a buon mercato” e di accuse di “tecnocrazia” che ostacola gli sforzi dei Paesi anche nelle emergenze.

Ciò non toglie che, a maggior ragione dopo le ennesime, potenti, scosse sismiche che hanno devastato il centro Italia, ci sia tutta l’intenzione di arrivare a una soluzione che tenga insieme l’esigenza dell’Italia di mettere le maggiori risorse possibili per gli interventi post terremoto e quella dell’Ue di tenere ferma la barra sul rispetto delle regole chiesto a tutti i Paesi europei.

E il compromesso, che si continua a studiare con contatti mai interrotti sulla linea Roma-Bruxelles e che che – guarda caso – potrebbe concretizzarsi il 5 dicembre (a urne chiuse), sarebbe quello di sfruttare il Fondo europeo per gli investimenti strategici e di inquadrare in quel contesto il piano per la messa in sicurezza del territorio. Un’ipotesi suggerita proprio dai tecnici europei, quando, nel ribadire che le spese per la stretta emergenza già sono fuori dal Patto di Stabilità, si fa riferimento all’allegato uno della comunicazione sulla flessibilità di inizio 2015.

Al di là degli aspetti puramente tecnici, al presidente del Consiglio giova in questa fase fare la voce grossa con l’Europa mostrando agli italiani di difendere con i denti e con le unghie gli interessi della Nazione. Il rischio, secondo diversi osservatori, è che dopo il referendum – comunque finisca – l’Italia abbassi i toni e accetti ciò che oggi contesta.