Niente Olimpico, niente derby, niente curve. Al Velodromo Salario, davanti a migliaia di curiosi e persino a re Umberto I e alla regina Margherita, Roma scopre uno strano gioco arrivato dall’Inghilterra. È il primo incontro di calcio disputato nella Capitale di cui esista documentazione certa.
Provate a immaginare Roma senza calcio. Non senza la Roma o senza la Lazio: proprio senza il pallone. Senza bar trasformati in tribunali sportivi, senza radioline, sfottò, bandiere alle finestre e discussioni infinite sulla formazione.
Bisogna tornare al 1895. Roma è capitale del Regno d’Italia da appena venticinque anni e proprio per celebrare l’anniversario della Breccia di Porta Pia vengono organizzate grandi manifestazioni ginniche al Velodromo Salario, sorto fuori Porta Salaria.
Tra corse, esercizi e discipline oggi quasi dimenticate compare anche una curiosità: il football.
Il Re in tribuna per quello strano gioco con il pallone
Sul terreno del Velodromo si affrontano ginnasti arrivati dal Nord Italia. La ricostruzione storica più diffusa indica la Società di Scherma e Ginnastica Udinese e la Ginnastica Rovigo; alcune fonti federali riportano invece Treviso. Su un punto, però, le testimonianze concordano: è il primo incontro di calcio a Roma del quale esista documentazione certa.
Sugli spalti ci sono migliaia di persone – alcune ricostruzioni parlano addirittura di 20 mila spettatori – e tra i curiosi siedono re Umberto I e la regina Margherita.
Nessuno poteva immaginare che quella dimostrazione sportiva, probabilmente osservata più con curiosità che con autentica passione, stesse mostrando ai romani una delle future religioni laiche della città.
Prima delle curve, c’era il Velodromo
La Roma calcistica sarebbe arrivata dopo. La Società Ginnastica Roma avrebbe cominciato a praticare il gioco già nei mesi successivi; la Lazio sarebbe nata nel 1900, la Roma nel 1927. Quel 18 settembre 1895, però, il pallone aveva già fatto il suo ingresso nella Capitale. Non c’erano moviole, milioni, procuratori o calciomercato. C’era uno sterrato, qualche ginnasta e una folla incuriosita.
E forse il calcio romano non poteva nascere in modo più romano: davanti al Re, celebrando Porta Pia e senza avere la minima idea del casino che quel pallone avrebbe provocato nei successivi centotrent’anni.


