Lega, nasce il “Comitato per il congresso”: la sfida dell’ala nordista a Salvini
“Il Nord chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi. C’è una Lega che lavora, con oltre 500 sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali in tutta Italia, decine di migliaia di iscritti, eletti e militanti. C’è una Lega che lavora per organizzare una due giorni a Roma i giorni 8-9 settembre su temi economici in vista della manovra e per una Pontida con numeri da record. E poi c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio”.
Così, Matteo Salvini, replica alla notizia della nascita del “Comitato per la convocazione del congresso federale”, messa nero su bianco da un manipolo di ex parlamentari e vecchi segretari provinciali con l’obiettivo di costringere il partito a tornare alle urne interne per scegliere un nuovo leader. Tra le firme spicca quella di Gianluca Pini, un tempo tra gli uomini più vicini a Salvini. Non si tratta della “Lega per Salvini premier”, la sigla nata nel 2017 e oggi effettivamente al comando, ma della vecchia Lega Nord, ridotta ormai a un guscio vuoto il cui unico scopo istituzionale è saldare il debito di 49 milioni con lo Stato. Una notizia colta con sorpresa dalla Lega e dall’entourage del segretario Salvini: “Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”, si legge in una nota diffusa dal partita.
Leggi anche: Bari, Cernobbio, Pontida: sarà un settembre di fuoco. La politica italiana torna a fare i compiti per l’autunno che verrà
La richiesta di fondo è semplice: tornare a votare per un segretario, qualcosa che – sostengono i firmatari – non accade da troppo tempo. Nel mirino c’è soprattutto Igor Iezzi, l’uomo scelto da Salvini per commissariare la vecchia Lega Nord e custode del simbolo storico del Partito. L’accusa che gli viene mossa è pesante: aver bloccato sistematicamente ogni tentativo congressuale e aver girato il marchio alla nuova sigla senza le dovute autorizzazioni. Non finisce qui: secondo chi ha promosso l’iniziativa, lo statuto del partito sarebbe stato calpestato più volte, negando ai tesserati ogni possibilità di partecipazione reale. C’è poi un vuoto che pesa dal punto di vista formale: da quando è morto Bossi, nessuno ha più rivestito il ruolo di presidente, figura che avrebbe però compiti di controllo interno tutt’altro che marginali.
La partita vera si gioca però altrove: chi sceglierà di schierarsi apertamente con questa fronda? Nomi pesanti come i governatori Fedriga e Fugatti, l’ex numero uno del Veneto Zaia e il senatore Romeo osservano con attenzione, mentre tutti si interrogano sulle intenzioni del titolare del Mef, Giorgetti, la cui eventuale discesa in campo cambierebbe, e non poco, gli equilibri.


