Punti chiave
- Meloni: "Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile"
- Governo, La Russa: "Voto anticipato? Non ho segnali in questa direzione"
- Legge elettorale, fino a 10mila firme per i partiti fuori dal Parlamento
- Bocciato il primo emendamento del Pd su preferenze
- Legge elettorale, al via le votazioni in Senato: respinto il primo emendamento
- Preferenze, FdI vota contro gli emendamenti del Pd: «Centrodestra compatto»
- Legge elettorale, La Russa: "Sono per tenere fedele il patto di maggioranza"
- Legge elettorale, maggioranza verso lo stop alla soglia per i "cespugli"
- Legge elettorale, slitta la ripresa dell'Aula: si riparte alle 14.30
- Legge elettorale, riunione di maggioranza al Senato
La premier Giorgia Meloni rivendica il ruolo di Fratelli d’Italia nella reintroduzione delle preferenze nella riforma della legge elettorale e attacca l’opposizione dopo il voto del Senato. “Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia”, ha scritto Meloni sui social.
La presidente del Consiglio replica quindi alle critiche arrivate dalla sinistra, che considera insufficiente il meccanismo approvato dal Senato. “Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi – conclude – la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no”.
Nessun segnale che faccia pensare a elezioni politiche anticipate. A escludere, almeno allo stato attuale, questa prospettiva è il presidente del Senato Ignazio La Russa, intervenuto a ‘Dritto e Rovescio’ su Rete4. “Non posso decidere io” se ci saranno elezioni anticipate “ma non ho segnali in questa direzione, anzi i segnali vanno in tutt’altra direzione”, ha dichiarato La Russa. Il presidente del Senato guarda quindi alla prosecuzione dell’attività dell’esecutivo e agli appuntamenti dei prossimi mesi: “Dopo che è stato conseguito il risultato del periodo più lungo nella storia Repubblicana di permanenza al governo, si intende andare avanti sicuramente, ci aspetta la legge di Bilancio, ci sono cose importanti da fare, quindi credo che andrà avanti”, ha poi aggiunto La Russa, riferendosi all’esecutivo.
Quanto alle preferenze, “la politica mi continua a stupire”, perché “cinque anni fa per FdI in commissione presentai due emendamenti: uno per le preferenze per tutti, quello che l’opposizione agita solo oggi, e un altro di mediazione, che è esattamente quello di oggi, che mi bocciarono tutti, la sinistra ma anche gli alleati. Se le sinistre avessero voluto le preferenze – sottolinea – c’era stato un altro emendamento alla Camera, lo ha votato FdI, lo ha votato Futuro Nazionale, mentre il centrosinistra ha esultato”, quando è stato bocciato.
I partiti che non hanno rappresentanza parlamentare dovranno raccogliere fino a 10mila firme per poter presentare le liste alle prossime elezioni politiche. È quanto prevede l’emendamento a prima firma Zedda (FdI), riformulato dal governo e sul quale la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati ha espresso parere favorevole.
La proposta interviene innanzitutto sulla cosiddetta norma anti-cespugli, cancellando la soglia del 3% prevista dal testo approvato alla Camera. In questo modo, ai fini del raggiungimento del 42% necessario per ottenere il premio di maggioranza, vengono conteggiati a livello nazionale tutti i voti raccolti dalle liste o dai partiti collegati a una coalizione, anche nel caso in cui restino sotto l’1%.
Con la formulazione uscita dalla Camera, invece, i voti delle liste sotto il 3% non sarebbero stati considerati per il premio, salvo il caso del cosiddetto “miglior perdente”. L’emendamento di FdI elimina ora completamente questa soglia. Per evitare però una proliferazione di liste minori o di quelle che vengono definite “liste civetta”, il testo interviene contemporaneamente sulla raccolta delle firme. Per i partiti non presenti in Parlamento, le sottoscrizioni richieste salgono da una soglia compresa tra 9mila e 10mila firme, con il nuovo meccanismo che fissa il numero tra un minimo di 9mila e un massimo di 10mila.
Resta invece l’esenzione per i partiti che, al 31 dicembre 2025, risultavano costituiti in gruppo in almeno una delle due Camere. È il caso, ad esempio, di Azione e Italia Viva.
Regole diverse valgono per le forze presenti con un gruppo o una componente in una sola Camera al momento della convocazione dei comizi. Per queste liste le firme necessarie saranno comprese tra 1.500 e 2mila. Tra gli esempi rientrano Più Europa e Futuro Nazionale di Vannacci, presenti come componenti del gruppo Misto alla Camera ma non al Senato. Rimane infine l’esenzione dalla raccolta delle firme per i partiti che erano costituiti in gruppo in entrambe le Camere all’inizio dell’attuale legislatura.
L’emendamento modifica anche i requisiti per la presentazione delle liste: ciascuna formazione dovrà candidarsi in almeno la metà dei collegi plurinominali della circoscrizione, contro il precedente limite di un terzo. In caso contrario, scatterà l’esclusione dalla competizione elettorale.
L’Aula del Senato con 68 voti favorevoli e 99 voti contrari, ha bocciato il sub-emendamento a prima firma Dario Parrini del Pd che mirava a eliminare i capolista bloccati e inserire le preferenze. Sul testo il governo si era rimesso all’Aula.
Sono iniziate in Aula al Senato le votazioni sugli emendamenti alla riforma della legge elettorale. Il primo scrutinio ha bocciato la proposta delle opposizioni che chiedeva la soppressione dell’articolo 1 del provvedimento.
Il centrodestra si presenterà compatto al voto sugli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze. Secondo quanto riferiscono fonti della maggioranza, anche i senatori di Fratelli d’Italia voteranno contro le proposte del Pd e degli altri gruppi di opposizione, nonostante sul tema il governo abbia lasciato libertà di voto all’Aula. Il sostegno della maggioranza è invece destinato all’emendamento condiviso dal centrodestra, che prevede l’introduzione di tre preferenze mantenendo i capilista bloccati.
Interpellato dall’AGI sul possibile orientamento del centrodestra, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha risposto: “Vediamo… Personalmente sono per tenere fedele il patto di maggioranza”.
La maggioranza si prepara a sostenere in Aula l’emendamento di Fratelli d’Italia, a prima firma Zedda, che punta a cancellare la soglia del 3% prevista per i partiti minori ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza. La modifica, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari di centrodestra, dovrebbe quindi eliminare il cosiddetto meccanismo anti-cespugli introdotto alla Camera su iniziativa di Forza Italia.
Se la proposta sarà approvata, anche i voti raccolti dalle liste che non raggiungono il 3% – persino quelle ferme sotto l’1% – contribuiranno al calcolo necessario per l’attribuzione del premio alla coalizione.
Parallelamente, nella maggioranza si starebbe valutando una possibile riformulazione dell’emendamento per aumentare il numero di firme richieste per presentare una lista alle elezioni. L’obiettivo sarebbe quello di limitare la proliferazione delle cosiddette liste “civetta”.
Secondo quanto si apprende, slitta di mezz’ora la ripresa dei lavori dell’Aula del Senato sulla legge elettorale. L’esame del provvedimento, inizialmente previsto per le 14, riprenderà alle 14.30.
È in corso al Senato una riunione di maggioranza sulla riforma della legge elettorale. Al tavolo, secondo quanto si apprende, sono presenti alcuni tecnici della maggioranza e i capigruppo, oltre alla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati e al presidente della commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo. Il confronto arriva mentre prosegue in Aula l’esame del provvedimento e restano aperti i nodi legati agli emendamenti. Intanto, il governo starebbe valutando l’ipotesi di rimettersi all’Aula sulle proposte di modifica alla legge elettorale delle opposizioni sulle preferenze.
Sono circa un centinaio gli emendamenti dichiarati inammissibili in Aula al Senato nell’ambito dell’esame della riforma della legge elettorale. Intanto le opposizioni stanno intervenendo in Aula per illustrare il complesso delle proposte presentate.
La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati difende l’impianto della nuova legge elettorale e, in particolare, l’introduzione dell’indicazione obbligatoria del candidato premier. “Non tocca i poteri del capo dello Stato”, ha spiegato, sottolineando che la misura “risponde all’esigenza di responsabilità delle forze politiche nei confronti degli elettori”. E ha aggiunto: “Non c’entra nulla con il premierato, e quindi parlare di deriva autoritaria e lacerazione del tessuto istituzionale è davvero un fuor d’opera”.
“L’obiettivo della legge elettorale è la stabilità, questo è un fatto non una teoria. Quindi non nasce per convenienza della nostra parte politica ma per dare agli italiani la possibilità di sapere prima chi li governerà. La riforma elettorale restituisce la certezza del voto: chi vince governa, chi perde fa opposizione”, ha detto la Ministra.
Sul dibattito politico e sulle critiche rivolte alla maggioranza: “È come un ritornello l’invito al governo e al Parlamento a pensare alla vita reale degli italiani anziché alla legge elettorale. Ma è la vita reale stessa che ci insegna il contrario: tutti noi svolgiamo vari ruoli e mai abbiamo pensato che dedicandoci a un ruolo non possiamo svolgere gli altri. Ed è sotto gli occhi di tutti che il governo sta affrontando i problemi del Paese, non sacrificandoli sull’altare della legge elettorale”.
In chiusura, Casellati ha richiamato una frase di Pier Paolo Pasolini: “Mi fa paura il fascismo dell’antifascismo di maniera”.
Dopo il confronto andato avanti fino a tarda notte, la maggioranza torna a riunirsi questa mattina, mentre si avvicina il momento del voto sugli emendamenti. Il punto più delicato riguarda le preferenze: la proposta avanzata dal Pd ha infatti riaperto una frattura nel centrodestra, con Fratelli d’Italia disponibile a valutare un’intesa e Forza Italia che, invece, guarda con forte preoccupazione all’ipotesi. Il nodo rischia di condizionare l’intero percorso della riforma e lascia ancora aperto l’esito del confronto parlamentare. A portare la questione direttamente in aula è stato il responsabile Riforme del Pd, Alessandro Alfieri, che ha rivolto un appello alla maggioranza: “Votate il nostro emendamento per inserire preferenze vere, in modo che i cittadini possano decidere davvero i loro rappresentanti”. A fargli eco il Generale Roberto Vannacci.
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