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Politica
Caos M5S, Grillo e Di Maio sul banco degli imputati


Critiche al metodo seguito nel confronto con il Pd su riforme e legge elettorale, ma anche alle decisioni  "calate dall'alto", prese cioè da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio senza che vi sia stata alcuna comunicazione  all'assemblea  dei 5 Stelle. E nel mirino finisce quindi inevitabilmente anche il deputato Luigi Di Maio per il ruolo di primo piano assunto nella trattativa con il Pd. E' quanto emerge, secondo quanto si apprende, dalla riunione dei deputati M5S iniziata alle 20 a Montecitorio e durata oltre quattro ore.

Secondo quanto viene riferito,  le critiche al metodo sono arrivate "del 90% dell'assemblea" quandi non solo dai dissidenti ma anche  dai cosiddetti integralisti. Tra gli interventi con forti  connotazioni critiche  quelli di Giulia Grillo, Stefano Valente, Laura Castelli, Walter Rizzetto. La discussione, però, viene assicurato, si è svolta  "senza accuse specifiche, senza insulti" ma alla maggior parte dei deputati non è piaciuto il fatto che dopo la decisone del Pd di annullare l'incontro con i 5 Stelle sulle riforme, e dopo il video dai toni duri di Grillo, alla fine ci sia stata  la risposta con 10 punti scritti: "chi ha deciso dove vogliamo o andare?" ha chiesto un deputato Cinque Stelle.

Qualcuno ha ammesso che "la democrazia diretta è dura" e che inevitabilmemte in certe situazioni, siano solo Grillo e Casaleggio a prendere le decisioni. Per questo, c'è chi ha proposto un direttivo che venga eletto dall'assemblea; ma su questo non tutti si sono dimostrati d'accordo dal momento che così il Movimento assomiglierebbe agli altri partiti.

Alla fine è intervenuto lo stesso Luigi Di Maio, il cui ruolo di primo piano e di  pontiere ha dato fastidio ad alcuni. Di Maio si è difeso spiegando che non c'erano strade alternative e ha ribadito comunque che alla fine sarà le Rete a decidere. Anche se su questo, e quindi su un ulteriore voto del web, dopo il nuovo incontro con il Pd, non tutti si sono trovati d'accordo. Tra gli interventi anche quello  del fedelissimo Alessandro Di Battista che ha usato toni più concilianti e ha chiesto ai colleghi di  essere più "fiduciosi l'uno dell'altro". Nessun voto alla fine dell'assemblea.

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