M5s, perché Beppe Grillo è così duro sul vincolo di due mandati elettorali per i parlamentari del M5S. Il segreto. Retroscena inedito
Perché Grillo è così duro sul vincolo di due mandati elettorali nel M5S? La spiegazione è secondo me lo specchio del de profundis del M5S. Me lo spiegò Grillo stesso in un scambio privato avvenuto nel 2008. Un anno dopo trasformò i meet up, piazze reali e virtuali di attivisti, in movimento.
Eravamo in autunno, mi venne proposto dai grillini locali di candidarmi sindaco di Bologna (in quel momento c’erano Giovanni Favia, Federica Salsi tra i più noti). Il capoluogo emiliano era la città in cui tutto era nato con il V-Day. Ma non mi interessava, volevo fare il giornalista, e soprattutto detestavo quel loro approccio grossolano che ha preso il nome di “antipolitica” e il giustizialismo che li caratterizzava. Ma loro memori della mia capacità organizzativa, senza soldi avevo portato un partito dello 0.8% al 5,2%, e integrità insistevano anche perché non sapevano come muoversi dentro “Il Palazzo”.
Mi ero dimesso da assessore al Comune di Bologna per l’ostracismo dell’ente che si era chiuso a riccio rifiutando ogni cambiamento: avevo denunciato un sistema clientelare sistematico perpetrato per almeno 20 anni nelle assegnazioni delle case popolari. Mentre i poveri erano costretti a vivere in tuguri, per strada o costretti a trasferirsi altrove alcune migliaia di case popolari del Comune erano state assegnate a tanti “amici degli amici”.
Gli attivisti insistettero affinché parlassi di persona con Beppe Grillo che durante lo spettacolo a Bologna aveva fatto proiettare un video sullo scandalo. Incuriosito lo incontrai nel suo camerino. Mi spiegò il progetto che aveva con Casaleggio: in soldoni volevano lanciare in politica migliaia di ragazzi giovani senza alcuna esperienza, sarebbero stati loro il motore del cambiamento del Paese. Era un fiume in piena: con la fine della Rai sotto controllo dei partiti, l’abolizione dei contribuiti pubblici ai giornali, l’introduzione della Class Action di massa, il divieto di incrocio azionario tra banche, industria ed editoria, la fine delle querele temerarie, la cittadinanza digitale per nascita, l’abolizione delle scatole cinesi in Borsa sarebbe stata una rivoluzione.
Quando gli feci notare che, visto il compito, quei ragazzi andavano “formati”, altrimenti sarebbero stati fagocitati dalla politica e le sue logiche, i soldi, la fama, il potere, diventando pure peggio di coloro che ferocemente criticavano mi bloccò: “No! No! Abbiamo una visione nuova di come fare le cose. L’idea è di Casaleggio. E’ un visionario!”, disse ridendo e sgranando gli occhi come sa fare lui quando finge di essere stato folgorato da un guru. E continuò bonariamente a spiegarmi che con regole rigide e l’adozione di un programma semplice ma strutturato avrebbero diretto facilmente questi giovani privi di competenze e esperienza.
E in questo processo serviva anche gente come me che doveva stare dietro le quinte, con lui e Gianroberto, nello staff che governava il processo. Tra le regole c’era anche questa del vincolo di doppio mandato. “Daremo una sorta di mobilità sociale che in Italia ai giovani non garantisce nessuno”, disse. Con questo metodo chiunque poteva aspirare a fare politica, attendendosi alle regole del movimento, e ci sarebbe stato poi un ricambio continuo. Chi si sarebbe attenuto avrebbe anche guadagnato un bello stipendio che in Italia nessuno dà soprattutto ai giovani.
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Mi sembrò una follia totale. Tentai di spiegargli che al di là delle poche idee strutturate e delle semplificazioni che il movimento faceva avrebbero raccattato arrivisti e arrampicatori di ogni risma. Se non formavano e filtravano chi entrava inevitabilmente la loro sarebbe stata una pazzia a discapito pure della collettività. I grillini erano una scatola vuota. “Capisco quello che dici ma questo è un modo vecchio di ragionare”, reagì energicamente, “per quello che stiamo costruendo non serve”.
Insistetti ancora che forse non si rendeva del tutto conto di dove li stava mandando. Ad ogni livello dello Stato, dai ministeri ai settori di un Comune, ci sono apparati che funzionano da decenni per automatismi, riproducendo il potere così come è. Se vuoi cambiare le cose e mettere davvero lo Stato al servizio dei cittadini devi avere le competenze per entrare in quei gangli e smontarli, per farli funzionare in modo diverso. Non è facile per chi ha competenze, integrità e idee figuriamoci per dei principianti che non hai mai messo alla prova. Li avrebbe fatti “provare” con le risorse pubbliche e mi sembrava una vera porcheria, lasciando danni e macerie sul campo.
Fu un discorso molto franco e spiccio. Ma lui insisteva che non sarebbe andata così. Sarebbe stato contento se avessi lavorato con loro dietro le quinte, anzi serviva proprio gente come me con loro. “Se non li smonti tu prima e con tempi veloci”, replicai, mi ricordo come fosse ora, “alla lunga ti trasformerai in un partito, anche di trasformisti di basso livello. Dopo il successo iniziale avrete un tonfo con conseguenze anche personali imprevedibili. Non fai ‘baubau’ al potere col le pistole ad acqua, perché, se anche resti con le migliori intenzioni, lui ti stritola e ti colpisce con ferocia”.
Ma Grillo era così convinto del contrario che mi salutò anche un pò infastidito, come a dirmi “ma che vuole questo?” Lo ringraziai per l’offerta e non accettai la proposta di lavorare “dietro le quinte”. Come ho fatto a varie tornate elettorali quando qualcuno dei grillini di primo piano mi ha offerto incarichi di sottogoverno ma con presupposti talmente strampalati da farli morire in una risata prima che si concretizzassero. Per come è finita non mi sbagliavo.
Non ho mai scritto su questo incontro ma per meglio comprendere la realtà del nostro tempo spero possa essere un contributo. In tanti sono bravi a parlare. Ma cambiare le condizioni di un Paese e mettere senza demagogia lo Stato al servizio dei cittadini, così come è oggi in un sistema globalizzato, finanziarizzato e in mano a delle élite tecnocratiche, è difficilissimo per chi ha gruppi dirigenti strutturati, gente formata o anche la brillantezza mentale di saper suonare il violino con i piedi. Figuriamoci per noi comuni mortali.
Vale per tutti. Anche per il centro destra che molto probabilmente andrà al potere prossimamente. Si misurerà con lo stesso problema. Un impegno del genere non è una passeggiata per arrivisti ma resta una guerra quotidiana anche per chi ha l’intelligenza e la formazione di saper muovere le montagne ma che fatica e faticherà comunque a trasformare macchine quasi ingovernabili. Finchè vorrà farlo e non mutarsi nelle stesse macchine di potere.

