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Politica

La grandezza dei personaggi storici non dipende esclusivamente dalle loro caratteristiche intellettuali e caratteriali. Lo ha detto Machiavelli. Per il grande successo, la virtù - cioè il valore - è essenziale ma non basta: ci vuole anche la fortuna, intesa come una congiuntura favorevole. Un personaggio di Mark Twain, arrivato in paradiso, chiese di conoscere il più grande condottiero di tutti i tempi e gli fu indicato un droghiere del Massachussetts che in vita sua non aveva capeggiato neanche una rissa da bettola. Perché non ne aveva mai avuto l'occasione. Tanto che era morto senza sapere nemmeno lui di essere superiore a Tamerlano e Gengis Khan. Machiavelli avrebbe sorriso del racconto, ma non avrebbe rigettato quella fantasia: l'ipotesi era conforme alla sua teoria.

Cesare andò coscientemente a cercarsi in Gallia l'occasione della gloria militare, ma se Napoleone non avesse saputo trasformare il comando della campagna d'Italia nel trampolino di lancio della sua carriera di genio militare, di lui forse non avremmo mai sentito parlare. Ci sono al contrario personaggi che non hanno saputo dire di sì alla Storia che si era offerta loro come una bella donna poco seria. Un ottimo esempio è Mario Segni che ad un certo momento fu a capo dell'Italia che voleva cambiare e tuttavia presto sparì dalla scena. Mancò totalmente d'energia e non seppe approfittare di quel bastone di maresciallo. Né diversa fu la sorte di Mino Martinazzoli. Questi, convinto che la Dc fosse morta, credette che ne fosse anche sparito l'elettorato e lasciò l'occasione di capeggiarlo a Silvio Berlusconi. Il quale sappiamo come ha saputo sfruttarla.

Può darsi che abbiamo un terzo esempio, sotto gli occhi: Beppe Grillo. Naturalmente, finché la vicenda non è conclusa, potremmo sempre avere delle sorprese. Ma le avvisaglie non sembrano di buon auspicio.

Il comico ha fondato il suo successo su una critica spietata e contemporaneamente divertente del nostro sistema politico e della nostra società. Questo è un ottimo punto di partenza. Se si convince il popolo che un certo edificio è pericolante e da abbattere, si può ottenere che consenta di sostituirlo con uno nuovo. Ma sono necessari da un lato un progetto per il nuovo edificio e dall'altro che siano rispettati gli edifici circostanti. Perché se la gente si convince che si rischia di abbattere non un edificio ma l'intero quartiere e forse l'intera città, i controinteressati diverranno così numerosi e coalizzati che il successo si trasformerà in disfatta.

Grillo è andato fortissimo finché ha portato alla Camera e al Senato decine di suoi parlamentari. A questo punto però non ha capito che, salvo contestare il sistema democratico (distruggere l'intera città), bisognava inserirsi nel gioco delle alleanze e dei compromessi. Ha scelto al contrario di rilanciare sempre, alzando costantemente la posta fino a chiedere il piatto tutto per sé. Il suo radicalismo infantile - "Non ci alleiamo con nessuno", "Tutti i vecchi politici a casa", "Distruggiamo tutti i partiti" - pur nel momento in cui il Pd aveva l'acqua alla gola e avrebbe venduto sua madre pur di allearsi con lui, ha costituito quell'eccesso che gli dei puniscono. Dio sa quanto controvoglia, il Pd ha dovuto allearsi col Pdl e questo potrebbe costituire una svolta epocale senza ritorno.

Nel caso (improbabile) la nuova maggioranza riuscisse a fare qualcosa di buono, l'opposizione del Movimento 5 Stelle sarebbe insignificante e poco ascoltata. Le sue critiche, soprattutto se acide ed esagerate, come è nello stile del demagogo, dimostrerebbe la vocazione di quel partito e del suo leader allo "sfascio" e, per così dire, all'anti-italianità. Nel caso invece il governo cadesse e si andasse a nuove elezioni, non è detto che a Grillo andrebbe meglio. Non potrebbe certo contare sulla gratitudine degli elettori del Pd: questi non dimenticheranno che è a causa sua se non si è fatto il governo Pd-M5S, è a causa sua che hanno dovuto baciare il rospo, è a causa sua che si va a nuove elezioni. E gli stessi ex elettori di centro-destra che prima hanno votato per Grillo perché esasperati e perché credevano il Pdl spacciato, potrebbero rendersi conto che quel voto è servito soltanto a mettere l'Italia in difficoltà. Insomma il partito di Grillo potrebbe scendere a percentuali molto inferiori. E qualche tendenza in questo senso si è già constatata, sia nei sondaggi sia in qualche elezione.

Beppe Grillo potrebbe rientrare nella schiera dei condottieri mancati. Il droghiere del Massachussetts ne fece parte perché il caso non gli fornì la minima occasione, Beppe Grillo perché ebbe un'occasione d'oro ma gli mancò la virtù.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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