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Politica
Madia e la droga di Medjugorje Di Renato Pierri

Marianna Madia, ministra della Pubblica Amministrazione, ha raccontato a Sette, magazine del Corriere della Sera, la più bella vacanza  della sua vita, il pellegrinaggio a Medjugorje nel 2000, anno del Giubileo. E ha riferito: "Quando sei lì, in realtà non ti interessa capire se è vero o no quel che si racconta. Non ti poni il problema di quanto siano attendibili le apparizioni...  Entri in una dimensione di fede più forte, di consapevolezza profonda".

Come tanti cristiani che non hanno una fede autentica in Cristo, Marianna Madia per entrare in una dimensione di fede più forte, ha avuto bisogno della droga di Medjugorje. Per sentire Dio non basta un cielo stellato, il mare in tempesta, gli occhi di un bambino, un nuovo straordinario tramonto, e neppure basta il silenzio nella penombra di una piccola chiesa, per una fede più profonda occorre la droga di Medjugorje, il chiasso di Medjugorje, il grosso affare commerciale di Medjugorje, e che importanza ha se in quel luogo si venera un idolo, una Madonna inventata, la Madonna che ogni giorno dà insulsi messaggi, la Madonna che gioca con la macchina fotografica? Che importanza ha? E che importanza hanno le parole sante di papa Francesco, il quale riferendosi sicuramente a quella Madonna, ebbe a dire: “La Madonna è Madre! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni... Queste novità allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio... Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione: viene nella saggezza”. La Madonna di Medjugorje attira l’attenzione, viene nella stoltezza, e ne ha bisogno chi non ha un’autentica fede in Cristo.

Renato Pierri

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