L’analisi
“Il Mediterraneo presenta il conto a chi, per troppo tempo, lo ha considerato una periferia. Le crisi sulla sponda meridionale arrivano direttamente nelle nostre fabbriche, nei porti, nelle bollette e sulle coste”, dice un diplomatico di vecchio corso di Palazzo Chigi. È forse proprio con questa consapevolezza che Giorgia Meloni ha partecipato al Med9 di Spalato. “Un’occasione per rafforzare il peso dell’Italia in uno spazio decisivo per la sua sicurezza e per la sua economia”, conclude il diplomatico. Dal vertice è arrivato anche un primo segnale sulla richiesta italiana di maggiore flessibilità di bilancio. “Ho avuto modo di parlare con la presidente von der Leyen”, ha confermato Meloni nella conferenza stampa conclusiva, riferendosi alla lettera inviata il 1° ottobre. La premier ha spiegato che l’inflazione produce aumenti automatici della spesa pubblica e che il problema riguarda anche altri Stati membri. La Grecia ha sollevato la stessa questione: Roma può quindi cercare di allargare il sostegno alla propria richiesta. Sarebbe prematuro descrivere il confronto come un accordo raggiunto, ma sul piano politico costituisce un passaggio utile: la richiesta italiana è entrata nella discussione fra i leader.
Le parole della premier lasciano intravedere prime aperture, la cui portata dovrà essere verificata nel negoziato. Meloni ha riferito una disponibilità europea ad ascoltare le ragioni italiane, precisando però che serviranno ancora tempo e una convergenza fra Commissione, Stati membri e Consiglio. Il problema riguarda gli effetti dell’inflazione sui conti pubblici. Alcune spese aumentano automaticamente, anche senza nuove decisioni del governo, mentre i vincoli europei continuano a delimitare la crescita della spesa. Roma chiede che questi maggiori oneri siano considerati nell’applicazione delle regole. È una questione che acquista peso quando il rincaro dell’energia colpisce insieme famiglie, imprese e bilancio dello Stato. Anche sui carburanti la premier ha indicato una possibilità concreta di intervento: circa 170 milioni di euro disponibili, sulla base dei dati di settembre, per il meccanismo delle accise mobili. Il governo sta valutando se impiegarli subito oppure conservarli per quando termineranno le misure di contenimento dei prezzi. La scelta dipenderà anche dalla tenuta dei tetti applicati dalle compagnie. Il dossier dei carburanti mostra quanto la questione dei margini di bilancio incida sulla
spesa quotidiana degli italiani. Spalato si inserisce in un lavoro diplomatico più ampio.
Secondo le fonti italiane citate da Radiocor, Palazzo Chigi collega il vertice al confronto sulla competitività condotto con Germania e Belgio e alle proposte elaborate con la Repubblica Ceca sui prezzi dell’energia. Meloni cerca alleati su singoli problemi, coinvolgendo governi con interessi diversi. Il prossimo appuntamento è il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Per l’Italia, questa strategia ha una ragione economica precisa. Un’impresa può investire in innovazione e conquistare nuovi mercati, ma resta penalizzata se paga l’energia troppo cara. Diversificare gli approvvigionamenti, proteggere le infrastrutture e sviluppare collegamenti con l’Africa e il Golfo aiuta anche a difendere la produzione industriale. La stabilità del Mediterraneo riguarda dunque la competitività delle nostre aziende. La strategia mediterranea del governo precede il vertice croato. Nel gennaio 2024, aprendo il summit Italia-Africa, Meloni rivendicava la vocazione italiana a essere “un ponte tra l’Africa e l’Europa”.
Il richiamo a Enrico Mattei indicava la volontà di costruire collaborazioni nelle quali gli interessi italiani si accompagnassero allo sviluppo dei Paesi partner. Per ottenere interlocutori affidabili occorrono investimenti, competenze e rapporti che continuino anche dopo la visita ufficiale. Il Piano Mattei risponde anche a questa esigenza. Formazione, agricoltura, acqua, salute ed energia servono a consolidare relazioni che non possono dipendere soltanto dalle emergenze. L’interconnessione elettrica Elmed fra Italia e Tunisia e il progetto del corridoio dell’idrogeno dal Nord Africa verso l’Europa mostrano come la posizione italiana possa diventare un vantaggio industriale. La credibilità del Piano si misurerà nella realizzazione delle opere e nei benefici per le comunità coinvolte. La Libia ricorda quanto sia costato perdere iniziativa. Dopo la caduta di Gheddafi nel 2011, il Paese è precipitato nella frammentazione, con istituzioni deboli e milizie sempre più potenti. Nel conflitto successivo, la Russia ha sostenuto Haftar, mentre la Turchia ha appoggiato militarmente il governo di Tripoli, contribuendo nel 2020 al fallimento dell’offensiva contro la capitale.
L’errore occidentale fu sottovalutare ciò che sarebbe accaduto dopo il rovesciamento del regime. Le divisioni europee e gli interessi nazionali concorrenti aggravarono il problema. L’Italia conservò relazioni diplomatiche e una presenza economica importante, ma dovette confrontarsi con potenze pronte a usare anche strumenti militari per condizionare gli equilibri libici. La Cina ha seguito una strada diversa, investendo nelle infrastrutture commerciali. Cosco detiene il 67 per cento della società che gestisce il porto del Pireo, uno snodo dei collegamenti fra Europa, Africa e Asia. L’ingresso cinese durante la crisi del debito greco mostra come le decisioni su un’infrastruttura possano avere conseguenze politiche oltre che finanziarie. Recuperare peso comporta anche il confronto con interlocutori difficili. Il trilaterale fra Meloni, Erdoğan e il premier libico Dabaiba, tenuto a Istanbul il 1° agosto 2025, ne offre un esempio: gestione dei flussi migratori e collaborazione con la Libia sono questioni sulle quali Roma ha interesse a mantenere un’iniziativa propria. Dialogare con Ankara significa riconoscerne il ruolo e cercare accordi utili agli interessi italiani. Il coinvolgimento del principe ereditario di Giordania, Al Hussein bin Abdullah II, nel confronto sul Medio Oriente conferma inoltre quanto sia necessario ascoltare gli interlocutori della regione.
I Paesi europei del Mediterraneo subiscono direttamente le conseguenze delle crisi: rotte commerciali meno sicure, approvvigionamenti sotto pressione e nuovi rischi per la stabilità. Per l’Italia, mantenere canali diplomatici aperti è una condizione per contribuire a contenerle. A Spalato Meloni ha cercato di portare le urgenze del Mediterraneo dentro le scelte europee. La trattativa sulla flessibilità sarà una prima verifica della sua capacità di ottenere ascolto e costruire alleanze. Ma la posta in gioco va oltre i margini della prossima manovra: riguarda il ruolo che l’Italia intende esercitare in un’area dove energia, commercio e sicurezza si tengono insieme. La geografia ci colloca al centro; trasformare quella posizione in influenza richiede iniziativa e continuità. Dopo anni nei quali altre potenze hanno guadagnato terreno, Roma ha interesse a guidare le scelte che la riguardano. E Bruxelles ha interesse a riconoscere che ciò che accade sulla sua frontiera meridionale condiziona il futuro dell’intera Europa.


