Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Meloni atlantista spiana la strada a Salvini: così la Lega si riprende la Dx

Meloni atlantista spiana la strada a Salvini: così la Lega si riprende la Dx

Sia la Lega che Fratelli d’Italia insistono sullo stesso elettorato ma ora Meloni sta perdendo colpi: dall’Ucraina alla nomina di Arianna, ecco cosa non va

Meloni atlantista spiana la strada a Salvini: così la Lega si riprende la Dx
Matteo Salvini e Giorgia Meoni

Meloni sempre più debole, Salvini tornerà alla Lega nazionale del 2015: ecco perchè

Partiamo dai numeri che sono sempre sovrani. Il sondaggio d Affaritaliani (Lab21.01) del 10 agosto restituisce questo quadro: FdI 29,4%, Lega 10,2%, FI 7,6% E gli altri sono sostanzialmente allineati. Il gap tra FdI e la Lega è lo stesso che c’è stato in passato tra i due partiti a ruoli invertiti, come ad esempio nel 2018 quando fu varato poi il governo giallo – verde. Il motivo è semplice: sia la Lega che Fratelli d’Italia insistono sullo stesso elettorato di riferimento erede in buona misura di Alleanza Nazionale e in generale della destra. Fu proprio l’alleanza con i Cinque Stelle vergata nel 2018 a segnare l’inizio della rimonta di FdI che non andò al governo e passò ad una strana opposizione nazionale mentre a livello locale il centro – destra si presentava unito.

Nel periodo dell’opposizione Giorgia Meloni ha dato fondo a tutto il populismo di destra possibile andando a solleticare le corde giuste dei militanti della destra – destra. Anti – Europa, anti – euro, anti – vaccini, anti – Usa, pro Russia e pro Putin, pro Orban (suo intimo amico), pro gruppo Visegrad, pro Trump, critica con Papa Francesco e così via. Si trattava infatti allora di sfruttare al massimo la scelta degli alleati Salvini e Berlusconi di governare. La leader di FdI ha preferito l’incerta gallina di domani al certo uovo di oggi e ha sbancato il piatto essendo stato premiato il suo coraggio e il suo rischio. E così si è giunti al suo trionfo dello scorso anno complice la strana crisi innescata da Giuseppe Conte e avvalorata di fatto da Mario Draghi. A quel punto però la Meloni si è trovata subito contro il muro di Bruxelles e quello atlantico che la guardavano con molto sospetto come esponente ex fascista.

LEGGI ANCHE: Bisignani rilancia La Piazza di Affari: la sfida pugliese di Meloni per il G7

*BRPAGE*

Ursula von der Leyen e Joe Biden l’hanno messa sotto la lente di ingrandimento ma la Meloni aveva una grandissima carta da giocare: quella di garante dell’appoggio dell’Italia pro Ucraina nella guerra con la Russia. Senza di lei restava l’immagine di Salvini sulla Piazza Rossa con la maglia pro Putin e di Berlusconi amico personale del leader russo. La Meloni è stata lesta ad accreditarsi come unica garante della tenuta del centro – destra al patto atlantico e così si è assicurata la benevolenza di Usa e Ue.

Una volta fatto ciò si è subita indirizzata verso Oltretevere incontrando ad inizio anno Papa Francesco dopo che nella sua autobiografia, “Io sono Giorgia”, aveva espresso molti dubbi su di lui, soprattutto nel confronto con Papa Woytila. Con Papa Bergoglio si è trovato subito un accordo, complice il PNRR che serve come il pane alla Caritas, come ricorda alla premier sempre monsignor cardinale Matteo Zuppi.

Quindi in politica estera c’è stato un totale appiattimento su Washington e Bruxelles. Ma questo ha provocato grandi malumori a destra sia fuori che dentro al partito. La base elettorale è pro Putin, anti Ue, anti Usa, anti Bergoglio etc etc e gli rinfaccia apertamente una inversione a 360 gradi” strategica”, come direbbe il capo dell’esecutivo. Messi in soffitta i campi Hobbit, Tolkien, i draghi, il Signore degli anelli, Julius Evola, l’amato Ernst Jünger e il suo “Ribelle” si è appiattita sui valori del comune buon senso.

Poi le accise sulla benzina non sono state tolte, il super bonus è stato attaccato, il reddito di cittadinanza tolto, gli immigrati arrivano a ritmi stellari rispetto al passato, la guerra in Ucraina e Zelensky ha stufato gli italiani, vedi il sondaggio di ieri (recupera qui l’articolo). 

*BRPAGE*

Inoltre c’è il fronte interno al partito con la nomina al vertice della sorella Arianna Meloni che è stata interpretato come un segno di debolezza e paura provocando la reazione dei cosiddetti “gabbiani” che afferiscono in FdI a Fabio Rampelli che è rimasto fuori dal governo insieme a Giovanni Donzelli.

Poi c’è stata la vicenda della villa ultramilionaria con piscina che non aiuta certo l’immagine pubblica della Meloni quando gli italiani non arrivano a fine mese per colpa dell’inflazione alimentare, dei mutui, delle bollette e della benzina. La misura di tassare gli extra profitti sulle banche è stata invece una misura preventiva di politica sociale per contrastare il ritorno di Salvini, ma non si può replicare.

A questo punto il leader della Lega ha la strada in discesa perché gli basta fare una saggia e scaltra “opposizione bianca” per riottenere consensi in vista delle europee del 2024 mentre la Meloni è vincolata dagli impegni istituzionali. Ecco perché Salvini tornerà alla Lega nazionale del 2015 e scommettiamo che la vecchia maglietta con Putin sarà tolta presto dalla naftalina.