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Politica
Mes, nel M5s c’è chi apre: “Avviamo un confronto con Bruxelles”

“Non possono esserci più alibi. Il momento che si appresta a vivere il Paese non lo consente.  Ci avviamo inevitabilmente verso una fase più complicata rispetto a quella vissuta nei mesi scorsi, con l’incremento dei casi Covid che, purtroppo, sarà progressivo”. Parte da questa premessa Giorgio Trizzino, deputato del Movimento cinque stelle, ma anche tra i parlamentari considerati più vicini al presidente Mattarella, che su Affaritaliani.it lancia un appello “a ragionare seriamente sul Mes”, innanzitutto al suo Movimento, ma anche al Pd, alle forze di opposizione e al governo: “Apriamo una discussione laica sulla possibilità di usare i fondi del Mes che sono indirizzati alla spesa sanitaria. Senza preconcetti, chiedendo nero su cambio all’Europa le condizioni reali del prestito”. Trizzino, però, intervistato dal nostro giornale, non si sottrae neppure rispetto al momento difficile che il M5s sta affrontando, soprattutto nel suo rapporto con la piattaforma Rousseau, e afferma: “Una settimana fa circa, abbiamo avanzato, in un documento consegnato al capo politico Vito Crimi, le nostre proposte e sollevato i nostri dubbi. Siamo una cinquantina, tra deputati e senatori. Il nostro ragionamento parte da presupposti chiari: il Movimento non può avere padroni o proprietari e Rousseau è uno strumento di lavoro e come tale deve potersi evolvere al passo con la situazione che è cambiata”.

Trizzino, andiamo con ordine. Teme che il Movimento sia troppo concentrato su se stesso e perda di vista, da partito di governo quale è, le questioni chiave del momento, dalla partita difficile sul Recovery fund a Mes?
E’ proprio questo il punto. Dobbiamo affrontare una realtà complessa e che comporta l’utilizzo di risorse abbondanti. Ecco perché dico che anche il M5s deve concentrarsi sui fatti reali che interessano il Paese, sia sul fronte sanitario che economico. Senza trascurare neppure l’appello importante fatto dal premier Conte a individuare e coinvolgere le energie migliori presenti in Italia.

Tornando al Mes, lei crede che ne vadano utilizzate le risorse?
Il mio ragionamento è più ampio. Dico che le risorse economiche ci servono. I fondi del Recovery arriveranno con un certo ‘distanziamento’. Allora, l’alternativa è utilizzare fondi freschi e immediati. E questi, almeno per la spesa in ambito sanitario, non possono che arrivare dal Mes. Ecco perché serve un confronto.

Di qui il suo appello?
Dico una cosa semplice: studiamo e confrontiamoci seriamente con l’Europa. Basta urlare Mes sì-Mes no. Lavoriamo immediatamente su questo aspetto con l’Ue. Servono dati concreti e certi su quali siano le condizioni e gli interessi. Otteniamo dall’Ue un documento ufficiale. Così si potrà ragionare davvero. Dopodiché ci sarà un doveroso passaggio in Parlamento e lì ciascuno si assumerà la responsabilità delle proprie scelte.

Se arrivassero nero su bianco tutte le rassicurazioni, quindi, lei sarebbe a favore?
Sempre con un occhio vigile alle assicurazioni e ai contratti. Se risultassero convincenti per il nostro Paese, una volta fugato il pericolo troike e di fronte a un accordo scritto, non vedo quali possano essere le motivazioni per non prendere questi fondi. Abbiamo bisogno di interventi strutturali e profondi sui territori dove l’emergenza Covid sta facendo sentire tutto il suo peso.

Apriamo il capitolo M5s. Mentre prende forma il percorso per gli Stati generali, il rapporto con Davide Casaleggio diventa sempre più teso. Si arriverà alle carte bollate?
Non lo so, ma sarebbe un grave errore se accadesse.

Perché?
Dimostrerebbe che le basi su cui è costruito il Movimento non erano solide. Una cosa è certa: il M5s non può avere un proprietario, deve avere dentro di sé le condizioni per una vera democrazia. Bisogna che la democrazia diretta sia reale.

In questo ragionamento si innesta il nodo Rousseau.
Rousseau è al servizio del Movimento, è uno strumento interessante, ma è solo un primo passo per trasformarsi in reale meccanismo democratico. Se Casaleggio lo comprende, allora comprenderà anche che l’idea geniale di suo padre va attualizzata e contestualizzata alla realtà attuale. A quel punto potremo dire di aver superato questa fase difficile. Altrimenti dovremo certificare che le condizioni di base erano errate. La speranza è che gli Stati generali aiutino in questo senso.

Gli Stati generali, appunto. La convince il percorso tracciato dal capo politico Vito Crimi?
Sarei stato più favorevole a una formula congressuale da non sottoporre a Rousseau. In questo momento, infatti, secondo me, non ci sono le condizioni. Al suo interno abbiamo accettato chiunque, bastava una carta d’identità e un numero telefonico. Non conosciamo gli iscritti, a differenza degli altri partiti.

Riflessioni che, insieme all’ipotesi di una piattaforma alternativa, avete riportato nel documento consegnato a Crimi?
Sì. Una cinquantina di noi ha proposto l’idea di un vero e proprio congresso a partire dalla base. Per poi mettere ai voti le istanze più congeniali. Un voto da vedere, appunto, se svolgere o meno su Rousseau. Credo che sarebbe stato più giusto modificare e chiarire prima il rapporto con la piattaforma. Se per molti di noi, infatti, è da modificare, se persistono dubbi sulla sua capacità di essere organo deliberante, come possiamo utilizzarla per effettuare votazioni importanti?

E Crimi vi ha risposto?
Nessun risconto. Ma Crimi si trova in una posizione difficile e, tra l’altro, non potevamo avere una persona più equilibrata per reggere una situazione così complessa. Il problema della crescita del Movimento, però, rimane. Serve una guida strutturata e collegiale. Una guida presente e che, soprattutto, coinvolga pienamente i gruppi parlamentari. Serve attenzione e non distacco. Quello che ha fatto più male al M5s è stato, infatti, metterli da parte.

E’ possibile, infine, che Casaleggio voglia contare di più nel Movimento e soffra un po’ la distanza Milano-Roma?
Mi auguro che non sia così e che il suo sia solo attaccamento al pensiero di suo padre, rispetto al quale noi siamo tutti riconoscenti. Però, adesso, Il Movimento deve sganciarsi verso una crescita a cui ha pieno diritto.

 

 

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