Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Oggi si aprono le consultazioni e come di rito il Presidente della Repubblica ascolterà i presidenti di Camera e Senato, i capigruppo e il premier Monti per decidere a chi dare l’incarico per formare un nuovo governo. Anche se le elezioni del 24 e 25 febbraio non hanno incoronato nessuno, è pur vero che Pierluigi Bersani è stato il candidato con il maggior numero di voti ed è quindi logico, nonché quasi certo, che il Capo dello Stato affiderà proprio a lui un mandato esplorativo con il quale Bersani cercherà di raggranellare i voti necessari al Senato per formare un governo e avere la fiducia in Aula.
Qui i nodi vengono al pettine, perché Bersani è lungi dall’avere l’appoggio dei grillini, assolutamente necessari per ottenere la fiducia se non si vuole ricorrere al Pdl (opzione che solo qualche deputato del Pd ha il coraggio di sussurrare). Quindi? Bersani dovrà tornare da Napolitano, ma, svelano ad Affari fonti di via del Nazareno, il segretario Pd vuole chiedere al Colle di affidargli comunque l’incarico per poi presentarsi in Aula e chiedere i voti alla luce del sole. Lo scopo sarebbe quello di stanare i grillini e mostrare al Paese la palese mancanza di responsabilità di un movimento che condanna il Paese ad un nuovo voto. Un finale con fuochi d’artificio in Aula, coadiuvante per le prossime elezioni.
Napolitano però non ha intenzione di affidare l’incarico a Bersani se non avrà i numeri, ma preferisce mantenere in carica Mario Monti fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e delle successive elezioni. Ma Monti non vuole assolutamente continuare a ‘tirare la carretta’ per altri sei mesi. Nell’immagine pubblica Scelta Civica è già il partito delle tasse e da qui all’autunno (data più probabile per il voto) di nuove tasse ce ne saranno di molte. A partire dall’aumento dell’Iva che dovrebbe salire al 22% a luglio. Ma anche la Tares, l’imposta comunale che sostituirà la Tarsu, sarà a detta degli amministratori locali una vera ghigliottina che svuoterà le tasche degli italiani degli ultimi spiccioli. A completare il quadro arriverà l’appuntamento con la legge di stabilità, la vecchia Finanziaria.
Tre appuntamenti che ridurranno a zero la possibilità di Monti di superare quota 10%, e che anzi, rischiano di affossare ancora di più un partito che, stando agli ultimi sondaggi, raccoglie il consenso del 6% degli italiani. Il Professore allora farà di tutto per evitare il ritorno alle urne e soprattutto cercherà di convincere Napolitano ad incaricare Bersani.
