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Politica
Nomine, in Europa non si può prescindere dall'Italia. Ecco perchè
(Fonte immagine: IPA) 

Nella Ue non si può prescindere dall'Italia. Ecco perchè

Sarà sicuramente un Consiglio Europeo assai impegnativo e teso quello di domani e venerdì a Bruxelles, chiamato a decidere i top jobs della nuova commissione e del consiglio europeo. Le parole alla Camera di una più che mai combattiva Giorgia Meloni lo testimoniano plasticamente. La decisione abbastanza irrituale dal punto di vista istituzionale presa dai negoziatori di dare il via libera a Von der Leyen per la commissione all’ex premier portoghese Antonio Costa per il Consiglio e alla premier estone Kaja Kallas come Alto rappresentante per l’Ue.

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Una scelta operata nella notte dopo una riunione in videoconferenza tra Pedro Sanchez, Emmanuel Macron, Donald Tusk per la Polonia, Olaf Scholz e il quasi certo neo presidente della Nato Mark Rutte. Probabilmente questo accordo sarebbe dovuto rimanere segreto fino a domani, ma la sostanza certo non cambia. Popolari socialisti e liberali continuano a voler giocare uno schema che almeno in parte e soprattutto in alcuni paesi, come i due principali dell'Unione, Germania e Francia, è stata sonoramente bocciata dal voto dei cittadini, mentre il governo Meloni è l'unico o quasi uscito rafforzato dal voto delle europee. Su queste basi si apre un Consiglio europeo forse tra i più tesi degli ultimi anni, ed non è difficile pronosticare anche una clamorosa astensione di Meloni, magari seguita dal premier ungherese Orban e da quello ceco.

Quello che risulta difficile capire è questa ostinazione da parte di socialisti e liberali nel voler a tutti i costi escludere dalle trattative un paese fondatore come il nostro solo perché è governato da un governo di centro destra. E’ una pratica che non tiene conto del rango del peso specifico e del voto dei cittadini e che non può che non tenere ancora più lontani i cittadini dalle urne.Diversi media internazionali, dopo l'accordo emerso sui top jobs Ue, hanno fatto sapere che Ursula von der Leyen però negozierà direttamente con Giorgia Meloni per la futura maggioranza Ue, non in quanto leader dei Conservatori Ue, ma in qualità di premier italiana, per decidere quale sarà il portafoglio riservato all'Italia nella prossima Commissione europea.

Secondo quanto appreso dalla Faz, nel pomeriggio i negoziatori del Ppe dovrebbero avere un colloquio proprio con Meloni, per informarla. Inoltre, secondo quanto riportato da Bloomberg, “all'Italia verrà offerta la possibilità di ricoprire un ruolo di alto livello nella prossima Commissione europea" in cambio del sostegno all'accordo raggiunto tra Popolari, Socialisti e Liberali sui nuovi vertici Ue. Si fa con insistenza il nome di Raffaele Fitto, ministro degli affari Europei che a Bruxelles accoglierebbero a braccia aperte. Ma Giorgia Meloni conoscendola non è certo donna che si fa imporre a chicchessia una linea politica o è ancora meno incline ai compromessi al ribasso. Macron e Scholz dovrebbero saperlo bene sulla propria pelle sulla scorta di quello accaduto di recente al G7. Ma occorre anche dire che, come ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani, esponente di spicco dei popolari europei per oltre un decennio, l'accordo sui nomi operato dai negoziatori non chiude certo la porta a cambiamenti e "Bisogna vedere come è la trattativa. Le trattative vere - aggiunge - devono ancora cominciare. È ancora lunga la partita.

È chiaro che Meloni deve puntare i piedi. Ha ragione a dire che ci può anche essere una decisione a maggioranza, ma non si può tenere fuori un paese come l'Italia. Meloni non è solo il capo di Ecr, è anche il presidente del Consiglio di un governo dove c'è anche il Ppe dentro".

Certo la strada è in salita, ma questo era già noto da tempo e la Meloni è abituata da sempre, come racconta anche lei, da buona underdog, ad affrontare ostacoli e difficoltà, per poi molto spesso riuscire a superarli. Ieri dicono si sia negata al premier greco Mitsotakis, che prova a mediare come esponente del PP, sicuramente più ragionevole e vicino alla premier del “falco” Tusk con il vento avvelenato per il fatto che Ecr sia il gruppo a cui aderiscono i rivali del Pis.

La battaglia insomma è appena agli inizi. Ma in casi come questi occorrerebbe forse maggiore unità per interesse nazionale e non far prevalere gli interessi di parte, come si è potuto ben vedere durante il dibattito alle camere. E il messaggio fatto trapelare dal Quirinale, dove Sergio Mattarella ha ricevuto la presidente del consiglio e i ministri preposti proprio in vista del delicato Consiglio, pare proprio orientato verso quello che dovrebbe essere il chiaro intento comune per un paese importante come l’Italia in seno al Consiglio. Il capo dello Stato, pur facendo presente che non è tra i suoi compiti quello di entrare nelle dinamiche dei negoziati per la composizione dei Top Jobs o delle istituzioni politiche dell'Unione europea, avrebbe sottolineato solo che "non si può prescindere dall’Italia". Già ed è proprio per questo che il premier ha tutta l'intenzione di fare sentire alta la sua voce in quello che appare già come una lunga ed estenuante trattativa a Bruxelles, che vedrà come spesso accaduto in passato, anche lunghi bilaterali notturni nelle hall dell’Hotel Amigo, che ospita gran parte delle delegazioni europee.






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