Dopo il referendum perso, per il ministro della Giustizia comincia un processo molto personale: quello alla sua conferma. E in Veneto i posti sicuri scarseggiano.
Dopo aver passato anni a occuparsi di processi, Carlo Nordio rischia di finire imputato nel più spietato dei tribunali: quello delle liste elettorali. Il ministro punta a un posto da capolista in Veneto, ma in Fratelli d’Italia sembrano essersi accorti che i seggi sicuri non crescono sugli alberi. E che con le preferenze servono candidati capaci di portare voti, non soltanto codici commentati.
Dal Guardasigilli al salvagente
Secondo il Fatto Quotidiano, ai vertici di FdI il “problema Nordio” esiste. La separazione delle carriere, di cui era stato il frontman, è stata bocciata alle urne e il ministro avrebbe scelto da allora un profilo assai più prudente. Traduzione: meno rivoluzioni, più ordinaria amministrazione e soprattutto nessun altro incendio prima del 2027.
In Veneto, però, la fila è lunga: parlamentari uscenti, consiglieri regionali, eurodeputati. Tutti con una qualità che, quando si aprono le urne, pesa parecchio: le preferenze. Nordio rischia invece di presentarsi con un curriculum prestigioso e un elettorato da cercare col lanternino.
Il tutor meloniano
Il quadro raccontato dal Fatto è ancora più saporito: da mesi Nordio sarebbe politicamente affiancato — qualcuno direbbe commissariato — da Chiara Colosimo, presidente dell’Antimafia e fedelissima di Meloni. Una specie di tutor ministeriale: non per spiegargli il diritto, ma forse il partito.
E così l’uomo che più volte ha evocato il ritorno agli studi potrebbe essere accontentato. Non per vocazione, ma per esubero politico. A ottant’anni, nel 2027, Nordio potrebbe scoprire che il vero giudizio definitivo non lo emette una Corte: lo firma la segreteria del partito.


