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Politica

È stato abilissimo Renzi a stanare Grillo. Proprio sul suo terreno. Se vuoi che rinunci ai 40 milioni di rimborsi,  ha detto Matteo, tu vota con noi la riforma dello stato e la legge elettorale. Altrimenti, sarai tu ad essere un buffone. Geniale il segretario nella mossa. E prevedibile, il comico,  nella risposta. Restituisci tu i soldi, e andiamo a votare col mattarellum. Le riforme con te non le faccio. Ora, a parte il fatto che il mattarellum, in ogni caso, andrebbe riscritto, perché attualmente la legge in vigore è un proporzionale puro con preferenza, Grillo ha ribadito, ancora una volta, di essere indisponibile a legiferare con qualsiasi altro partito. Amen. Almeno, per l'ennesima volta, l'abbiamo capito.

Ma il punto non è questo. Renzi è partito alla grande ma deve subito chiarire che la sua è una politica di proposte e non di annunci o strategie. Se il segretario ritiene giusto rinunciare ai rimborsi, lo faccia in ogni caso. A prescindere dalla tattica con Grillo. Altrimenti resta il dubbio che le sue siano geometrie di dalemiana memoria prive di contenuto. Sulla questione, ieri, ha risposto anche Alfano. Rinuncia subito ai rimborsi e non aspettare il 2017, ha detto il leader del NCD. Noi siamo disponibili, tanto, non abbiamo neanche un euro da perdere. Sfide incrociate su un argomento che ha tanta presa sulla gente, certo, ma che, di fatto, sono in pochi a volere. I soldi alla politica servono. Il M5S ci ha rinunciato, certo. Ma se non ci fosse Grillo che riempie le piazze, siamo sicuri che i grillini non avrebbero bisogno di contributi?

Strani politici i nostri. Ogni volta che li incontro, sia in diretta durante Linea d'Ombra, sia a telecamere spente, mi dicono, quasi tutti, di essere contrari all'abolizione del finanziamento pubblico. Che la politica ha dei costi e che non sanno come potranno fare quando non ci sarà più. Ma che hanno dovuto votare la legge "perché così voleva la gente". Un decreto fatto per ascoltare la pancia, dunque, che però rischia di fare ancora più danni della legge attuale sui rimborsi elettorali. Contraddizioni e limiti sia nel metodo sia nel merito, mentre in tutto il resto d'Europa il finanziamento pubblico esiste ed è fondamentale per la democrazia dei partiti.

Andiamo con ordine. Innanzitutto tutto la forma. Non è stato abolito il finanziamento pubblico. Sono stati aboliti i rimborsi ed è stato re-introdotto il finanziamento pubblico. Ma non solo. Il decreto deve passare, e quindi potrà essere modificato, da Camera e Senato. E, in ogni caso, entrerà a regime nel 2017. Quindi tutto questo trionfalismo è, per lo meno, esagerato. Perché reintrodotto? Perché con l'escamotage del 2 per mille si ripristina una forma di finanziamento pubblico, anche se, questa volta, volontario. E qui il mio dubbio, che riguarda la questione metodologica. Se io segnalo nella dichiarazione dei redditi che devolvo il mio 2 per mille a Scelta Civica, ad esempio, non rischio di cozzare con l'articolo 48 della Costituzione secondo cui il voto è segreto? Il mio commercialista, e chiunque a quel punto, saprebbe a chi ho dato i miei soldi e quell'indicazione potrebbe tradire la segretezza del mio voto. Certo, io posso donare i soldi anche a un partito che non voto, ma il dubbio resta ed è fondato.

C'è poi la parte che riguarda il finanziamento privato, e qui entriamo nel merito della questione. C'è un tetto di 300mila euro per le persone fisiche e uno di 200 per quelle giuridiche. Bene. Ma perché una persona o un'azienda dovrebbe finanziare un partito, senza aspettarsi nulla in cambio? Antonio Di Pietro ha parlato di "ingegnerizzazione della tangente". Un imprenditore, seppur benestante, finanzia un partito, lo fa alla luce del sole, certo, ma non lo fa per beneficenza. E il partito, che sa di aver bisogno di altri contributi, può restare insensibile alle richieste dello stesso imprenditore? Finché in questo Paese gli appalti, le nomine e, quindi, il potere, passano attraverso la politica, l'abbraccio con le imprese può essere mortale. La politica ha bisogno di soldi e gli imprenditori hanno bisogno della politica.  Il pericolo di scambi, a vantaggio dei singoli e a discapito della collettività  è evidente. Certo, la trasparenza dei bilanci e dei nomi dei finanziatori rende tutto più limpido. Ma il rischio di pasticci sussiste.

Tornando al neo segretario del Pd. Se ritiene sia una cosa giusta rinunci ai rimborsi ma se, come è comprensibile, pensa che quei soldi alla fine servano, non li usi come espediente e si adoperi per modificare il decreto Letta, che con tutte le sue opacità, deve essere cambiato. Ma con cura, perché la pancia della gente, di certo non capirebbe.

Twitter@AdriSantacroce
Adriana Santacroce

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