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Palazzi & potere
FERRI: I COMPLESSI ITINERARI PER RIFORMARE LA GIUSTIZIA

Molto intensa, in questi ultimi anni, l'attività normativa con la quale il Governo e il Parlamento stanno ridisegnando il sistema giudiziario sul piano della riforma dei riti e dell'organizzazione dei servizi. Ne abbiamo parlato con il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. 

 

Riformare la giustizia è un percorso complesso che deve tener conto di una pluralità di fattori eterogenei (dalla geografia giudiziaria alla litigiosità, dalla qualità delle norme alla struttura del processo) sui quali incidere in vista di un obiettivo unitario: rendere ai cittadini un servizio efficiente e di qualità ed accrescere il livello di accountability richiesto dal mercato per far sì che la Giustizia torni ad essere una risorsa per il Paese. Sono visibili a tutti le pietre miliari che scandiscono questo itinerario: investimenti nell'innovazione e nei programmi assunzionali; semplificazione dei processi nel rispetto delle garanzie costituzionali; specializzazione dei magistrati; dialogo con l'Avvocatura e le altre professioni; nuove formule organizzative per creare economie di spesa e produttive sinergie tra tutti i soggetti coinvolti nel processo. 

 

A proposito di attori processuali, lei è un magistrato: questo l'aiuta a comprendere meglio i problemi che affliggono la giustizia italiana? 

 

Desidero ribadire, ancora una volta come la magistratura italiana dia quotidianamente prova di essere professionalmente all'altezza dei molteplici, gravosi e delicati compiti richiesti dall'esercizio della giurisdizione. I magistrati italiani sono tra i più produttivi d'Europa nonostante gli ostacoli che ancora si frappongono ad un modello di amministrazione efficiente, che stiamo man mano affrontando. Conosco bene molti dei fattori che rallentano il servizio ed indeboliscono all'esterno, non solo l'immagine della giustizia ma l'essenza stessa del lavoro del giudice. Per costruire, mattone su mattone, un sistema davvero moderno e coerente bisogna dunque garantire ai magistrati - così come agli avvocati - tutti gli strumenti operativi necessari e creare, al tempo stesso, un contesto normativo adeguato e funzionale. 

 

A quali misure, in particolare, si riferisce? 

 

Penso prima di tutto agli interventi di natura deflattiva che hanno interessato il settore civile e quello penale, i quali riflettono una precisa scelta culturale che non significa arretramento dello Stato ma, al contrario, contribuisce a rendere più efficace la risposta di giustizia. 

In questo quadro è stata attuata la degiurisdizionalizzazione nella composizione dei conflitti che oggi - con la mediazione obbligatoria, la negoziazione assistita e la risoluzione telematica delle controversie transfrontaliere per i consumatori - costituisce un sistema apprezzato a livello europeo che procede verso i correttivi migliorativi proposti dalla commissione di studio ministeriale sulla riforma delle ADR. Di pari passo sono stati semplificati il rito in Cassazione e, da ultimo, i procedimenti in materia di protezione internazionale mentre sulla deformalizzazione del processo civile punta il DDL delega all'esame del secondo ramo del Parlamento. 

 

 

E dal versante del processo penale? 

 

Analogamente, si è consolidato il disegno riformatore della sanzione penale in chiave moderna con il duplice obiettivo di recuperarne l'effettivita' e concorrere a deflazionare il processo penale. Alla sanzione penale oggi si fa ricorso quando è richiesto un superiore grado di afflittività per la natura degli interessi da proteggere (ambiente e caporalato, ad esempio) e per combattere le più moderne minacce del crimine (terrorismo e reati transfrontalieri). La grande novità sta nella riduzione del ricorso alla sanzione penale in base ad una rivisitazione del principio di offensività in chiave concreta, come è accaduto con la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e con la depenalizzazione e l'abrogazione che hanno trasformato alcune fattispecie criminose in illecito amministrativo e altre in illeciti puniti con sanzioni pecuniarie civili, facilitando l’incasso delle sanzioni evitando un processo costoso come quello penale. 

 

A cosa pensa per perfezionare il percorso riformatore in atto? 

 

In questa rinnovata cornice strutturale credo sia fondamentale puntare sulla qualità degli apporti professionali richiesti agli attori processuali. 

Per la magistratura la sfida viene dall'organizzazione del lavoro nonche' - e cio' l'accomuna all'avvocatura - dalla specializzazione e dalla formazione all'insegna della multidisciplinarieta' per rinsaldare la visione della realtà da parte della giurisdizione con le esigenze del mercato e con una domanda di tutela di diritti sempre più composita. 

Mi sembra inoltre fondamentale il tema della responsabilizzazione delle parti processuali al fine di scongiurare l'uso strumentale dei processi. In quest'ottica la legge delega di riforma del processo civile potenzia le misure a carico della parte soccombente in mala fede con nuove sanzioni sia a titolo di responsabilità aggravata sia in sede di regolamento delle spese. Ritengo meritevole di approfondimento la possibilità di applicare questi principi al processo penale per contenere ulteriormente l'abusivo ricorso alla querela e per riflettere sull'estensione dello stesso regime alla denuncia non obbligatoria ed all'opposizione alla richiesta di archiviazione palesemente inammissibile.

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