L' Isis, Trump e la Cina: cosa c' è nell' agenda del mistero Trilateral - Affaritaliani.it

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L' Isis, Trump e la Cina: cosa c' è nell' agenda del mistero Trilateral

La differenza tra rischio e incertezza è che il rischio si può stimare, gestire, trasformare in probabilità. Incertezza è l' imponderabile che minaccia lo status quo. Sull' agenda dell' élite globale che partecipa alle riunioni della Commissione Trilaterale ci sono molte incertezze.  I complottisti - come il leghista Mario Borghezio che ha provato, senza successo, a superare la sicurezza dell' hotel dove si tiene il meeting - denunciano che nelle riunioni della Trilateral si decidono i destini del mondo. Magari nelle pause caffé viene scambiata qualche informazione sensibile. Ma più che governare il pianeta, da 43 anni banchieri, politici, giornalisti e accademici si riuniscono per cercare di capire che cosa sta succedendo e ascoltare punti di vista opposti. C' è un panel di discussione, poi il dibattito con la platea dei membri: dall' ex presidente della Bce Jean Claude Trichet all' ex numero uno del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il senatore a vita Mario Monti, il banchiere di Intesa Carlo Messina, l' ex rettore della Bocconi Carlo Secchi, presidente del ramo italiano della Trilateral, e così via. Vige la regola Chatham House: per garantire uno scambio di idee senza filtri (talvolta vivace), non si può attribuire una frase o una posizione a chi l' ha espressa. Lo scopo dei meeting non è raccogliere dichiarazioni, ma avere un quadro di quello che sta succedendo.

Pur rispettando questi limiti, è comunque utile spiegare un po' delle idee che circolano in questa élite globale che - per regola interna - non conta decisori politici in carica ma molti soggetti capaci, nei rispettivi campi, di influenzare gli eventi. Il tema in agenda più imminente è anche il più imponderabile: il prossimo presidente degli Stati Uniti. L' idea rassicurante che, alla fine, Donald Trump non vincerà mai non è così condivisa: i ragazzi che oggi tifano Bernie Sanders non sembrano intenzionati a passare con Hillary Clinton se sarà lei a ottenere la nomination democratica. E questo consegnerebbe la Casa Bianca a Trump che però, a sua volta, è odiato dal suo partito, i Repubblicani. Il fenomeno da osservare va oltre l' ascesa del miliardario di New York: per molti anni vasti segmenti della società americana sono stati esclusi dalla vita politica e ora reclamano il loro spazio, con una radicalità che potrebbe durare.

Il prossimo presidente americano, scrive stefano feltri sul fatto, sarà decisivo per capire che traiettoria seguiranno le varie crisi geopolitiche in corso.

Dalla Siria alla Libia al Libano a Israele. Le idee che circolano nella Trilateral sono le più diverse e rispecchiano le culture di appartenenza. Un elemento comune, però, si nota: nessuno vuole ripetere errori come l' invasione dell' Iraq nel 2003 o l' intervento in Libia nel 2011. Tra le lezioni apprese c' è quella che è inutile impegnare risorse militari e politiche nel tentativo di preservare Stati nazionali nati fragili e che ora, forse, hanno perso di senso.

Però bisogna evitare una segmentazione del mondo su faglie etniche e religiose. Proprio come l' Isis, tutto il quadro geopolitico oscilla tra una prospettiva statuale e una transnazionale. E nessuno può permettersi altri Stati falliti, troppo pericolosi.

La geopolitica non tollera vuoti: se il prossimo presidente Usa sarà più isolazionista di Barack Obama, si apriranno spazi per Russia e Cina. Sulla Russia, già due anni fa, la Trilateral era abbastanza netta in un suo rapporto: "La comunità internazionale dovrebbe sostenere quelli che si sentono isolati dal governo e promuovere un incrocio di idee tra la cittadinanza russa e il mondo al' esterno".

Poi c' è la Cina. Il fondatore della Trilateral, David Rockefeller, ha faticato parecchio per allargare il perimetro del gruppo asiatico della Trilateral che in origine - 1973 - si reggeva sul Giappone, che tuttora ha rapporti molto tesi con Pechino. Oggi i cinesi coinvolti nella Trilateral sono tanti e osservati con interesse, spesso enigmatici. L' approccio cinese ufficiale - ribadito con fermezza anche in uno spazio di dialogo protetto come la Trilateral - è che l' attuale ordine mondiale rispecchia i rapporti di forza del 1945, non quelli attuali.

Pechino vuole dare il suo contributo con una premessa: un mondo più cinese è un mondo più stabile, le riforme nell' economia e nella finanza servono a permettere alla Cina di interagire meglio con l' economia e le istituzioni globali. Per dominarle, non per uniformarsi agli standard occidentali. E le obiezioni sulla tenuta della crescita (sono credibili le promesse di una Pil a +7%?) e sulle violazioni dei diritti civili ottengono sempre la stessa risposta: dateci tempo.

Anche in Europa, ricordano i cinesi, sono passati quasi 200 anni tra la rivoluzione francese e il suffragio universale.

Visto dall' osservatorio della Trilateral il mondo è un po' troppo complesso per dominarlo con qualche complotto globale.