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Politica
Pd: è scontro aperto sulle candidature. Letta rinvia la direzione sulle liste

Big a rischio e scontri sui volti nuovi: ancora rinviata la direzione del Pd
 

Enrico Letta va ai tempi supplementari. Aveva promesso le liste nella giornata di Ferragosto, ma lo scontro tra le varie correnti del Pd è ancora in alto mare. Prima il rinvio dalle 11.00 alle 15.00, poi l'ulteriore spostamento alle 20.00, quindi l'ennesimo rinvio alle 21.30 di lunedì 15 agosto della direzione nazionale chiamata a votare l'elenco dei candidati a Camera e Senato. Il segretario le chiama “fisiologiche discussioni”, perché all'interno di un partito veramente plurale non si arriva con una lista calata dall'alto e ratificata dai dirigenti. Questo è il sottotesto nello storytelling del Dem, ma gli spifferi che dall'interno giungono fino ad affaritaliani.it riferiscono di un clima molto teso, nel quale diverse scelte della leadership Pd non vanno proprio giù alla base.

La situazione più eclatante è la ricandidatura di Pierferdinando Casini, sulla quale c'è un'autentica rivolta dei circoli del Pd: dopo Renzi, anche Letta vuole imporre l'ex Dc ed ex del Polo della Libertà in un territorio tradizionalmente sicuro, permettendogli così di arrivare all'undicesima legislatura. Giova ricordare che lo statuto del Pd prevede un massimo di tre mandati (15 anni consecutivi) e, anche se quest'anno ci saranno ampie deroghe per tutti, lo scarto tra l'intenzione e la realtà pare davvero stridente.

Non solo, nonostante a Ferragosto la maggior parte degli italiani abbia tutt'altro in mente, piuttosto che le liste del Pd, si registrano vibrate proteste per l'esclusione di Monica Cirinnà, per la quale si stanno muovendo le associazioni che difendono i diritti civili, ma anche di Giuditta Pini, 37enne deputata di Carpi che non ha certo demeritato nel corso del suo primo mandato alla Camera. La sua bocciatura – secondo i critici – trasforma in nonsense l'afflato di rinnovamento che ha spinto Letta ad invididurare cinque giovani, tra i 25 e i 33 anni, da inserire in lista. Sul piano anagrafico, i quattro anni in più della Pini non paiono una motivazione seria per lasciarla fuori, ma soprattutto dai territori arrivano eccezioni di tipo qualitativo, perché per far posto alle new-entry bisogna lasciar fuori qualche nome celebre.

Ad esempio a Milano, dove Paolo Romano tenta di fare il salto triplo da un consiglio di zona al Parlamento, sono a rischio uscenti come Emanuele Fiano e persino un volto nuovo – ma decisamente più famoso – come Pierfrancesco Maran, assessore con deleghe di peso dal 2011, prima con Giuliano Pisapia e ora con Beppe Sala, nonché recordman italiano di preferenze alle amministrative di solo un anno fa. C'è chi lamenta chi i giovani del Pd stiamo portando a casa ben più di quanto seminato, eppure i (determinatissimi) interessati si lamentano: dalla Campania non gradiscono la presenza di “paracadutati”, temendo che alle facce nuove venga riservato il ruolo delle “bandierine”, candidate per onor di firma, ma in posizioni non eleggibili.

Ogni “area” (corrente non va più molto di moda) ha le sue rimostranze, i suoi casi pratici sui quali puntare i piedi. Letta fin qui le ha governate con meno problemi di qualunque altro predecessore, ma con il taglio dei posti in Parlamento la quadratura del cerchio è diventata davvero difficilissima. La consultazione dei territori che ha prodotto un lungo elenco di proposte alla segreteria nazionale, si è tradotta in una serie di opzioni che stanno andando in scadenza: se la febbrile sintesi nella quale Letta è coadiuvato dal sardo Marco Meloni lascerà qualcuno appiedato, inevitabilmente verrà rinfacciato l'antico refrain del mancato ascolto della base. Insomma, una notte dei lunghi coltelli che non si è conclusa all'alba e che certamente non ha portato adeguato consiglio.

Si va avanti ad oltranza, in cerca di una soluzione che calmi i bollenti spiriti e sposti un po' più in là l'inizio della sfida per la successione di Letta. Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna pare stia scaldando i muscoli da parecchio e chissà che proprio dal suo territorio non arrivi una spinta decisiva, anche perché trasversale alle immarcescibili correnti.

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