Il commento
Le chiamano “bolle”, che sono né più né meno la trasposizione su internet del cosiddetto circolino: ascolto solo ciò che è vicino alle mie idee, mi conforto parlando con persone che la pensano come me e mi convinco che il mondo che mi circonda abbia una sensibilità affine alla mia. Vero? Sbagliato. Gli algoritmi di moderna concezione – grazie, Mark Zuckerberg – ci hanno sostanzialmente tolto il gusto del dibattito e del “diverso da noi”.
Insomma, per dirlo in maniera brutale, l’algoritmo ci ha rincoglionito. E quando ci imbattiamo in chi la pensa come noi e che, nel mondo reale, sta spopolando, ci troviamo con armi spuntate a guardare con gli occhi di Bambi dopo l’omicidio della mamma quello che succede intorno a noi. Così, ci svegliamo un giorno e troviamo l’Afd al 44% in Sassonia. Oppure, nel tempio del business old school, Villa d’Este a Cernobbio, capita di imbattersi in Roberto Vannacci, in giacca e cravatta d’ordinanza. Il punto dunque è semplice: chi si stupisce o, peggio ancora, grida allo scandalo per l’invito non ha capito niente. È successo anche a Ceglie Messapica, quando La Piazza ha scelto di invitare l’ex generale: polemiche sterili e verbose, con qualche strepito perfino sul palco.
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Ma se non si conosce il fenomeno Vannacci, se non lo si esplora, se non gli si chiede come pensa di spendere i soldi del Pnrr, o come vuole trovare le risorse per abbattere il costo dell’energia, allora gli si lascia campo libero. Bene hanno fatto a invitarlo a Cernobbio, perché in questo momento escluderlo significa sostanzialmente lasciargli campo libero e permettergli, oltretutto, di giocare il ruolo della vittima. Il generale è una persona di grande spessore e intelligenza, che dice cose che colpiscono la pancia del Paese. L’hanno già fatto, in tempi più o meno recenti. E l’unico modo per arginare questo populismo di basso livello è contrastarlo con i fatti, non certo con una censura sterile che inevitabilmente porta al malcontento delle persone.
Perché intanto monta l’insoddisfazione. Fuori dalle nostre bolle la gente chiede sicurezza, prima di tutto. Hai voglia a spiegare che i crimini si sono ridotti e che Milano era assai più insicura un tempo: i maranza, la movida selvaggia, le continue aggressioni anche a sfondo sessuale che rimbalzano sul web hanno dato alla gente una percezione di insicurezza costante. O si interviene, sdoganando rapidamente l’assurdo per cui certi temi sono di destra, o si viene travolti dalla fiumana di Vannacci. Sul palco de La Piazza anche un uomo ragionevole come Angelo Bonelli ha dovuto ammettere che per troppo tempo si è lasciato che certe battaglie fossero solo di una parte.
E l’economia? Il governo ha giustamente festeggiato il record di longevità, ma i salari sono fermi al 1992 o giù di lì. Il pil è cresciuto meno dell’area Euro. Dati che non possono essere lasciati al caso solo perché – e nessuno vuole togliere meriti all’esecutivo – si è ottenuta una notevole stabilità ormai dimenticata. In autunno il prezzo delle bollette schizzerà alle stelle e ci saranno tensioni sociali pesanti. Non si tratta di fare l’uccello del malaugurio, ma di mettere in fila i numeri. Oggi il pieno di benzina costa il 18% in più rispetto allo scorso inverno, un salasso che verrà reso ancora più drammatico dall’inevitabile stangata di quando si accenderanno i termosifoni. E il carrello della spesa, schizzato nel post-Covid, tornerà a galoppare senza freni. Mala tempora currunt sed peiora parabunt.
O si mette Vannacci di fronte alla necessità di parlare di cose concrete e non solo di temi astratti – e chi meglio di un ex commissario Ue può farlo – oppure se lo si bandisce da ogni talk e da ogni kermesse gli si permette di continuare a raccontare slogan. Ora, se il generale troverà le giuste misure, sarà stato più bravo degli altri e meriterà di governare, se otterrà adeguato consenso. Ma visto che bacchette magiche in giro non si vedono, perché continuare a inneggiare all’ostracismo di chi potrebbe, domani, rappresentare l’ago della bilancia alle prossime elezioni? Lasciamolo parlare, diamogli spazio: e studiamo, da bravi giornalisti fuori dalla bolla, emozioni e reazioni, ma anche ricette e strumenti. Altrimenti, avrà già vinto prima ancora di iniziare la campagna elettorale.


