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Politica
Ok alla prescrizione lunga. Scontro Pd-Ncd

Prescrizione più lunga per tutti i reati e in particolare per quelli di corruzione. L'aula della Camera ha approvato la riforma della ex Cirielli con 274 sì, 26 no, 121 astenuti. Hanno votato a favore Pd, Fdi, Per l'Italia-Centro democratico e Scelta civica. Hanno votato contro Lega, Forza Italia e Psi. M5s, Sel e Area popolare (i centristi Ncd-Udc) si sono astenuti.
 
Il momento di tensione più alto della giornata, però, si è registrato il mattinata quando il Pd ha mantenuto il punto sull'articolo 1 del ddl sulla prescrizione. E gli alfaniani, arrabbiati, hanno annunciato prima il no, poi l'astensione sul voto finale "in attesa di quanto accadrà al Senato con la seconda lettura". L'aula della Camera, infatti, aveva bocciato l'emendamento soppressivo del testo presentato dal deputato Alessandro Pagano, capogruppo in commissione Giustizia di Area popolare e altri due emendamenti identici a questo. I voti contrari erano stati 337, i favorevoli 40 e gli astenuti 19. Il testo riguardava l'aumento della metà dei termini per i reati di corruzione ( articoli 318, 319 e 319 ter del codice penale).
 
Tensioni e spaccature. Una bocciatura con cui si è acuita la spaccatura dentro alla maggioranza. All'indomani delle dimissioni del ministro Maurizio Lupi, la strategia imboccata da Ncd per alzare la voce all'interno del governo non prevede alcuna richiesta di dimissioni dei sottosegretari indagati (su cui peraltro il premier Matteo Renzi ha già parlato chiaro) ma un pressing, veemente, sulla riforma delle intercettazioni. Una insistenza arrivaat in un momento cruciale per due ddl chiave, che oggi sono approdati in aula: il primo, quello sulla prescrizione, poi approvato a Montecitorio. Il secondo, sull'anticorruzione, illustrato venerdì a Palazzo Madama dal relatore Nico D'Ascola dopo il problematico via libera della commissione Giustizia.
 
Alla Camera, Ncd si è mostrata furibonda perché - come dice Pagano - "il Pd ha rotto i patti". Sulla corruzione l'accordo era che fosse pari al massimo della pena più un quarto. L'accusa degli alfaniani: "Loro l'hanno raddoppiata". Ma, sempre in aula, la replica del ministro Andrea Orlando era stata immediata: "Respingo l'accusa di aumentare in modo irragionevole e senza un disegno di insieme i tempi di prescrizione e quindi di conseguenza i tempi del processo". La possibilità di "coordinare" le norme sulla prescrizione "con interventi che devono incidere sulla ragionevole durata processo e sulle modifiche delle pene per alcuni tipi di reato sarà riservata alla seconda lettura in Senato".
 
La presidenza della Camera ha poi applicato l'articolo del regolamento che permette di ridurre il numero degli emendamenti, passando così da circa duecento a una settantina. La presidenza non ha inoltre ritenuto ammissibili alcuni emendamenti (fra i i quali i 5.2 e 5.3) presentati dai deputati Ncd Nunzia De Girolamo e lo stesso Pagano.
 
Prima del voto sull'emendamento bocciato, Pagano aveva anche dichiarato: "Ncd in modo convinto chiede l'abrogazione dell'art 1, e non è vero che così il provvedimento decade perchè rimangono in carico altre norme che portano il totale della prescrizione a 16 anni, che non è un termine leggero". Poi aveva ribadito che in caso contrario il suo gruppo dirà no all'articolo 1 del ddl con "le conseguenze che ne deriveranno nel voto finale".

Ma dopo le parole del Guardasigilli, Pagano aveva teso a mitigare la propria posizione: "Le parole di Orlando sono state rassicuranti. E' chiaro che nella seconda lettura del provvedimento, così come ha detto il ministro, ci sarà una rivisitazione complessiva sui tempi del processo. Il nostro potere contrattuale al Senato è ulteriore elemento di garanzia, per questo ci asterremo sul voto finale. Non c'è alcun motivo per votare contro". Insomma, il no minacciato viene derubricato ad astensione.
 
Vero è che qualche minuto dopo Orlando sottolinea ancora: "Ci sono valutazioni che possono essere prese in considerazione, altre che non mi sento di condividere, valuteremo nel passaggio del Senato" ma "sull'impostazione della prescrizione non credo si possa tornare indietro".
 
I via libera. A seguire, in aula era stato approvato l'articolo 1 del ddl il quale prevede che per i reati di corruzione propria, impropria e in atti giudiziari i termini della prescrizione sono aumentati della metà. Il via libera è arrivato con 270 sì, 117 no e 41 astenuti. Area popolare e Forza Italia hanno votato contro, M5s si è astenuto.
 
Subito dopo, via libera anche all'emendamento a firma della deputata Pd Alessia Morani approvato quasi all'unanimità a Montecitorio. Prevede che il termine di prescrizione per i reati di maltrattamenti in famiglia, tratta di persone, sfruttamento sessuale di minori, violenza sessuale e stalking contro i minori partirà dal compimento dei 18 anni di età della vittima, e non più dal compimento dei 14, salvo che l'azione penale non sia stata esercitata in precedenza, caso in cui il termine  decorre dall'acquisizione della notizia di reato.
 
Le reazioni. A commentare la giornata sono tanto Sel quanto il Movimento 5 Stelle. A sinistra, è il capogruppo dei vendoliani, Arturo Scotto, a dire: "Sulla prescrizione volano stracci tra Pd e Ncd. La maggioranza si spacca sulla giustizia: sono i primi contraccolpi del dopo Lupi. Ora Renzi spieghi se è la vigilia di una crisi di governo o il solito valzer di ministeri che si risolverà con l'assegnazione di qualche poltrona. Evidentemente la Prima Repubblica non muore mai".
 
Per i grillini, invece, sono i deputati che fanno parte della commissione Giustizia a dire: "Siamo gli unici ad aver portato al centro del dibattito sulla prescrizione le vittime dei reati. Tutti a difendere gli indagati, e nessuno a parlare di chi ha subito il reato, sia esso un singolo o un'intera comunità. Avevamo formulato proposte e aperture a questo Governo. Il risultato è stato porte chiuse e un'arroganza totale nel voler decidere. Se ne assumono la responsabilità, soprattutto quando i processi non consegneranno alla Giustizia i colpevoli. L'astensione è quindi una scelta obbligata. La strada scelta ancora una volta è opaca, di mezze intenzioni perché la maggioranza di governo è un coacervo di diversi e particolari interessi in materia di giustizia, ci sono tutti gli interessi possibili meno che l'interesse per i cittadini onesti".

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