Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Primarie campo largo, l’unico precedente è del 2005: come funzionano e quali sono i quattro nodi da sciogliere

Primarie campo largo, l’unico precedente è del 2005: come funzionano e quali sono i quattro nodi da sciogliere

Un solo precedente, nel 2005, e quattro domande aperte: chi vota, come si vota, se ci sarà ballottaggio e chi potrà candidarsi. La guida alle primarie del campo largo.

Primarie campo largo, l’unico precedente è del 2005: come funzionano e quali sono i quattro nodi da sciogliere

Primarie campo largo, che cosa sono e come funzionano

Le primarie del campo largo non sono le primarie del Pd. È la prima cosa da chiarire, perché nel dibattito di questi giorni i due piani si sovrappongono di continuo. Le primarie di partito scelgono solo il segretario dem. Le primarie di coalizione – quelle di cui si discute ora – dovrebbero scegliere invece il candidato premier dell’intero centrosinistra, mettendo sullo stesso piano Pd, M5s, Avs e gli altri alleati. È uno strumento che nella storia italiana affonda le radici prima ancora della nascita del Pd, e che ora la nuova legge elettorale rende quasi obbligato.

Infatti, la riforma elettorale approvata alla Camera il 16 luglio (217 sì, 152 no) obbliga le coalizioni a depositare il nome del candidato premier insieme al simbolo, pena l’inammissibilità della lista, e assegna un premio di 70 deputati e 35 senatori a chi supera il 42% dei voti. Una norma che pone il centrosinistra nella condizione di sciogliere per tempo il nodo della leadership.

Leggi anche: Elezioni 2027, Decaro avvisa il Csx a La Piazza: “Non ho paura delle Primarie. Continuerò a fare il presidente della regione”

Il precedente: le uniche vere primarie di coalizione

C’è un solo precedente pieno di primarie di coalizione nella storia politica italiana, ed è precedente alla nascita del Pd: quello de L’Unione, il 16 ottobre 2005. Fu Romano Prodi, insieme ad Arturo Parisi, a lanciare l’idea nella primavera di quell’anno. L’11 luglio 2005 i partiti della coalizione firmarono il “regolamento quadro per le primarie”, e la consultazione si tenne tre mesi dopo, per scegliere il candidato comune alla presidenza del Consiglio in vista delle elezioni politiche del 2006 (non nel 2006: quello è l’anno del voto politico, non delle primarie). Le regole, per l’epoca, erano già sorprendentemente aperte: potevano votare, anche senza tessera elettorale, gli immigrati residenti da almeno tre anni in Italia, gli studenti e i lavoratori fuori sede purché registrati entro una data fissata, i diciottenni e gli italiani all’estero. Bastava presentarsi al seggio con un documento d’identità, sottoscrivere il “Progetto” dell’Unione e versare un euro simbolico.

Il risultato fu clamoroso per partecipazione: circa 4,3 milioni di elettori, con sette candidati in corsa (tra cui Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio). Prodi vinse con il 74,1% dei consensi. La coalizione dell’Unione vinse poi davvero le elezioni politiche del 2006, portando alla formazione del secondo governo Prodi – anche se l’esecutivo cadde dopo appena due anni.

Le quattro domande ancora senza risposta

A oggi non esiste un regolamento condiviso per l’edizione 2026-2027. Restano aperti quattro nodi:

Chi può votare? L’ipotesi più probabile resta quella delle primarie aperte anche ai non iscritti – lo stesso modello del 2005, e quello che il Pd usa da anni per eleggere il proprio segretario. Il Pd pone però una condizione: il sistema dovrà garantire l’identificazione certa dell’elettore, impedire i voti multipli e assicurare controlli sufficienti sulla regolarità del voto. Resta da decidere se prevedere una pre-registrazione nei giorni precedenti, come nel 2005, oppure un accreditamento diretto ai gazebo con un documento d’identità.

Gazebo o voto online? Il Movimento 5 Stelle preme perché la scelta del leader avvenga online, forte di un’organizzazione digitale che il Pd non ha; il Pd, per storia e cultura militante, vuole invece i gazebo fisici. Un possibile scambio, secondo alcune fonti interne, potrebbe essere concedere l’apertura al voto online in cambio del ballottaggio.

Turno unico o ballottaggio? Se i candidati in corsa dovessero essere più di due – come nel 2005, quando furono sette – un ballottaggio permetterebbe ai voti di convergere su un solo nome, evitando che il vincitore emerga con una minoranza relativa.

Chi può candidarsi? La corsa resterà riservata ai leader indicati dai partiti della coalizione, oppure potranno scendere in campo anche personalità esterne? È lo spiraglio da cui filtra l’ipotesi Silvia Salis, la sindaca di Genova sponsorizzata da Matteo Renzi come possibile federatrice, pur tra le sue reiterate smentite.

Le due leadership più esposte restano quelle di Elly Schlein e Giuseppe Conte, che oggi rappresentano i nomi politicamente più forti in campo, ma nei rispettivi partiti cresce la consapevolezza che sbagliare le regole del gioco potrebbe condizionare l’esito della sfida ancora prima che cominci. Dentro il Pd, peraltro, non c’è nemmeno unanimità sull’opportunità di andare comunque ai gazebo: c’è chi, come Roberto Speranza, li considera “un errore politico da evitare” e propone di aggirare l’obbligo di legge con una candidatura simbolica, e chi invece, come Gualtieri e Gentiloni, chiede di fissare al più presto data, regole e organismi di garanzia per non restare bloccati per mesi.

LEGGI LE NEWS DI POLITICA