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Referendum istituzionale: il Corriere della Sera con il premier

Referendum di ottobre: cauto ‘endorsement’ di Fontana, direttore del Corriere della Sera, nei confronti di Matteo Renzi

Referendum istituzionale: il Corriere della Sera con il premier
corriere della sera 2 febbraio ape

Il referendum sulle riforme istituzionali di ottobre, insieme alle prossime amministrative in programma (primo turno) il 5 giugno, rappresenta indubbiamente l’appuntamento più importante di questa legislatura, vuoi per i significati simbolici legati alla “Costituzione più bella del mondo” vuoi per il fatto che il premier, a torto o a ragione, l’ha voluto caricare di significati politici su lui stesso e sul suo governo.
In questa ottica oggi sul Corriere della Sera il direttore Luciano Fontana cerca di posizionare la sua corazzata in vista delle prossime (decisive) battaglie. Il Corriere ha tenuto finora una linea mista sul premier; fin quando c’era Ferruccio de Bortoli esplicitamente ostile (tanto che è stato sostituito) e successivamente, cautamente attendista. Fontana è un giornalista pacato e attendista che ha una storia caratterizzata “a sinistra”; un passato nella FGCI di Frosinone e l’inizio della carriera con Emanuele Macaluso all’Unità  nel 1986, quindi in era ancora comunista. Del 1997 è l’entrata al Corriere della Sera e del 2003 è la nomina a vice direttore con Stefano Folli, carica mantenuta con Paolo Mieli. Dal 2015 Direttore dell’ammiraglia della stampa italiana ha sposato -come detto- finora, le ragioni della sinistra ma in modo riflessivo e propositivo. Sulla fondamentale questione del referendum ha assunto un ruolo favorevole ma con saggezza e circospezione ne parla sempre illustrandone sia gli aspetti postivi che quelli negativi tenendo ben presente, come bussola, quella dell’”conoscere per deliberare ” di einaudiana memoria.

Dunque scrive oggi esplicitamente “Compito di un giornale e del sistema dell’informazione non può e non deve essere, nei prossimi mesi, quello di indossare una casacca. Dobbiamo aiutare a capire…”.
Poi ancora, “E’ un errore trasformare il voto in un referendum sul governo e sul destino di Renzi”.
E proprio in questa frase si può intravvedere la saggia furbizia del Direttore; in effetti il referendum, probabilmente per un errore politico iniziale di Renzi, si è trasformato in un voto su lui stesso e sul suo governo; inutile cercare di negarlo o, tardivamente, cercare una marcia indietro ora che si intravvedono minacciosi scogli in vicinanza.
Il referendum, proprio per stessa ammissione di Renzi, è ora un voto su di lui tanto è vero che ha detto “Se perdo andiamo a casa”.
Una ammissione coraggiosa ma estremamente pericolosa visto i nemici che il Premier in due anni e mezzo si è creato proprio dalla sua stessa parte politica: l’ancora potente CGIL, i sindacati in genere, la stordita ma velenosa minoranza interna, parte di Bruxelles e poi, naturalmente, i nemici (che dovrebbero essere tali) politici della destra con l’ambiguo rapporto con Berlusconi.
Per ora Renzi è stato protetto dall’ottimo rapporto con il Presidente Usa Obama, che, però, è in scadenza.
La Merkel scalda i motori: alle prime difficoltà istituzionali c’è da giurare che lo spread riciclerà fuori ed allora sarà tempesta.
Nel frattempo, cautamente, il Corriere cerca di dare una mano senza rischiare di rimettercela, con una certa preoccupazione per le proprie vicende legate all’offerta di Cairo sulla Rcs che lo edita.