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Troppi voltagabbana in Parlamento, Renzi vada alle elezioni

L’editoriale di Ernesto Vergani

 

Di Ernesto Vergani

Il Corriere della Sera pubblica i dati sulla sostituzione di casacca degli eletti al Parlamento nelle elezioni politiche del febbraio 2013. Un parlamentare su quattro ha cambiato partito. Nel dettaglio i voltagabbana sono 121 deputati e 105 senatori. Un parlamentare (già chiedemmo di abolire l’appellativo “onorevole”) è riuscito ad alternare cinque movimenti.
Sorprende che nessun commentatore si è chiesto se l’Italia è ancora pienamente una Repubblica parlamentare. Esiste un principio di coerenza. Ma è anche vero che il parlamentare, come tutti, ha libertà di coscienza. E’ legittimo cambiare idea. Tuttavia sono altrettanto importanti il senso delle proporzioni (troppo un voltagabbana su quattro) e il sentimento degli italiani che non riconoscono più nel Parlamento la loro volontà espressa col voto.
Si guardi alla cronologia. Il governo di Mario Monti, che subentra a quello di Silvio Berlusconi dimissionario, dura a cavallo delle elezioni politiche del febbraio 2013, cioè dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Quindi, sempre senza elezioni politiche, l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affida l’incarico a Enrico Letta, il cui esecutivo va dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014. Quindi il governo dell’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi (sotto cui è stata per giunta modificata la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, e sarà cambiata parte della Costituzione).
L’incarico al presidente del Consiglio è affidato dal presidente della Repubblica, sentiti i partiti, e per prassi si asseconda la maggioranza politica del Parlamento, quindi della volontà degli italiani. Cionondimeno gli ultimi tre premier, in particolare Mario Monti e Matteo Renzi, non rifletterebbero pienamente la volontà popolare (nei bar capita di ascoltare: “Ma chi lo ha votato come premier?”).  Certo tutto regolare, ma anche tutto disordinato.  La prova è che nel febbraio 2013 furono eletti con Scelta civica di Mario Monti 66 parlamentari. Oggi sono 23 alla Camera, azzerati al Senato. E il fatto che il Pd di Matteo Renzi ha ottenuto la maggioranza dei voti alle elezioni europee del maggio 2014 è anche il risultato di quanto sopra.
La situazione è destinata a peggiorare. Di qui alle prossimi elezioni politiche di fine legislatura del 2018, quanti parlamentari contraddiranno la volontà del voto degli italiani? Perché non fare chiarezza e andare subito a elezioni anticipate, che si tengano nel modo più veloce possibile? Certo ci vuole responsabilità. C’è il rischio di compromettere la fiducia dei mercati nell’Italia, così faticosamente costruita. Ma ai mercati si può anche spiegare.  La democrazia è più importante. I paesi con le economie più forti (Cina esclusa, dove vige il comunismo di mercato, un ossimoro destinato a diventare democrazia) sono quelli in cui non ci sono dubbi sul rispetto delle regole democratiche.