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Politica
Renzi: "Lunedì la riforma del Senato. Sul lavoro niente ultimatum"

Una segreteria coordinata da due vicesegretari. No a ultimatum sul pacchetto lavoro. Via libera del governo a riforma del Senato e del Titolo V già da lunedì. Matteo Renzi, leader del Pd e presidente del Consiglio, nella sede del Nazareno scandisce le sue priorità nonostante i no della minoranza che si mette di traverso sia sul jobs act sia sulla gestione del partito. Al termine, la direzione ha approvato la relazione di Renzi (nonostante Davide Zoggia avesse chiesto di non metterla ai voti stasera): a favore hanno votato in 93, gli astenuti sono stati 8 e i voti contrari 12. Nella relazione: il pacchetto delle riforme, la conduzione del Pd e il dl lavoro.

Il portavoce del Pd Lorenzo Guerini e la governatrice del Friuli Venezia-Giulia Debora Serracchiani reggeranno da oggi il partito, fino a dopo le elezioni europee, anche se sarà poi l'assemblea nazionale a nominarli formalmente vice segretari (videocommento). Nel frattempo, il Pd dovrà lavorare 'pancia a terra' per vincere le elezioni - si vota anche per 4.000 Comuni e due Regioni - rivendicando i primi successi del governo Renzi. Lo ha annunciato oggi lo stesso segretario-premier, durante una riunione della direzione. A mettersi di traverso, però, è stato Stefano Fassina, ex viceministro dell'Economia, seguito a ruota da Gianni Cuperlo, che suggerisce una "formula meno rigida, con la nomina di una figura di coordinamento ed eventualmente di un portavoce".

Guerini e la Serracchiani saranno per il momento coordinatori della segreteria, ha detto Renzi, che ha invitato le minoranze del partito a un confronto sulla possibilità di modificare la composizione dell'organo esecutivo del partito: "Non ho intenzione di gestire il partito come avanza-tempo", ha detto Renzi. "La scelta di Guerini e della Serracchiani è uno strumento a garanzia, non un elemento di polemica interna", ha aggiunto il leader rivolto alla minoranza, che contesta la decisione di indicare due reggenti.
 
"Se le varie realtà nel partito hanno voglia, di confrontarsi nella riorganizzazione della segreteria, noi ci siamo", ha commentato il segretario. Dopo le elezioni, a giugno o a luglio, sarà poi l'assemblea nazionale a dover ratificare la scelta.
 
In attesa di chiudere le liste dei candidati per il parlamento europeo - il 7 o l'8 aprile - Renzi ha spronato oggi il suo partito a lavorare per vincere le elezioni, anche in vista del semestre di presidenza italiano dell'Unione europea: "Il Pd oggi ha una responsabilità enorme: a 60 giorni dalle elezioni ha la responsabilità di aver messo in moto un cantiere di cambiamento che suscita aspettative e speranze", ha detto il leader dem, invitando a fare campagna elettorale sulle misure annunciate dal governo in tema di eguaglianza sociale (ma non ancora attuate), come l'aumento in busta paga grazie alla riduzione del cuneo fiscale o la riduzione dell'Irap.
 
Renzi ha poi ribadito di non volere che il suo nome compaia sul simbolo elettorale del Pd alle elezioni e ha invitato anche a non candidare quelli che ha definito "specchietti per le allodole", cioè candidati eccellenti ma che non intendano poi andare a lavorare all'Europarlamento.

Prima dell'inizio, davanti alla sede del Pd è scattata la protesta del coordinamento degli esodati: "Renzi - hanno tuonato - hai fatto delle promesse, ora passa ai fatti. Quando ci incontriamo?". Poco prima di entrare nella sede del Pd, sia Cuperlo sia Fassina si sono intrattenuti qualche minuto per parlare con gli esponenti del movimento.

Polemiche sul dl lavoro. Il decreto legge sul mercato del lavoro che inizia in questi giorni l'iter parlamentare può essere migliorato ma l'apprendistato e i contratti a termine sono "due punti intoccabili". Con queste parole Renzi tenta di mettere ordine alle scomposte posizioni del suo partito sull'argomento.

Per Fassina si tratta di "una proposta della destra" e dunque "un'umiliazione intellettuale", mentre per Francesco Verducci, esponente dei 'giovani turchi', il dl è "un passo indietro sbagliato, che va profondamente corretto. Dobbiamo avere la forza di inserire nel dl alcuni elementi di tutela ai lavoratori". A dire che il decreto va cambiato con "un intervento più organico" è lo stesso Cuperlo. Di contro, Paolo Gentiloni ha rimarcato: Il Pd deve stare attento a non dare l'impressione di smontare pezzo a pezzo il pacchetto del governo su economia e lavoro, e di rompere il c...o a Renzi".

Il decreto sul lavoro "non è una parte a piacere, il pacchetto sta insieme. Se abbiamo scelto di fare un decreto su questo e un disegno di legge delega sul resto è perché abbiamo immaginato l'urgenza di una risposta che è un pezzo di credibilità dell'Italia non solo sui mercati, e lo stiamo vedendo in questi giorni, ma anche rispetto all'equilibrio complessivo della manovra", ha aggiunto.

Renzi, dal canto suo, non ha risparmiato una ulteriore stoccata ai sindacati dicendo che con le attuali norme sul mercato del lavoro, "vidimate" dal sindacato, la disoccupazione giovanile è salita al 42%: "Non si pensi che si risolva il problema del mondo del lavoro rendendo sempre più difficile l'accesso per i nostri giovani. Oggi, stime anche prudenziali dicono che per finanziare la cassa in deroga c'è bisogno di più soldi di quanti immaginati", ha aggiunto Renzi dopo che nei giorni scorsi il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva detto che nel 2014 manca 1 miliardo per finanziare la cassa in deroga.

Ma proprio oggi, arrivando a Bari per partecipare al convegno sul 'capitale umano' di Confindustria, Poletti ha detto a proposito di dinamica della retribuzione: "La retribuzione di una lavoratore non deve essere per forza una retta dritta che sale, ma può anche essere una 'U' rovesciata. Se la retribuzione cala, non è un colpo letale alla dignità dei lavoratori".

 

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