“La discussione sulla legge elettorale non è all’ordine del giorno“. Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, vice-segretari del Partito Democratico, rispondono picche alla richiesta di Pierluigi Bersani di mettere mano alla legge elettorale. Quella dell’ex leader dem è una proposta che punta a scardinare il piano di Matteo Renzi, che in realtà mira a trasformare il Pd nel Partito della Nazione con dentro Angelino Alfano, Denis Verdini e Scelta Civica. Il punto è dirimente.
Bersani, in cambio del sostegno della minoranza dem al referendum istituzionale di ottobre (fondamentale per il premier), punta a cambiare l’Italicum per introdurre il doppio turno di collegio e la possibilità di formare coalizioni elettorali annullando la norma che assegna il premio di maggioranza solo alla lista o al partito che arrivano primi. Ma il presidente del Consiglio non può e non vuole toccare la legge elettorale perché scritta in questo modo – e infatti Dorina Bianchi ad Affaritaliani.it ha spiegato che l’Ncd non lega l’Italicum al referendum (leggi qui) – serve proprio per far nascare una nuova formazione politica centrista, sulle ceneri del Pd, nella quale il padre nobile sia Giorgio Napolitano e nella quale Verdini e gli alfaniani di Area Popolare (compreso ovviamente il ministro dell’Interno) abbiamo un ruolo di primo piano. Bersani, insieme agli altri big della sinistra dem (da Cuperlo a Speranza), hanno fiutato il gioco di Renzi e quindi hanno legato il loro sostegno al sì al referendum alle modifiche alla legge elettorale.
A questo punto tutto può accadere, compresa l’implosione del Pd con lo strappo della minoranza e il clamoroso no alle riforme. Il premier dovrà sudare sette camicie per tenere insieme Bersani e Verdini, cioè il sì della sinistra dem al referendum ma il no alle modifiche all’Italicum. E l’ok di Vincenzo Boccia, neo-presidente di Confindustria, al referendum renziano di ottobre non fa altro che spingere il premier e la Boschi verso il centro, ovvero verso la rottura con Bersani & Co. lasciando l’Italicum così com’è. Insomma, l’ombra della scissione nel Pd aleggia fortemente sul Nazareno.

