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Politica
Rifinanziamento missione libica, Giuditta Pini (Pd): "Una scelta inspiegabile"
Giuditta Pini
Lapresse

Il rifinanziamento della missione libica spacca il Partito Democratico. Nonostante i numerosi appelli di varie associazioni umanitarie, nonché di alcuni autorevoli esponenti di spicco del centrosinistra, è stato rinnovato l’impegno nell’assistenza alla Guardia Costiera libica, sebbene con l’impegno a spostare questo onere sull’Europa nell’arco di sei mesi. Un punto di caduta voluto personalmente dal segretario Enrico Letta, ma che non ha affatto soddisfatto diversi militanti della base del partito, nonché i dieci Dem che hanno comunque votato contro. 

Tra questi la deputata emiliana Giuditta Pini, che spiega la sua posizione ad affaritaliani.it: “Lo considero un passaggio negativo, anche perché per la seconda volta in due anni si conferma la stessa scelta. Si poteva fare di più ed è un vero peccato, anche perché abbiamo una responsabilità diretta su quello che succede”.

C’è chi ha spiegato la posizione del Pd con la necessità di non creare fratture all’interno del Governo Draghi, appoggiato da una maggioranza decisamente molto eterogenea. Lei che cosa ne pensa?

“Questa è una scusa che non sta in piedi, visto che lo stesso provvedimento era stato votato quando c’era il Governo Conte 2, nel quale non c’erano certo Forza Italia e la Lega. Oltretutto lo si è fatto nonostante l’assemblea del Pd avesse approvato all’unanimità un ordine del giorno che ci impegnava a interrompere immediatamente questa collaborazione! Inoltre, avevamo ottenuto di votare il rifinanziamento alla missione libica separatamente dagli altri argomenti: così come Fratelli d’Italia ha votato a favore pur stando all’opposizione, noi avremmo certamente potuto votare contro. Questo invece non è successo e non se ne capisce il perché. Forse avremmo dovuto lavorare di più con la ministra Lamorgese, per capire i motivi per i quali si è deciso di andare avanti”.

La posizione del Pd è stata concordata preventivamente?

“C’è stata una riunione del gruppo nella quale sono emersi i diversi orientamenti. Si è prospettata una mediazione che in effetti c’è stata, ma che è una specie di foglia di fico. Veramente non si capisce perché si debba continuare a finanziare le milizie libiche, quando tutti ci chiedono di smetterla! Dico anche che chi come me è contrario non sta proponendo di abbandonare la Libia al suo destino, infatti abbiamo votato a favore della prosecuzione dell’impegno nell’ospedale di Tripoli. Non chiediamo di lasciare il Paese come è stato fatto con l’Afghanistan, ma, stando nel paragone, è come se in Afghanistan noi avessimo deciso di pagare i talebani! E questo perché? Forse c’è qualcosa che mi sfugge, ma nessuno ce lo spiega. Dispiace davvero che si faccia una scelta del genere, da parte di un partito che si batte per i diritti umani”.

A questo proposito, tra chi ha votato a favore c’è anche Alessandro Zan

“Eh, sì, però non mischierei i due temi. Diciamo che all’interno del Pd la questione andrebbe affrontata in modo collegiale”.

Forse la drammaticità della situazione nei lager libici non è ben chiara a tutti?

“Nel Pd tutti sono perfettamente a conoscenza di quello che succede in quei posti. I dati sono pubblici e io stessa (come altri) li ho esposti sia in aula che nell’assemblea del partito. Il rapporto di Amnesty International è arrivato nella casella mail di tutti i deputati e della situazione è bene informata sia la segreteria del Pd che la presidenza dei gruppi parlamentari. Inoltre nei giorni scorsi c’è stato un mail bombing con segnalazioni sulla Libia da parte di varie associazioni, tutte molto puntuali”.

C’è quindi uno scollamento tra il Pd e la sua base, oltre che con la società civile e l’associazionismo?

“Sì, ma soprattutto non è stata rispettata una decisione presa dall’assemblea del partito. Ora la segreteria dovrebbe spiegare il perché e passare da un voto dell’assemblea, che è sempre l’organismo decisionale più importante del partito”.

Un messaggio molto chiaro a Enrico Letta

“Non solo a lui, ma a tutta la segreteria. E anche col suo predecessore la questione libica è finita allo stesso modo. Non le so spiegare il perché”.

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