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Politica
Sulle riforme Sel dice no al premier. Mediazione fallita
 

RENZI - "Gli italiani ci hanno chiesto di cambiare un sistema politico che non funziona piu'. Noi manteniamo la promessa, senza paura e senza mollare. Stiamo facendo le riforme perche' la politica e i politici devono cambiare. E le sceneggiate di oggi dimostrano che alcuni senatori perdono tempo per paura di perdere la poltrona. Noi andiamo avanti e alla fine saranno i cittadini con il referendum a giudicare chi avra' ragione e chi torto. La nostra determinazione e piu' forte dei loro giochetti. Andiamo avanti pronti a discutere con tutti ma non ci faremo mai ricattare da nessuno". Lo scrive il premier Matteo Renzi su Facebook.

IL CANGURO - Nell'Aula del Senato scatta la regola del 'Canguro'. I senatori hanno respinto l'emendamento 1.35 presentato da Sel sulla riduzione del numero dei parlamentari. La bocciatura ha precluso le successive 53 proposte di modifica analoghe. Stesso effetto ha sortito il no all'emendamento 1.88 sull'elezione diretta dei membri del Parlamento. Il voto contrario dell'Assemblea ha prodotto un 'salto' all'emendamento 1.1445. In un colpo solo si e' dunque passati da pagina 40 a pagina 620 del fascicolo degli emendamenti, circa 1400 proposte sono decadute.

BOSCHI - "Con calma andiamo avanti. Non cediamo al ricatto dell'ostruzionismo". Lo ha detto ai giornalisti il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, a proposito della discussione a Palazzo Madama sul dd Riforme. Gli italiani non si meritano le scene che hanno visto oggi in Senato e forse neanche quest'Aula". Lo ha detto il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, a proposito della discussione a Palazzo Madama sul ddl Riforme. Se le opposizioni sono disponibili "a un confronto vero" la discussione sul ddl Riforme potra' terminare entro l'8 agosto. Lo ha affermato il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, rispondendo alle domande dei giornalisti a Palazzo Madama. "Si puo' fare - ha spiegato - se c'e' una disponibilita' da parte anche delle opposizioni ad avere un atteggiamento di confronto vero, di dialogo magari anche con posizioni legittimamente diverse ma senza questo ostruzionismo che continuano a portare avanti e che ci ha portato a 4 voti in un pomeriggio".

LA PRIMA PROVA - Il patto sulle riforme siglato tra la maggioranza e Forza Italia regge alla prima prova di votazione a scrutinio segreto. Il voto segreto e' stato chiesto su un emendamento di Sel relativo alla tutela delle minoranze linguistiche. L'emendamento, su richiesta del Pd e con il via libera dell'Aula, e' stato votato per parti separate ed e' stata invece bocciata, a scrutinio palese, la parte che mirava a ridurre il numero dei deputati a 350 componenti

FRATOIANNI - "Siamo un po' sorpresi dalla reazione del sottosegretario Lotti. Noi oggi abbiamo ancora una volta ribadito qual e' la nostra posizione: piena disponibilita' a discutere a patto che si discuta nel merito". Lo afferma il coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni. "Abbiamo - dice Fratoianni - un punto di vista molto chiaro e a chi dice che e' meglio ascoltare undici milioni di italiani che sette senatori rispondiamo che noi ascoltiamo quella grande maggioranza di italiani che secondo tutte le rilevazioni dicono che se Senato ci deve essere e' bene che sia scelto dagli italiani, che sia eletto. Altrimenti, come abbiamo detto anche noi, lo si tolga e si abbia il coraggio di fare una sola Camera. Nessuna posizione di conservazione", prosegue il coordinatore nazionale di Sel Fratoianni.

"Noi siamo per le riforme, vogliamo pero' - aggiunge Fratoianni - poter dire la nostra su come si fanno queste riforme. Se qualcuno pensa che il centrosinistra del futuro, quello dei territori, delle amministrazioni possa essere subordinato al fatto che l'opposizione non fa piu' l'opposizione noi rispondiamo con grande serenita' che noi non facciamo ricatti, facciamo politica con gli strumenti che la Costituzione e il Parlamento ci consegnano. Ma con la stessa serenita' diciamo che non siamo ricattabili".

LOTTI - "Noi andiamo avanti e non molliamo". Lo garantisce il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, parlando con i giornalisti al Senato, alla luce dello stallo che si registra a palazzo Madama sulle riforme. "Andiamo avanti anche dopo l'8 agosto". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, conversando con i cronisti a Palazzo Madama mentre in Aula prosegue la discussione sul ddl Riforme.

"Sel non puo' dire che usiamo parole 'irricevibili' e poi governa con noi in tutte le regioni... No! Non abbiamo mica l'anello al naso". O ha detto Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, conversando con i cronisti al Senato e motivando cosi' la decisione del Partito democratico di non stringere future alleanze con il partito di Vendola. In Transatlantico, mentre in Aula proseguiva la discussione sul ddl Riforme, Lotti ha avuto un faccia a faccia di alcuni minuti con il senatore di Sinistra ecologia e liberta' Dario Stefano.

GUERINI - "Noi andiamo avanti, i nostri senatori lavorano come hanno fatto in questi giorni. Il tema non e' una settimana prima o una dopo, il tema vero e' far procedere il percorso delle riforme. Se altri vogliono fare saltare il tavolo, se ne prenderanno la responsabilita'davanti agli italiani". Lo ha detto il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, a margine dell'assemblea di LadDem.

CHITI - "Sta succedendo quanto prevedibile, siamo di fronte a una crisi e a un'impotenza e questo determina un discredito generale. Rivolgo un appello a tutti affinche' ci sia una riflessione, perche' siamo alla prima giornata e continuare cosi' produce solo effetti negativi". Lo dice, intervenendo in Aula, Vannino Chiti, che poi aggiunge: "Il voto segreto si puo' chiedere e non e' ne' segno di vilta' ne' di illegittimita', ma chi lo chiede deve far riferimento a procedure e sostanze normative, per favore non chiedetelo per tutelare i senatori Pd che la pensano in modo diverso perche' non ne abbiamo bisogno. Non sono stato deportato come vedete - scherza Chiti - io votero' a favore dell'elezione diretta del Senato, io non ho bisogno di essere tutelato perche' mi tutela la costituzione e mi trovo bene nel mio partito".

Mediazione in salita al Senato sulle riforme, dove l'esame sul ddl Boschi sulle riforme resta bloccato. La proposta arrivata questa mattina dal 'dissidente' Vannino Chiti ha aperto la strada delle trattative, ma per il momento l'intesa tra maggioranza e opposizioni resta lontana. Sulle riforme sono arrivate le durissime parole di Beppe Grillo, che dal blog tuona: "Resteremo in Parlamento fino a quando sarà possibile cercare di impedire il colpo di Stato, poi andremo in piazza".

Mediazione Chiti, Sel non ci sta. Dopo la lettera inviata ieri da Renzi, Chiti, uno dei critici più duri della riforma di Palazzo Madama, ha aperto ad una riduzione degli emendamenti, purché il voto finale sul provvedimento si svolga a settembre. La proposta era stata accolta positivamente da Pd, Fi e Ncd, ma ha trovato la netta opposizione di Lega, M5s e Sel che si sono detti indisponibili a ritirare gli emendamenti.

Il partito di Vendola sembra chiudere lo spiraglio di mediazione che si era aperto in mattinata. Pur apprezzando la proposta Chiti, i senatori di Sel hanno definito "irricevibili" le condizioni di Renzi. Il governo aveva chiesto il ritiro degli emendamenti per poter iniziare a discutere. Ma Sel è disposto a ridurre il numero degli emendamenti solo in cambio di precisi impegni da parte del governo.

E Nicola Fratoianni lancia un duro attacco al premier: "Quando si parla di temi così rilevanti come il cambiamento della costituzione, il linguaggio è rilevante. Ripulire il linguaggio è la prima condizione: non si può pensare di modificare le posizioni tra maggioranza e opposizione, di trattare, in presenza di linguaggio offensivo e inaccettabile".

Domanda del direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino: ritirate gli emendamenti al ddl riforme in Senato? Risposta via sms del leader di Sel Nichi Vendola: "Direi di no".

Il tentativo di mediazione di Grasso. Dopo la proposta Chiti, era stato il presidente del Senato Pietro Grasso a tentare di avvicinare le parti. Grasso ha sospeso la seduta e ha convocato la capigruppo. Sul tavolo l'idea di iniziare l'esame del ddl costituzionale dall'articolo 3, accantonando i nodi più spinosi (composizione, elezione e competenze del Senato). Una proposta subito respinta dal governo.

In precedenza erano arrivate le parole del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che appoggiava la proposta Chiti, ma "respingeva i ricatti della minoranza". Non possiamo sottostare a un ricatto ostruzionista della minoranza, e non su tutti i punti di merito sarà possibile trovare un punto di incontro" aveva detto il ministro.

La proposta Chiti: "Discussione sui grandi temi e voto a settembre. L'ex presidente della regione Toscana, ora leader dei 'dissidenti' che contestano la riforma costituzionale, in mattinata aveva lanciato un ramoscello d'ulivo verso i sostenitori del ddl Boschi.

"La proposta che faccio - ha detto Chiti in Aula - è di non disperdersi in migliaia di emendamenti ma di concentrare il tempo a disposizione prima dell'8 agosto per illustrare le varie posizioni sulla base degli emendamenti fondamentali, quindi discuterne con i relatori e il governo e procedere a votarli. Quindi svolgiamo nella prima settimana di settembre le dichiarazioni di voto e la votazione conclusiva".

Ok alla proposta Chiti dalla maggioranza. No da Sel, M5s e Lega. Il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, si era detto d'accordo con la proposta Chiti, anche se ha chiesto che le votazioni agli emendamenti sul ddl riforme si concludano, come da calendario fissato dalla capigruppo, entro l'8 agosto. Per procedere in questo modo, ha spiegato però Zanda, serve "l'accordo di tutti".

Ma la convergenza auspicata da Zanda è arrivata solo dalla maggioranza. Il via libera era arrivato da Forza Italia, anche se l'azzurro Donato Bruno, intervenuto in Aula, ha chiesto che "il patto del Nazareno non venga stravolto e resti punto fondante delle riforme". Anche Ncd aveva accolto con favore la proposta di Vannino Chiti. Ok al 'lodo' Chiti anche da Popolari per l'Italia, Gal e Scelta.

Contrari Lega Nord, Sel e M5s. "Nessun accordo, servono risposte concrete e poi decidiamo il percorso. In caso contrario grazie e arrivederci, noi rinunciamo a fare le ferie" ha affermato il capogruppo leghista Gian Marco Centinaio.

Netta chiusura anche dal M5s, che si è detto disponibile a "confrontarsi sul merito" delle riforme ma boccia la proposta di mediazione di Vannino Chiti: "Non ritireremo nemmeno un emendamento", dice in aula il senatore Rosario Petrocelli. E arriva anche la voce di Beppe Grillo, che ieri ha riunito i parlamentari penstastellati a Roma lanciando una campagna contro quella che viene definita "una riforma antidemocratica". "Aprire a quello lì? I giochini sono già fatti" ha affermato lasciando l'Hotel Forum a Roma.

Ma la risposta più attesa era quella di Sel, che ha depositato 5900 emendamenti al ddl Boschi. Dal partito di Nichi Vendola è arrivata una disponibilità ad entrare nel merito, ma la mediazione Chiti sui tempi non sembra interessare. "Vogliamo capire dal governo se si vogliono davvero mediazioni alte. Il convitato di pietra è il patto del Nazareno" ha detto la capogruppo al Senato Loredana De Petris.

Grillo: "In Parlamento fino a quando è possibile, poi in piazza". Dal blog di Beppe Grillo arriva l'ennesimo duro attacco alle riforme: "Che ci rimaniamo a fare in Parlamento? a farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato?" scrive il leader pentastellato sul blog, riportando le parole pronunciate nell'assemblea dei gruppi parlamentari pentastellati di ieri. E minaccia l'Aventino: "Rimarremo ancora fino a quando sarà possibile cercare di impedire il colpo di Stato con l'eliminazione del Senato elettivo". E lancia una consultazione via web per una manifestazione contro riforme: "Sei favorevole al Parlamento in piazza per denunciare il tentativo di colpo di Stato in atto? vota".

Dopo, spiega Grillo, "se questi rottamatori della Costituzione non ci lasceranno scelta, ce ne andremo. Meglio uscire e parlare con i cittadini nelle piazze di Roma e d'Italia, meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della patria. Li lasceremo soli a rimestare le loro leggi e usciremo tra i cittadini. Aria fresca".

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