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Politica
Esclusivo/ Riforme, niente incontro Pd-M5S


CONFERMATA L'ANTICIPAZIONE DI AFFARITALIANI.IT/ Mentre gli esponenti del M5S continuavano a dire che loro ci saranno, a far sapere che l'incontro è stato cancellato è stata l'eurodeputata democratica Alessandra Moretti (già presente al primo vertice con il M5S), che ad Affaritaliani.it ha dichiarato: "Mi è stato comunicato che oggi l'incontro non c'è. Non ho alcuna indicazione di rimanere a Roma, infatti sto partendo. Le ragioni non le conosco, ma l'incontro non c'è".

La conferma ufficiale è arrivata, a stretto giro, dal capogruppo Pd a Montecitorio, Roberto Speranza, con una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini: "Cara presidente - vi si legge - le scrivo per informarla che il previsto incontro di oggi tra la delegazione del Pd e quella M5S non si terrà. Il Pd considera questo confronto molto serio ed importante per il dibattito democratico nel nostro paese e per dare più forza al percorso delle riforme. Proprio per queste ragioni riteniamo imprescindibile che tale confronto possa svolgersi solo dopo che saranno pervenute formali risposte alle questioni indicate nel giorni scorsi dal Pd".
 

L'IRA DEL M5S

"SBRUFFONI" - Beppe Grillo chiude con il Pd dopo l'annullamento dell'incontro con i 5 stelle su riforme e legge elettorale. Sul suo blog, il leader M5S attacca il premier Matteo Renzi "le cui palle sono sul tavolo di Verdini e Berlusconi" e accusa: "stiamo scivolando lentamente verso una dittatura". Ma ammonisce: "M5S non restera' a guardare".

"Si prende atto che un confronto democratico e trasparente in Italia e' oggi impossibile - scrive Grillo sul suo blog - il Pd ha annullato l'incontro con il M5S per la legge elettorale nonostante (o forse proprio per questo) l'apertura dimostrata dal M5S con l'intervista del Corriere della Sera di domenica di Luigi Di Maio. Si prende atto che il Pd preferisce gli incontri al chiuso di cui nessun cittadino sa nulla con un pregiudicato con il quale si appresta a fare la 'riforma' della giustizia". "Si prende atto che Renzi, le cui palle sono sul tavolo di Verdini e Berlusconi, rifiuta con il M5S ogni confronto democratico e che l'Italia dovra' pagarne tutte le conseguenze. Il M5S - prosegue - rappresenta milioni di italiani che non possono essere trattati come dei paria, come dei cani in chiesa da personaggi mai eletti in libere elezioni, da sbruffoni della democrazia. Nessuno potra' piu' imputarci di non aver cercato il dialogo. Stiamo scivolando lentamente verso una dittatura a norma di legge, il M5S non restera' a guardare e spera che i sinceri democratici che esistono negli altri partiti facciano altrettanto".

"E' una dittatura fatta da questo ebetino, che e' un ebetone pericolosissimo, quindi molto sottovalutato anche da me, e questo me ne dispiace. Ma andiamo verso veramente una grande criminalita' organizzata di stampo democratico". Cosi' Beppe Grillo in un video sul suo blog. "Che cosa e' avvenuto? E' avvenuto questa applicazione di questa democrazia light - sostiene riferendosi al mancato incontro con il Pd sulle riforme - qui andiamo verso una dittatura di stampo legale che la maggiore parte di persone magari non avverte, perche' e' condizionata a considerarla pezzo per pezzo, la giustizia, il lavoro, l'Europa, e mentre la guardi nei suoi pezzi si perde la visione globale, la visione globale".

Ripete per tre volte "si prende atto" e, di fatto, chiude ogni spiraglio di trattativa con il Pd. Beppe Grillo dal suo blog certifica che "un confronto democratico e trasparente in Italia e' oggi impossibile" e, a futura memoria, chiarisce che "nessuno potra' piu' imputarci di non aver cercato il dialogo".

"Stamattina il Pd con una lettera del capogruppo Speranza ha chiesto di disdire l'appuntamento di oggi". Lo ha detto luigi Di Maio in conferenza stampa. "A noi dispiace che si e' persa un'occasione per gli italiani di arrivare a un punto concreto. Noi abbiamo le idee molto chiare e vediamo dall'altra confusione".(AGI) Mao

"Quando ho sentito Guerini, ed e' una questione di serieta', abbiamo fissato ora, data e luogo". Prima che arrivasse la 'disdetta' da parte Pd, cosi' parlava Luigi Di Maio a 24 Mattino su Radio 24. Alle richieste del Pd di firmare prima un documento di impegno sui dieci punti chiesti da Renzi, Di Maio ha obiettato che "stiamo rasentando il ridicolo. Ho gia' risposto con un'intervista al Corriere della Sera, il documento scritto non e' un metodo per ottenere una legge elettorale degna di questo nome".

"Credo che l'incontro ci sara', al di la' delle metodologie delle risposte", considerava l'esponente M5S. Al di la' della questione dell'incotro, ormai saltato almeno per oggi, queste sono state le indicazioni sul metodo da parte di Di Maio: "La nostra piu' grande apertura e' l'inizio di questo tavolo di confronto. Abbiamo dimostrato una buona volonta' per discutere e pianificare un percorso. Poi, nei singoli punti il dibattito diventa un po' noioso. La legge elettorale non e' il problema dell'Italia ma e' importante. Noi ci teniamo molto alle preferenze, loro ci tengono ad altri punti, speriamo in un punto d'incontro". Di Maio ha confermato anche che "siamo pronti a cancellare l'idea delle 'preferenze negative', pero' facciamo una legge per cui i condannati in via definitiva, a parte quelli per reati di opinione, in Parlamento non entrano piu'". Sui tempi per avere la nuova legge elettorale Di Maio ha detto che "Renzi la vorrebbe portare a casa in autunno ma i tempi stanno gia' slittando. Noi ci siamo dati, dopo un'eventuale intesa col Pd, 100 giorni incluso agosto"
 
Soltanto poche ore prima, tuttavia, sulla propria pagina Facebook era stato il vicepresidente M5S della Camera, Luigi Di Maio, a lanciare un post: "Oggi io, Danilo Toninelli, Paola Carinelli e Maurizio Buccarella incontreremo il Pd per l'incontro decisivo sulla legge elettorale". A rincarare la dose, l'annuncio pubblicato sul blog di Beppe Grillo: "Oggi alle 15 sul blog e su La Cosa sarà trasmesso in streaming l'incontro tra la delegazione del M5S e quella del Pd in merito alla legge elettorale". Appresa la notizia dell'annullamento, però, il Movimento ha subito annunciato una conferenza stampa per le 12.

Il rebus dell'incontro tra il M5S e il Pd sulla riforma della legge elettorale ha tenuto banco negli ultimi giorni. Le aperture dei grillini (sì a 8 delle 10 proposte del Pd), non sono però bastate ai democratici, i quali hanno chiesto che le risposte dei 5 Stelle fossero messe nero su bianco in un documento, altrimenti la riunione sarebbe saltata. Prima Simona Bonafè, poi Dario Ginefra e infine Davide Faraone, ieri hanno chiesto al Movimento di rispondere con un testo scritto al 'memorandum' in dieci punti elaborato dal Pd e che, secondo i dem, indica le linee guida del progetto di ammodernamento delle istituzioni e del nuovo sistema elettorale.

Noi le riforme vogliamo farle in fretta ma senza fare chiarezza prima, aveva dichiarato Bonafè, è inutile sedersi al tavolo. Nonostante ciò, Di Maio e il capogruppo cinquestelle al Senato, Buccarella, avevano confermato che l'incontro ci sarebbe stato oggi alle 15.

In un'intervista a Repubblica, inoltre, il vicesegretario del Nazareno, Lorenzo Guerini, aveva sostenuto che "il tavolo delle riforme va tenuto insieme, nessuno lo faccia saltare, i dissidenti dem non si possono sfilare. L'impianto delle riforme - aveva spiegato - è in linea con quello che il Pd ha detto in questi anni e va nell'interesse del paese. Cioè trasformazione del nostro sistema istituzionale per renderlo più efficiente; superamento del bicameralismo perfetto, che è un obiettivo su cui tutti, tranne qualche reduce, sono d'accordo. Sulla legge elettorale abbiamo sempre detto che ci vuole un modello che funzioni, che definisca in modo chiaro chi vince e chi perde, che garantisca la governabilità e impegni le forze politiche a dichiarare prima del voto con quale coalizione vogliono governare. Dentro questo impianto, possono esserci cambiamenti e si possono costruire convergenze più larghe".

Stasera, intanto, riunione del gruppo parlamentare del Pd al Senato, con la resa dei conti fra Matteo Renzi e i 'dissidenti' sulle riforme, bicameralismo in primis. Dal Pd a Forza Italia passando per Movimento 5 Stelle e Nuovo centrodestra, infatti, il dissenso interno ai partiti non accenna a smorzarsi. Berlusconi ha assicurato al premier lealtà rispetto al patto del Nazareno, ma una corrente di 39 senatori azzurri (su 59) si è già espressa per chiedere il Senato elettivo: un nodo che continua ad agitare anche i 'ribelli' democratici guidati da Vannino Chiti e che può contare su 19 senatori dem.

Proprio Chiti oggi a SkyTg24 ha ribadito che così non va. Senza alcune sostanziali correzioni al testo sul superamento del bicameralismo paritario in discussione al Senato, il ddl Boschi lui non lo voterà. "Il superamento del bicameralismo paritario - ha dichiarato - si può ottenere o con un Senato modello Bundesrat oppure attraverso l'elezione diretta dei senatori insieme ai rappresentanti del consigli regionali. La Camera dà la fiducia al governo e ha l'ultima parola sulle leggi. Questo vuol dire superare il bicameralismo paritario. Quando non si hanno idee, come avviene in questo periodo, si ricorre agli slogan e agli epiteti come 'sabotatori'. Se invece si stesse al merito, sarebbe meglio per tutti.

Ma a dire di non voler compiere alcun passo indietro è Corradino Mineo, esponente di spicco dei 'ribelli' dem, che oggi, da Agorà su Rai3, rivendica di stare "esprimendo una posizione individuale" e ripete ancora una volta che "non siamo una corrente. Ho dato un consiglio a Renzi e non ne sono pentito, perché se continuerà come un carro armato su questa linea, alla lunga - avverte - sarà lui il responsabile di un errore e gli elettori se ne renderanno conto. Di cosa discuteremo stasera al gruppo Pd, qual è la riforma del Senato? Ci chiedono fedeltà sull'idea, non bisogna dissentire. Questo mi pare grottesco".

Sulla riforma della legge elettorale, invece, tra Pd e Forza Italia, sarebbero già 100 (su 300) i parlamentari pronti a frenare dinanzi a un Italicum senza preferenze (il nuovo sistema di voto che a oggi risulta approvato soltanto alla Camera prevede infatti le mini liste bloccate). A loro vanno poi aggiunti i 33 senatori di Ncd.

LA RISPOSTA DI RENZI.

Da Twitter, è immediata la risposta di Renzi a Grillo: "Poche chiacchiere", dice il presidente del Consiglio al leader e fondatore del Movimento al quale di fatto chiede: su cosa ci state?. Pochi minuti dopo, il premier torna a 'cinguettare', calcando la mano sulla distinzione tra "chi vuole costruire o solo chi urla".

I DISTINGUO DI MARTINA

“Sulla riforma del Senato, ho la profonda convinzione che la strada tracciata sia quella giusta. E faccio fatica a immaginare un voto di coscienza in aula: si discute ma poi il gruppo decide a maggioranza", ha dichiarato in un'intervista all'Huffington Post il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.

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