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Politica
Riforme, Renzi scrive ai senatori. "Da voi dipende il futuro dell'Italia"

"C'è chi vuole bloccare tutto. E c'è chi vuole cambiare, iniziando da se stesso. Dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell'Italia. Siamo chiamati a una grande responsabilità: non la sprecheremo". Così Matteo Renzi si rivolge in una lettera ai senatori sostenendo che "con il vostro sostegno garantite la fiducia e la maggioranza al Governo".

"Si può essere d'accordo o meno con questa riforma - osserva Renzi -, definirla svolta autoritaria però significa litigare con la realtà. La modifica costituzionale di cui state discutendosupera il bicameralismo perfetto, semplifica il processo legislativo, riequilibra il rapporto Stato Regioni, abolisce il Cnel, disegna uno stato più efficace e semplice. Una rivoluzione del buon senso in linea con le principali esperienze costituzionali europee".

In un altro passaggio, il capo del governo rileva che "solo le riforme strutturali ci consentiranno di essere credibili per usare la flessibilità necessaria a far ripartire l'occupazione e la crescita. Abbiamo mille giorni per riportare l'Italia a fare l'Italia. Dopo ognuno farà le proprie scelte in libertà e rispetto. Ma i giorni che abbiamo davanti non possono essere buttati via. Non ce lo possiamo permettere noi, non se lo possono permettere gli italiani".

Nella lettera, Renzi apre alle modifiche all'Italicum, su cui preme in particolare l'alleato di governo Ncd. Sulla legge elettorale, scrive il premier, "abbiamo convenuto circa i punti fondamentali: chiarezza del vincitore, premio di maggioranza proporzionato, principio dell'alternanza" ma "la discussione del Senato consentirà di affrontare i nodi ancora aperti: preferenze, soglie, genere".

Proprio a proposito dell'Italicum, da Forza Italia, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, afferma: "Per noi fa fede la versione uscita dalla Camera, non intendiamo valutare modifiche rispetto a quella versione". Eventuali cambiamenti, sottolinea, "saranno possibili soltanto se sono sono d'accordo entrambi i contraenti" del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, che molto probabilmente si vedranno domani. Il percorso della legge elettorale, sottolinea il capogruppo forzista, "per ciò che ci riguarda non ha nulla a che fare con il processo di riforme. Per noi non c'è nessun collegamento tra riforme e Italicum. Oggi si parla di riforme costituzionali. Dell'Italicum ne discutiamo a settembre".

Romani, dunque, nega l'esistenza di un nodo tra il percorso delle riforme e quello della nuova legge elettorale. Ma, come scrive Repubblica, nel probabile incontro di domani tra Renzi e Berlusconi, sul tavolo del confronto non ci sarà solo lo stallo sulla riforma del Senato ma, quasi certamente, anche l'Italicum. E se Renzi e Berlusconi sono chiamati a serrare il Patto del Nazareno, il confronto sulla legge elettorale non può escludere il faccia a faccia tra il premier e il Nuovo centrodestra, l'alleato del Pd nella maggioranza di governo, che sabato ha detto chiaramente che dell'Italicum si dovrà necessariamente parlare.

Perché, come ha affermato Angelino Alfano davanti alla prima assemblea nazionale del partito, Ncd vuole un ritocco al ribasso delle soglie di sbarramento e le preferenze. Per non rischiare di restare fuori dal Parlamento alla prossima tornata elettorale e, nello scenario di una ricostruzione del centrodestra dipinto dalla lettera di Berlusconi, di essere "soffocata nella culla" da una coalizione con Forza Italia in un Parlamento di nominati. Con tanto di minaccia, neanche tanto velata: "Se il Patto del Nazareno si traduce" in questo, "ci saranno difficoltà", le parole di Alfano.

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